#StopBrazilsGenocide: la protesta degli indigeni brasiliani contro il nuovo piano minerario

I popoli indigeni dicono no al PL191 che autorizzerebbe l’apertura delle terre indigene ad attività estrattive e minerarie, a impianti idroelettrici e a prospezioni di petrolio e gas naturale.

I popoli indigeni dicono no al PL191 che autorizzerebbe l’apertura delle terre indigene ad attività estrattive e minerarie, a impianti idroelettrici e a prospezioni di petrolio e gas naturale.

© Mídia Ninja

In tutto il Brasile, i popoli indigeni stanno protestando contro il piano del Presidente Bolsonaro di rubare le loro terre e di aprirle allo sfruttamento.

Il 5 febbraio, il Presidente ha firmato un progetto di legge, noto come “PL 191/2020”, che autorizza l’estrazione mineraria su larga scala nei territori indigeni, l’estrazione di gas e petrolio e altre attività distruttive. È stato inviato a una commissione parlamentare per l’approvazione, e potrebbe poi essere votato dai politici.

La proposta, che Bolsonaro ha descritto come un “sogno”, è solo l’ultima di una serie di azioni nella sua “guerra” contro i popoli indigeni del Brasile, e viola sia la legislazione brasiliana esistente sia la legge internazionale.

La leader indigena Sonia Guajajara ha twittato: “Il suo sogno, Signor Presidente è il nostro incubo… L’attività estrattiva significa morte, malattie e miseria, e mette fine al futuro di una intera generazione. Non accetteremo attività estrattive nella nostra terra”.

I popoli indigeni dicono no al PL191 che autorizzerebbe l’apertura delle terre indigene ad attività estrattive e minerarie, a impianti idroelettrici e a prospezioni di petrolio e gas naturale.

I popoli indigeni dicono no al PL191 che autorizzerebbe l’apertura delle terre indigene ad attività estrattive e minerarie, a impianti idroelettrici e a prospezioni di petrolio e gas naturale.

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Joenia Wapichana, prima donna indigena del Brasile al Congresso, ha dichiarato: “Fare attività mineraria nella terra indigena è illegale e contro la costituzione. Porta solo inquinamento e morte. Non vogliamo che i fiumi, la foresta e i popoli indigeni muoiano”.

I popoli indigeni dipendono dalla loro terra per sopravvivere. L’invasione e il furto dei loro territori potrebbero spazzare via intere tribù incontattate – i popoli più vulnerabili del pianeta.

Le invasioni dei territori indigeni, gli attacchi e gli omicidi dei leader indigeni sono aumentati drasticamente da quando il Presidente Bolsonaro è entrato in carica nel gennaio 2019.

L’Associazione dei Popoli Indigeni e delle Organizzazioni del Nord-Est, di Minas Gerais e Espirito Santo ha dichiarato: “Fin dall’inizio il governo Bolsonaro ha scelto come nemici i popoli indigeni e i loro territori”.

I popoli indigeni del Brasile chiedono a Rodrigo Maia, Presidente del Congresso, di mantenere la parola data contro il disegno di legge di Bolsonaro che vorrebbe aprire le loro terre alle attività estrattive.

I popoli indigeni del Brasile chiedono a Rodrigo Maia, Presidente del Congresso, di mantenere la parola data contro il disegno di legge di Bolsonaro che vorrebbe aprire le loro terre alle attività estrattive.

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Migliaia di cercatori d’oro illegali stanno ora operando sul territorio indigeno yanomami, inquinando i fiumi con il mercurio e diffondendo la malaria e altre malattie a un ritmo allarmante. Gli Yanomami e gli Yekuana hanno diffuso un video chiedendo l’allontanamento dei cercatori d’oro. Anche i Munduruku hanno di recente denunciato attività mineraria illegale sul loro territorio.

All’inizio del mese, un missionario evangelico è stato messo alla direzione del Dipartimento che si occupa delle tribù incontattate all’interno del FUNAI, l’Agenzia governativa agli Affari Indigeni – una mossa che Survival ha descritto come un “aperto atto di aggressione, una palese dichiarazione dell’intenzione di contattare a forza queste tribù, cosa che le distruggerà”.

Alcuni pubblici ministeri hanno contestato questa decisione e hanno portato la questione in tribunale paventando il rischio di “genocidio ed etnocidio“ dei popoli indigeni.