ONU: il lago Turkana del Kenya è in pericolo

Il lago Turkana e il fiume Omo, fonte di vita per molti popoli indigeni, si stanno prosciugando a causa di una grande diga.

Il lago Turkana e il fiume Omo, fonte di vita per molti popoli indigeni, si stanno prosciugando a causa di una grande diga.

© Nicola Bailey/ Survival, 2015

In giugno l’UNESCO ha aggiunto il lago Turkana del Kenya alla lista dei Patrimoni dell’Umanità in Pericolo, dimostrando così di ritenere che la sopravvivenza del celebre lago sia a rischio.

Secondo gli esperti il lago si sta prosciugando principalmente a causa della diga Gibe III, costruita a monte del fiume Omo in Etiopia e ultimata nel 2016.

Per le otto diverse tribù che vivono nella bassa valle dell’Omo in Etiopia, la diga Gibe III e il piano agroindustriale ad essa associato hanno già avuto un impatto devastante. La diga ha permesso infatti alle autorità locali di dirottare acqua dal fiume Omo per irrigare immense piantagioni di canna da zucchero.

Sfrattati a forza dalla loro terra, molti indigeni hanno perso non solo le loro case, ma anche il loro intero stile di vita. La diga, costruita dall’italiana Salini Impregilo, ha messo fine per sempre alle esondazioni naturali del fiume da cui i popoli della regione dipendono per l’agricoltura da recesso, privandoli anche dell’accesso al fiume per le coltivazioni e la pesca.

Survival International ha ricevuto notizie preoccupanti secondo cui i popoli indigeni soffrono la fame, e continuano a subire abusi e intimidazioni se denunciano la situazione. Molte comunità subiscono pressioni per trasferirsi nei villaggi costruiti dal governo, una politica che la maggior parte di loro avversa.

La diga sta creando problemi anche alle migliaia di indigeni che vivono nel Kenya settentrionale, attorno al lago Turkana, e che pescano nelle sue acque per il proprio sostentamento.

Secondo Ikal Ang’elei, direttrice dell’ONG Friends of Lake Turkana, che si è battuta per anni contro la diga di Gibe III, "le vite delle comunità locali sono ormai in bilico poiché le loro principali fonti di sostentamento rischiano di esaurirsi. Questa decisione del Comitato per il Patrimonio dell’Umanità UNESCO dovrebbe servire come monito all’Etiopia affinchè cancelli i progetti di ulteriori dighe lungo il fiume Omo.”

Già nel 2010, un esperto aveva previsto che la diga avrebbe ridotto l’afflusso d’acqua al lago di circa il 50% e che la sua profondità sarebbe arrivata a soli 10 metri. “Il risultato potrebbe essere un disastro come quello del lago di Aral" aveva ammonito.

Il Comitato per il Patrimonio dell’Umanità UNESCO ha ora riconosciuto che la diga ha portato a un “rapido declino generale dei livelli d’acqua”, provocando così la “brusca interruzione” delle piene stagionali. Di conseguenza, il Comitato concorda sul fatto che "l’interruzione del regime delle esondazioni naturali potrebbe avere un impatto negativo sulla popolazione ittica del Lago Turkana, che a sua volta potrebbe danneggiare l’equilibrio dell’ecosistema, i mezzi di sussistenza delle comunità di pescatori locali e le pianure alluvionali, che sostentano le specie erbivore.”

La decisione dell’UNESCO arriva dopo anni di battaglie contro il progetto da parte di organizzazioni indigene e internazionali.

Le tribù della Valle dell’Omo non hanno dato il loro consenso libero, previo e informato al progetto idroelettrico Gibe III, un fatto che Survival International ha sottolineato nelle istanze presentate alla Commissione Africana per i Diritti Umani e dei Popoli, e al Punto di Contatto Nazionale OCSE per l’Italia.

Nonostante le crescenti prove del grave impatto di Gibe III sui popoli indigeni di Etiopia e Kenya, il governo etiope sta attualmente costruendo un’altra diga sul fiume Omo chiamata Koysha – o Gibe 4.