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Gli Aborigeni

Insieme agli abitanti delle isole dello stretto di Torres, che si differenziano da loro per etnia e cultura, gli Aborigeni costituiscono la popolazione originaria dell’Australia. Gli archeologi ritengono che abitino in quelle terre da 40-60.000 anni.

Aborigeni Australiani

In Australia vi sono circa 500 diversi popoli aborigeni, ciascuno con la propria identità linguistica e territoriale, e generalmente organizzati in clan distinti.

Ornamento tradizionale applicato ad un ragazzo Aborigeno durante un festival di danza, Northern Queensland, Australia. © John Miles/Survival

Secondo gli archeologi, i primi Aborigeni giunsero nel continente australiano circa 45.000 anni fa.

Gli stessi Aborigeni, tuttavia, fanno risalire la loro creazione al Tempo del Sogno, un’epoca remota, precedente alla creazione del mondo. Un uomo aborigeno la racconta così:

"Per Tempo del Sogno intendiamo la credenza secondo cui, molto tempo fa, queste creature dettero vita alla società umana, crearono tutte le cose naturali e le collocarono in un luogo speciale.

’Le creature del Sogno erano connesse a luoghi speciali, e a strade, piste, sentieri speciali. In molti luoghi, le grandi creature trasformarono se stesse nei luoghi in cui il loro spirito dimorava.

’Gli Aborigeni hanno un legame speciale con tutto ciò che è naturale. Ci consideriamo parte della natura… e riteniamo che tutte le cose esistenti sulla terra siano in parte umane.

’Il popolo che appartiene ad una determinata area è realmente parte di quell’area, e se essa viene distrutta, anch’esso verrà distrutto.”

 

La terra aborigena è stata invasa a partire dalla fine del XVIII secolo, con conseguenze disastrose per questi popoli.

Come vivono?

Prima dell’invasione, gli Aborigeni vivevano in tutta l’Australia, anche se la maggiore densità demografica si trovava lungo la costa. Lì, sembra che si spostassero stagionalmente tra gli insediamenti stanziali vicino al mare e altri nei pressi delle sorgenti dei fiumi costieri.

Bambino Aborigeno, Australia. © Helen Ross/Survival

Le prove suggeriscono che queste comunità gestivano con cura il loro ambiente per garantirsi un rifornimento costante di cibo, ad esempio trapiantando igname selvatico negli orti che poi irrigavano o costruendo argini artificiali per ampliare la varietà di anguille.

Gli Aborigeni che popolavano invece il bush o il deserto dell’entroterra vivevano di caccia e di raccolta. Bruciavano le sterpaglie per favorire la crescita delle piante preferite dalle loro prede ed erano molto esperti nella ricerca dell’acqua.

Oggi, più della metà degli Aborigeni risiede nelle città, spesso in condizioni terribili nelle periferie più degradate. Molti lavorano come braccianti in quelle stesse fattorie che hanno occupato le loro terre ancestrali ma altri, soprattutto nella metà settentrionale del continente, rimangono radicati nelle loro terre e vivono ancora di caccia e raccolta.

Quali problemi devono affrontare?

Gli Aborigeni sono stati derubati delle loro terre sin dai primi anni della colonizzazione britannica. Fino al 1992, quando venne finalmente revocato, il principio giuridico che regolava le questioni indigene nella legislazione inglese e, pertanto, anche in quella australiana, era quello della “terra nullius”: un principio che definiva la terra australiana prima dell’arrivo dei Britannici come una terra “vuota”, una terra di nessuno che, pertanto, poteva essere legittimamente occupata dai coloni.

Oggi, gli Aborigeni stanno ancora aspettando la restituzione di gran parte della loro terra, e il furto e la distruzione dei territori ancestrali hanno avuto su di loro un impatto sociale e fisico devastante.

Le prime invasioni portarono con sé epidemie che sterminarono migliaia di Aborigeni, mentre molti altri furono massacrati. Nell’arco di un solo secolo dall’arrivo dei colonizzatori, la popolazione aborigena si ridusse da un numero presunto di almeno un milione di persone a soli 60.000 individui.

Arte aborigena rupestre, Australia. © John Miles/Survival

Nel corso del ventesimo secolo, allo sterminio diretto si è sostituita una politica brutale, volta a togliere i bambini aborigeni ai loro genitori, per affidarli alle famiglie dei bianchi o ai collegi dei missionari, con l’obiettivo di sradicare ogni traccia della loro cultura e della loro lingua.

Gli Aborigeni sono ancora oggi oggetto di razzismo e periodicamente si verificano episodi di violenze nei loro confronti, in particolare verso chi è sotto custodia della polizia. Le misere condizioni di vita in cui generalmente si trovano comportano un tasso di suicidi e di mortalità infantile molto superiori a quelli del resto della popolazione, e un’aspettativa di vita molto più bassa; inoltre, il numero degli Aborigeni in carcere è altissimo.

Nel 1992, una storica sentenza della Corte Suprema, nota come “caso Mabo” dal nome del querelante principale, cancellò il principio razzista della ‘terra nullius’ su cui si basava l’approccio legale australiano in materia di diritti territoriali aborigeni. Per la prima volta, la sentenza riconobbe l’esistenza di un ‘titolo di proprietà nativo’ su gran parte dell’Australia rurale.

Alcune tribù come quella dei Martu dell’Australia occidentale, sono finalmente riuscite a farsi riconoscere i diritti di proprietà sulle loro terre. Tuttavia, altri non sono riusciti a superare i molti ostacoli legali posti sul loro cammino dalla legislazione statale.

Nel 2007, scoppiò uno scandalo a seguito della pubblicazione di un rapporto su abusi sessuali e violenze tra le comunità aborigene del Northern Territory. Più tardi, nello stesso anno, il governo avviò la “Risposta all’emergenza nazionale del Northern Territory”. Molte delle misure implementate da questo programma, come la cancellazione del diritto delle comunità aborigene a controllare gli ingressi nelle loro terre e la presa di controllo forzato su alcune comunità, hanno causato un notevole risentimento tra gli Aborigeni.

Cosa ha fatto Survival?

Survival ha raccolto fondi a sostegno di alcuni progetti che aiutano gli Aborigeni a lasciare le città per ritornare nelle loro terre.

Survival ha anche dato il proprio sostegno alla campagna condotta dai Mirarr del Northern Territory contro l’apertura di una miniera di uranio sulla loro terra sacra: la campagna ha avuto successo e la compagnia mineraria ha rinunciato al suo progetto.

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