Fotografa e attivista fuggita dal nazismo riceve la massima onorificenza tedesca

La fotografa e attivista Claudia Andujar con lo sciamano Davi Kopenawa, portavoce degli Yanomami, 2010.

La fotografa e attivista Claudia Andujar con lo sciamano Davi Kopenawa, portavoce degli Yanomami, 2010.

© Fiona Watson/Survival

La fotografa Claudia Andujar, sfuggita da bambina alla persecuzione nazista e divenuta poi promotrice della campagna per salvare una tribù amazzonica, ha ricevuto il Premio Goethe – la massima onorificenza culturale in Germania.

La fotografa ha ricevuto oggi il prestigioso premio nel corso di una cerimonia a Weimar. Tra i precedenti vincitori: il musicista Daniel Barenboim, lo scrittore John le Carré, e l’architetto Daniel Libeskind.

Claudia viene premiata per il suo straordinario lavoro con gli Yanomami, che ha contribuito alla creazione della più grande area di foresta tropicale al mondo sotto controllo indigeno. La campagna è stata portata all’attenzione internazionale da Survival International. Secondo i ricercatori, gli Yanomami non sarebbero sopravvissuti senza l’attivismo di Claudia.

Uno sciamano yanomami ritratto in una delle migliaia di foto scattate da Claudia nel corso del lavoro di una vita con la tribù.

Uno sciamano yanomami ritratto in una delle migliaia di foto scattate da Claudia nel corso del lavoro di una vita con la tribù.
© Claudia Andujar/Survival

Stephen Corry, Direttore generale del movimento mondiale per i popoli indigeni Survival International, presenterà Claudia alla cerimonia di consegna del premio, riconoscendole un ruolo essenziale nella sopravvivenza del popolo yanomami. Alla cerimonia parteciperà anche l’illustre sciamano yanomami Davi Kopenawa, noto come il “Dalai Lama della foresta”. Davi arriverà poi in visita in Italia la prima settimana di settembre per presentare l’edizione italiana del suo libro ‘La caduta del cielo’.

Claudia Andujar si è recata per la prima volta nel territorio yanomami negli anni ’70 come fotografa, ritornandovi molte volte per visitare la tribù e vivere con lei. Ha visto i bulldozer radere al suolo i villaggi yanomani per costruire l’autostrada transcontinentale, e ondate di malattie importate prima dagli operai e poi dai cercatori d’oro illegali decimare la popolazione della tribù.

“Nei campi di concentramento i prigionieri erano marchiati con numeri tatuati sulle braccia. Per me erano segni di una condanna a morte” ha raccontato Claudia al Goethe Institute. “Quello che ho cercato di fare in seguito con gli Yanomami è lasciare un segno nella loro vita, per la loro sopravvivenza.”


La mappa mostra l’area demarcata come Parco Yanomami in Brasile. Ancora oggi è l’area di foresta pluviale sotto controllo indigeno più grande al mondo.
© ISA Instituto Socioambiental

Nel 1992, dopo una campagna lunga 14 anni, il Brasile ha finalmente riconosciuto il territorio yanomami. Tuttavia, la tribù continua a subire serie minacce perché le autorità brasiliane non proteggono adeguatamente l’area. Un’epidemia di morbillo sta attualmente minacciando la sopravvivenza della tribù al confine tra Venezuela-Brasile e il territorio è ancora invaso da minatori illegali che portano violenze e malattie.

Note per i redattori:

Lo staff di Survival ha visitato gli Yanomami ed è disponibile per interviste. Contattare: [email protected]

Per intervistare Claudia Andujar contattare il Goethe Institute

Davi Kopenawa, portavoce e sciamano yanomami, sarà in Italia la prima settimana di settembre per presentare l’edizione italiana del suo straordinario libro “La caduta del cielo”, edito da Nottetempo. Per tutte le informazioni clicca qui.

Biografia di Claudia Andujar

- Claudia è nata a Neuchâtel, in Svizzera, e cresciuta a Nagyvárad (attuale Oradea) al confine tra Romania e Ungheria, negli anni ‘30.
- La sua città fu occupata dai nazisti e il padre ebreo venne arrestato. Morì in un campo di concentramento.
- Claudia e sua madre fuggirono dapprima in Austria, poi in Svizzera e infine negli USA, dove Claudia iniziò gli studi umanistici all’Hunter College di New York.
- Nel 1956 si trasferì in Brasile, dove iniziò la sua carriera di fotografa.
- Nel 1971 fotografò il popolo yanomami per un articolo sulla rivista Realidade.
- Nel 1978 fu tra i fondatori (e per molti anni la direttrice) della Commissione Pro Yanomami (CCPY), organizzazione per la difesa dei diritti degli Yanomami.
- Le sue straordinarie immagini in bianco e nero della tribù sono conosciute in tutto il mondo e sono state essenziali nella campagna che ha portato alla creazione del Parco Yanomami – in cui Claudia ha avuto un ruolo fondamentale.

Gli Yanomami

- Nella riserva yanomami nel Brasile settentrionale vivono oltre 22.000 indigeni. La popolazione totale yanomami, compresi coloro che vivono in Venezuela, è di circa 35.000 persone.
- Vivono in grandi case comunitarie chiamate yano o shabono, credono fortemente nell’uguaglianza tra le persone e non riconoscono “capi”.
- Lo stile di vita degli Yanomami è comunitario. Nessun cacciatore mangia mai la carne dell’animale che ha ucciso, ma la cede ad amici e familiari. In cambio, riceverà la carne da un altro cacciatore.
- Gli Yanomami hanno una sofisticata relazione con l’ambiente e una vastissima conoscenza botanica. Nella vita quotidiana utilizzano circa 500 piante per nutrirsi, curarsi, costruire case e altri manufatti.
- Almeno tre gruppi di Yanomami restano incontattati: evitano intenzionalmente l’interazione con la società dominante.
- La riserva yanomami è monitorata da una sola squadra sul campo del FUNAI (Dipartimento brasiliano agli Affari Indigeni) che avrebbe urgentemente bisogno del sostegno del governo per proteggere la tribù ma sta subendo gravi tagli al suo budget.
- I cercatori d’oro illegali continuano a invadere l’area portando violenze e malattie, oltre ad esporre la tribù al pericoloso inquinamento da mercurio.