Belize: sentenza storica riconosce i diritti territoriali dei Maya

Il Presidente della Corte Suprema del Belize ha stabilito che l'acquisizione del territorio che attualmente è il Belize, prima da parte del governo britannico e successivamente da parte dei governi indipendenti, non ha fatto decadere i preesistenti diritti alla terra del popolo maya.

“È evidente che la sopravvivenza fisica dei ricorrenti maya dipende dall'agricoltura, dalla caccia, dalla pesca e dalla raccolta” ha dichiarato il Presidente della Corte Suprema Abdulai Conteh. “È altresì chiaro che la terra che occupano e usano tradizionalmente gioca un ruolo determinante nella loro esistenza materiale, culturale e spirituale.”

Il giudice ha stabilito che il governo del Belize deve “determinare, demarcare e fornire la documentazione ufficiale dei diritti di proprietà dei Maya di Santa Cruz e Conejo [due villaggi maya] in accordo con la legge consuetudinaria e le pratiche maya. Ha anche stabilito che il governo non deve permettere alcun progetto di disboscamento, di estrazione mineraria o di sfruttamento delle risorse della terra dei Maya.

Nel suo pronunciamento, il Presidente della Corte Suprema ha fatto riferimento a vari precedenti legali internazionali tra cui il caso Mabo, con cui la Corte Suprema australiana riconobbe per la prima volta il “diritto nativo” alla proprietà della terra e il caso Awas Tingni del Nicaragua, con cui la Corte Inter-Americana per i Diritti Umani ha affermato l'esistenza dei diritti collettivi indigeni sulle loro terre, sulle loro risorse e sull'ambiente.

Il Presidente della Corte Suprema ha anche citato la Convenzione ILO 169, la legge internazionale sui popoli indigeni e tribali, e la Dichiarazione dei Diritti dei Popoli Indigeni approvata dall'Assemblea Generale dell'ONU in settembre.