Centinaia di Indiani brasiliani accampati per protesta nella capitale

14 maggio 2011

Oltre 700 Indiani brasiliani hanno protestato a Brasilia nel maggio 2011 per sollecitare il governo a rispettare i loro diritti. © CIMI/Survival

Questa pagina è stata creata nel 2011 e potrebbe contenere un linguaggio ormai obsoleto.

Oltre 700 Indiani brasiliani appartenenti a più di 230 tribù diverse si sono accampati la settimana scorsa a Brasilia in segno di protesta, sollecitando il governo a rispettare i loro diritti.

Indignati dall’avanzare di grandi progetti infrastrutturali che minacciano di devastare la loro terra, gli Indiani hanno marciato, scandito slogan e dibattuto nelle strade, chiedendo al governo di agire in fretta per impedire lo scempio.

Le dighe amazzoniche in costruzione sul fiume Madeira stanno esercitando un’immensa pressione sulle terre degli Indiani incontattati, dove stanno arrivando decine di migliaia di stranieri e la deforestazione sta crescendo. Per sopravvivere gli Indiani incontattati dipendono dalle loro foreste e qualsiasi forma di contatto con gli esterni potrebbe risultare per loro fatale.

La diga Belo Monte progettata sul fiume Xingu minaccia il sostentamento di migliaia di indigeni che non hanno dato il loro consenso alla costruzione del gigantesco impianto.

“Non permetteremo che nostra Madre Terra, che abbiamo preservato per millenni e che contribuisce alla sostenibilità sociale e ambientale del nostro paese e del mondo intero, ci sia strappata di nuovo dalle mani, o che venga distrutta in modo irragionevole” hanno dichiarato i manifestanti in una lettera aperta.

Il mese scorso, la Commissione Inter-Americana per i diritti umani ha chiesto al governo brasiliano di sospendere il progetto della diga Belo Monte, ma il Presidente Dilma Rousseff si è rifiutata di farlo e ha ordinato un’immediata interruzione nelle relazioni del paese con la Commissione.

Alla manifestazione hanno preso parte anche gli Indiani Guarani, che hanno sottolineato l’estrema lentezza del governo nell’attuare il programma di demarcazione della terra ancestrale della tribù costringendo migliaia di Guarani a continuare a vivere in riserve sovraffollate o ai margini delle strade.

I Guarani sono particolarmente preoccupati per la crescita della produzione di canna da zucchero e etanolo perché molti di loro hanno perso le loro terre proprio a favore dell’espansione delle piantagioni di canna da zucchero.

Survival chiede al gigante dell’energia Shell e al suo partner brasiliano Cosan di smettere di utilizzare canna da zucchero proveniente dalla terra ancestrale dei Guarani per produrre etanolo.

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