Il massimo organo africano per i diritti umani indaga su Etiopia e Botswana

Il governo etiope ha iniziato a sfrattare dalla loro terra diverse tribù, tra cui i Mursi, per far spazio a piantagioni su larga scala.

Il governo etiope ha iniziato a sfrattare dalla loro terra diverse tribù, tra cui i Mursi, per far spazio a piantagioni su larga scala.
© Survival

La Commissione Africana per i Diritti Umani e dei Popoli (ACHPR), il più importante organismo per i diritti umani del continente, ha chiesto all’Etiopia di fermare il trasferimento forzato di migliaia di indigeni e ha sollevato preoccupazioni in merito alle negazioni dei diritti dei Boscimani in Botswana.

La Commissione, che sta indagando sulle accuse di violazione dei diritti umani, ha sollecitato l’Etiopia a fermare il reinsediamenento forzato delle tribù della bassa valle dell’Omo, effettuato per fare spazio a vaste piantagioni.  

La “sedentarizzazione nei villaggi” viene implementata dai militari e sono emersi numerosi rapporti che documentano omicidi, pestaggi, stupri e detenzioni di indigeni – di questi sono a conoscenza anche i due più importanti singoli donatori all’Etiopia, i Dipartimenti governativi per lo Sviluppo Internazionale di Regno Unito e Stati Uniti (DFID e USAID).

Secondo un recente rapporto pubblicato dall’Oakland Institute,‘Ignoring abuse in Ethiopia: DFID and USAID in the Lower Omo Valley’ (‘Etiopia, bassa valle dell’Omo – DFID e USAID ignorano gli abusi’), le agenzie donatrici hanno scoperto gravi violazioni dei diritti umani ma non hanno preso provvedimenti, sostenendo che le accuse “non erano dimostrate”.

“Queste agenzie forniscono al governo etiope supporto finanziario, politico e morale incondizionato" si legge nel rapporto. "Attualmente l’Etiopia è il paese in cui il DFID spende la maggior parte del suo budget destinato agli aiuti… [le agenzie] sono complici e sostengono consapevolmente una strategia di sviluppo che avrà impatti devastanti e irreversibili sull’ambiente e sulle risorse naturali, e distruggerà le fonti di sostentamento di centinaia di migliaia di indigeni.”

Il Botswana ha impedito l’ingresso nel paese all’avvocato dei Boscimani, negando loro il diritto a un’assistenza legale.

Il Botswana ha impedito l’ingresso nel paese all’avvocato dei Boscimani, negando loro il diritto a un’assistenza legale.
© Survival International

La ACHPR ha anche inviato un “appello urgente” al Presidente del Botswana, che nega ai Boscimani il diritto all’assistenza legale. Infatti, in luglio il governo ha impedito l’ingresso nel paese al loro avvocato Gordon Bennet, alla vigilia di un processo di vitale importanza per il diritto dei Boscimani alla terra.

Il governo del Botswana sta facendo tutto quanto in suo potere per caccaire o tenere lontani i Boscimani dal loro territorio; per questo, Survival International chiede ai turisti di boicottare il paese. Le recenti rivelazioni a proposito delle concessioni per il fracking su vasta scala nella terra dei Boscimani non fanno che aumentare i timori che il governo voglia liberare l’area per poterne estrarre le risorse naturali.

“Visto che non vogliono ascoltare le proteste internazionali, magari l’Etiopia e il Botswana ascolteranno almeno quanto ha da dire la Commissione Africana” ha commentato oggi Stephen Corry, Direttore generale di Survival. “Altrimenti entrambi i paesi rischiano di diventare reietti agli occhi dell’opinione pubblica.”

Nota ai redattori:

- Scarica il rapporto ‘Ignoring abuse in Ethiopia: DFID and USAID in the Lower Omo Valley’ (‘Etiopia, bassa valle dell’Omo – DFID e USAID ignorano gli abusi’), in inglese (pdf, 3.1 MB)