Kenya: decine di pastori indigeni intentano causa contro un progetto di crediti di carbonio
6 ottobre 2026
© Beckwith & FisherOltre 30 membri delle comunità indigene di Biliqo Bulesa, in Kenya, hanno intentato causa legale contro un progetto di crediti di carbonio attivo sulla loro terra e gestito dalla Northern Rangelands Trust (NRT).
II Northern Kenya Rangelands Carbon Project (NKRCP) è uno dei più grandi programmi al mondo di compensazione delle emissioni di carbonio al suolo e ha venduto crediti ad aziende quali Netflix, Meta, British Airways e Beiersdorf (proprietaria del marchio Nivea).
È la seconda causa intentata da comunità indigene contro la NRT – ma è la prima a contestare in modo diretto il suo progetto di crediti di carbonio – e riflette la resistenza crescente nei confronti dell'organizzazione, dei suoi partner e dei suoi finanziatori.
“La NRT riduce i leader locali a semplici spettatori simbolici per simulare un consenso della comunità, funzionale ai mercati del carbonio. Le terre ancestrali vengono commercializzate per compensazioni globali, mentre la NRT mantiene il controllo assoluto e opaco su tutti i fondi generati" ha dichiarato a Survival l'attivista Jilo Buke Said. "Il progetto di crediti di carbonio sta sistematicamente compromettendo la vita e la sopravvivenza dei popoli agropastorali, sacrificando il loro patrimonio ancestrale e la loro esistenza quotidiana per gli interessi aziendali e istituzionali della NRT.”
I querelanti rivendicano il controllo delle proprie terre, ed esigono che la NRT renda conto del proprio operato e garantisca piena trasparenza sui fondi del progetto.
Biliqo Bulesa è una delle cosiddette "Community conservancy” (aree di conservazione comunitarie) della NRT, istituita su territori utilizzati per generazioni dai pastori indigeni. I querelanti affermano che la NRT ha trasformato le loro terre in un'area di conservazione e le ha inserite nel progetto di crediti di carbonio senza ottenere il loro Consenso libero, previo e informato (FPIC), generando dalla vendita di questi crediti ricavi milionari. Chiedono informazioni trasparenti sui proventi derivanti dalle terre indigene e denunciano che la NRT ha “sabotato” le pratiche di conservazione indigene. Denunciano inoltre che la NRT ha preso il controllo dei pascoli, limitato le attività di sussistenza dei pastori e impiegato guardaparco armati accusati di minacce, persecuzioni e violenze.
Alla fine di settembre, oltre 60 indigeni provenienti da tutto il mondo si sono riuniti in Kenya per denunciare progetti di conservazione e di compensazione delle emissioni di carbonio che rubano le loro terre e minacciano i loro mezzi di sussistenza. Rivolgendosi alla NRT, hanno chiesto all'organizzazione di "lasciare le nostre terre e rispettare i nostri diritti".
“I querelanti e i loro avvocati tengono duro nonostante minacce e intimidazioni. Stanno dimostrando che la vera giustizia climatica riguarda loro, e non la NRT o accordi multimilionari sulla CO2” ha dichiarato Caroline Pearce, Direttrice generale di Survival International. “Chiunque sia tentato di acquistare crediti da questo progetto nel tentativo di raggiungere la ‘neutralità climatica’ dovrebbe chiedersi: sto pagando per il clima o per un’etichetta fraudolenta ottenuta da terre rubate?”
Note ai redattori:
- Da tempo il progetto NKRCP viene criticato sia da indigeni sia da esperti. Il rapporto Blood Carbon di Survival International, pubblicato nel 2023, ha descritto il progetto come un greenwashing dagli impatti devastanti sui popoli agropastorali indigeni.
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Nel 2025, il tribunale keniota di Isiolo ha stabilito che la Biliqo Bulesa Community Conservancy e un'altra area di conservazione della NRT erano state istituite illegalmente e incostituzionalmente. L’appello contro tale sentenza è ancora in corso. La nuova causa è stata avviata presso lo stesso tribunale (ELCEPPET/E004/2026) e contesta direttamente il progetto di crediti di carbonio della NRT.
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La vendita dei crediti di carbonio di NKRCP da parte del famigerato ente di certificazione statunitense Verra è già stata sospesa due volte: la prima a seguito del rapporto di Survival e la seconda a seguito della sentenza del 2025.
- I querelanti temono inoltre che – nonostante operi illegalmente in terre indigene – la Biliqo Bulesa Conservancy abbia ricevuto finanziamenti anche da donatori internazionali, tra cui l’Unione Europea, USAID e DANIDA, l’agenzia danese per lo sviluppo.

