I disordini scoppiati a Bagua il 5 giugno sono sono stati definiti una 'Tiananmen amazzonica'. ©Thomas Quirynen & Marijke Deleu
I disordini scoppiati a Bagua il 5 giugno sono sono stati definiti una ‘Tiananmen amazzonica’. ©Thomas Quirynen & Marijke Deleu
© Marijke Deleu e Thomas Quirynen

Cento giorni dopo la “Tiananmen amazzonica”, cresce la pressione internazionale sul governo del Perù perché riveda i suoi rapporti con le popolazioni indigene del paese.

Survival, Amnesty International e le Nazioni Unite hanno tutte sollecitato il governo a ottenere il libero consenso degli indigeni prima di aprire le loro terre all’esplorazione petrolifera, mineraria e del gas. Fintanto che tale consenso non sarà stato accordato, “il governo non dovrebbe rilasciare ulteriori concessioni di prospezione e sfruttamento delle risorse naturali, e dovrebbe sospendere qualsiasi precedente concessione che possa interferire con i diritti dei popoli indigeni” si legge in un documento di Amnesty.

Nei 100 giorni trascorsi dalla “Tiananmen amazzonica” del 5 giugno, il governo non è riuscito a indagare su quanto accaduto quel giorno, e nemmeno a fermare la sua persecuzione dei leader indigeni, tre dei quali hanno ottenuto asilo politico in Nicaragua. Il governo ha anche annunciato di voler mettere all’asta nuove concessioni per la prospezione di petrolio e gas, che si prevede interesseranno vaste aree dell’Amazzonia, e ha dato il via libera alla compagnia petrolifera anglo-francese Perenco per trivellare nelle terre abitate da due delle tribù più isolate rimaste al mondo.

Questi sviluppi contraddicono le dichiarazioni pubbliche del presidente Garcia che in televisione ha ammesso di non avere saputo consultare la popolazione indigena del paese sull’esplorazione delle loro terre.

La “Tiananmen amazzonica” si riferisce al conflitto che ha avuto luogo il 5 giugno quando la polizia armata ha attaccato dei pacifici manifestanti indigeni a Bagua, nella parte settentrionale del Perù. La violenza è esplosa in numerose parti della regione, lasciando sul campo oltre trenta morti tra poliziotti e civili e almeno duecento feriti.

Il Direttore Generale di Survival International Stephen Corry ha dichiarato oggi: “Il governo del Perù non deve aspettare oltre. Deve accogliere le richieste degli abitanti indigeni del paese e rispettare i loro diritti territoriali”.

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Sono disponibili fotografie e filmati.

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