Appello degli indigeni Ayoreo del Paraguay per la prima volta in Italia: “Nel nostro Paese non ci ascoltano, non comprate più quel cuoio”
24 aprile 2026

- I rappresentanti ayoreo Porai Picanerai e Darajidi Picanerai hanno guidato oggi una protesta di fronte alla sede dell’associazione delle concerie italiane UNIC per denunciare “Non sulla nostra pelle”.
- I due rappresentanti sono stati ricevuti presso il Comitato per i diritti umani della Camera, il Ministero degli Affari Esteri e il Vaticano.
- La visita in Italia arriva mentre l’industria conciaria preme affinché la pelle sia esclusa dall’elenco dei prodotti sottoposti al Regolamento UE contro la deforestazione (EUDR) di cui nei prossimi giorni l’Unione Europea valuterà eventuali revisioni.
Due rappresentanti del popolo Ayoreo sono in Italia per la prima volta e hanno protestato oggi a Milano, insieme ai sostenitori di Survival International, per denunciare il legame esistente tra l’industria conciaria italiana e la distruzione del loro territorio del Chaco paraguaiano, dove vivono anche i loro parenti incontattati.
Insieme ai manifestanti, hanno intonato slogan come #NonsullapelledegliAyoreo e “Il vostro pellame finirà per uccidere il nostro popolo”.
Le ricerche condotte dalla ONG britannica Earthsight rivelano che il pellame proveniente dagli allevamenti all’interno del territorio degli Ayoreo Totobiegosode incontattati del Paraguay confluiscono in gran parte nelle concerie europee. L’Italia è la principale destinazione mondiale delle pelli paraguaiane: riceve oltre la metà delle esportazioni globali del Paese per servire i settori dell’automotive, dell’abbigliamento e dell’arredamento.
I rappresentanti ayoreo Porai Picanerai e Darajidi Picanerai hanno protestato oggi insieme a Survival International di fronte all’Unione delle Concerie Italiane UNIC.

Con l’aiuto di Survival, avevano richiesto a UNIC un incontro per poter testimoniare direttamente alle aziende del settore le gravi minacce che pendono sulle loro vite e sulle loro terre a causa degli allevamenti di bestiame che occupano, deforestano e distruggono il loro territorio e il loro futuro. La protesta, organizzata in risposta al rifiuto di riceverli, si è conclusa con la consegna di una lettera-appello alla Direttrice Generale di UNIC Fulvia Bacchi.
Nei giorni scorsi, la delegazione indigena è stata invece ricevuta dal Comitato per i Diritti Umani della Camera dei Deputati, al Ministero degli Affari Esteri e al Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale del Vaticano.
Il Comitato, presieduto dall’onerevole Laura Boldrini, si è impegnato a “fare nostro l’appello degli Ayoreo e delle rappresentanti di Survival International Italia che li hanno accompagnati, che chiedono anche al governo italiano di agire per fermare questo scempio”.
Nel 2023, a seguito di un intenso dialogo con l’ufficio italiano di Survival International, il gruppo italiano Pasubio, azienda leader del settore, aveva annunciato la decisione – tutt’ora confermata – di rinunciare ad acquistare pellame da fornitori che con la loro attività minacciano direttamente o indirettamente le foreste abitate dagli Ayoreo.
Il Territorio degli Ayoreo Totobiegosode si trova all’interno del Chaco paraguaiano, in una regione che soffre il tasso di deforestazione più alto al mondo.

“Per favore, assicuratevi che il pellame che comprate non provenga da territori indigeni deforestati” ha chiesto Porai Picanerai ai consumatori italiani. “Credo che se la vostra gente sapesse che il nostro popolo rischia di morire a causa della deforestazione, se fossero brave persone, non vorrebbero comprarlo.”
“Nel nostro territorio c’è molta deforestazione, ma noi e i nostri fratelli incontattati abbiamo bisogno della foresta per sopravvivere. Siamo venuti a chiedere il vostro aiuto perché nel nostro Paese non ci ascolta nessuno” ha detto Darajidi Picanerai. “Tutto il Chaco è devastato dalla deforestazione e pieno di mucche allevate per vendere carne e pellame. Abbiamo saputo che il vostro Paese, l’Italia, compra la pelle di quelle mucche. Vogliamo dirvi di non comprarlo più fino a quando i territori indigeni non saranno tornati in mano indigena.”
“Quello di Survival International non è un attacco all’industria conciaria, ma una campagna contro la distruzione totale della foresta di un popolo indigeno” ha spiegato la Direttrice di Survival International Italia, Francesca Casella. “Chiediamo alle concerie italiane di smettere di fare affari con fornitori colpevoli di comportamenti illegali, e in alcuni casi addirittura criminali, nei confronti dell’ambiente e/o dei diritti umani, finché il governo non avrà restituito le terre ai loro legittimi proprietari indigeni.”
“L’industria conciaria deve assumersi la responsabilità morale di una filiera che devasta l’ambiente e deruba il popolo ayoreo. E questo al di là degli obblighi di legge, che comunque esistono. Non è una mera questione di principio: per gli Ayoreo Totoboegosode, così come altri gruppi Ayoreo del Paraguay e i loro parenti che vivono incontattati, può fare tutta la differenza tra la vita e la morte.”
Note ai redattori:
- Per ulteriori informazioni, consultare la cartella stampa.
- Porai Picanerai è uno dei leader degli Ayoreo e da decenni guida la lotta del suo popolo per i propri diritti umani e territoriali. Ha vissuto incontattato per la prima parte della sua vita ed è stato testimone della progressiva occupazione del suo territorio ancestrale e della devastazione causata dagli allevamenti di bestiame.
- Uno studio scientifico dell’Università del Maryland che ha analizzato i dati globali dal 2000 al 2024 conferma che le foreste del Chaco paraguaiano continuano a essere devastate dal tasso di deforestazione più alto al mondo.
- Nel suo recente rapporto “Popoli indigeni incontattati: frontiere di resistenza”, Survival stima che, se governi e aziende non interverranno, la metà dei 196 popoli e gruppi incontattati del pianeta potrebbe essere sterminata entro i prossimi dieci anni.
- Il popolo Ayoreo conta circa 5.000 individui, distribuiti tra Paraguay e Bolivia. Sono suddivisi in vari sottogruppi. Uno di questi, noto come Ayoreo Totobiegosode, fu contattato forzatamente a partire dal 1979, con cacce all'uomo organizzate dai missionari evangelici fondamentalisti della New Tribes Mission. Porai e Darajidi appartengono a questo gruppo. Altri Totobiegosode resistono tuttora al contatto e vivono in una piccola area di foresta nel Paraguay occidentale, circondati da un mare di deforestazione.



