Durante il boom della gomma, migliaia d’Indiani furono ridotti in schiavitù e uccisi.

Durante il boom della gomma, migliaia d’Indiani furono ridotti in schiavitù e uccisi. © W Hardenburg

Questa pagina è stata aggiornata l'ultima volta il agosto 15, 2018 e potrebbe contenere un linguaggio ormai obsoleto.

Secondo un rapporto storico presentato dall’investigatore irlandese Roger Casement, esattamente cento anni fa, durante il boom della gomma – e in soli 12 anni – furono resi schiavi, torturati, violentati e fatti morire di fame almeno 30.000 Indiani amazzonici.

Casement era stato inviato dal governo britannico a indagare sui crimini commessi dal gigante della gomma britannico, la Peruvian Amazon Company. Scoprì che: “I crimini di cui sono accusati numerosi impiegati della Peruvian Amazon Company sono tra i più atroci che esistano e comprendono assassini, violazioni e continue fustigazioni”.

I funzionari della compagnia avevano radunato decine di tribù indiane nell’Amazzonia occidentale per raccogliere la gomma destinata ai mercati europei e americani. In pochi decenni, molte delle tribù furono completamente sterminate.

Molti dettagli di questo orribile episodio della nostra storia sono stati dimenticati, ma i discendenti dei sopravvissuti non possono ignorare la realtà dei continui saccheggi della foresta pluviale.

Gli Indiani isolati ripresi nel toccante filmato diffuso da Survival il mese scorso, sono probabilmente i discendenti dei sopravvissuti al boom della gomma. Oggi, nelle loro vicinanze si sta compiendo un altro saccheggio. I taglialegna illegali, infatti, spinti dall’elevato valore del legname a rischio d’estinzione, si stanno addentrando sempre più in profondità, fino al cuore della foresta natale dei popoli incontattati.

Solo sei mesi fa, la Upper Amazon Conservancy (UAC), un’organizzazione ambientalista degli Stati Uniti, ha documentato l’esistenza di campi di disboscamento illegali in aree abitate dagli Indiani incontattati Murunahua. Eppure, secondo una dichiarazione del Ministro dell’ambiente del Perù rilasciata la scorsa settimana, il governo avrebbe il disboscamento sotto totale controllo: “Ogni albero di mogano che viene abbattuto oggi è georeferenziato e controllato”. [Cada caoba que se tala hoy está georreferenciada y controlada”]

“La dichiarazione del governo è scorretta al 100%” ha dichiarato a Survival il portavoce della UAC Chris Fagan. “La maggior parte del mogano continua ad essere tagliata illegalmente nelle aree protette del Perù o nelle terre indigene, senza rispetto per i programmi di gestione.”

“Se si possono far soldi con l’Amazzonia, sia che si tratti di abbattere le sue foreste o di sfruttarne semplicemente le risorse, gli Indiani finiscono col morirne” ha commentato oggi, Stephen Corry, direttore generale di Survival International. “Accadeva cent’anni fa, esattamente come oggi. E a ben poco sono serviti un secolo di dichiarazioni sui diritti umani e gli innumerevoli progetti lanciati per salvare la foresta; e nulla porterà dei veri cambiamenti fino a quando gli Indiani, a cui quella terra appartiene, non saranno posti al centro del dibattito. Hanno già dimostrato più e più volte di esserne i migliori custodi”.

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