Janildo Guajajara, Guardiano dell’Amazzonia, è stato ucciso.

Janildo Guajajara, Guardiano dell’Amazzonia, è stato ucciso. © Social media

È stato ucciso un altro Guardiano dell’Amazzonia, un gruppo indigeno che pattuglia il suo territorio, nella foresta amazzonica, per sfrattare i trafficanti di legname illegali: è il sesto membro del gruppo assassinato in pochi anni.

Janildo Guajajara è stato ucciso sabato ad Amarante, una piccola cittadina di trafficanti di legname vicina al Territorio indigeno di Arariboia, nello stato brasiliano di Maranhão. Pare abbia subito un’imboscata mentre camminava per strada.

Dieci anni fa, alcuni membri del popolo Guajajara hanno fondato il gruppo ‘Guardiani dell’Amazzonia’ per proteggere il territorio di Arariboia, la loro foresta pesantemente invasa da trafficanti di legname e accaparratori di terra, e gli Awá incontattati che abitano nello stesso territorio.

Prima che i Guardiani iniziassero a operare, nella riserva c’erano 72 strade illegali per il traffico di legname: ora ne restano solo 5. Survival International sostiene i Guardiani da anni e, insieme a loro, chiede che sia svolta un’indagine approfondita sull’omicidio di Janildo.

In questi giorni, Olimpio Guajajara, uno dei leader dei Guardiani, sta girando l’Europa insieme a Survival per raccontare del lavoro del gruppo, per denunciare i pericoli che devono affrontare e sollecitare il sostegno internazionale. “Un altro Guardiano è stato ucciso – è il sesto finora – e finora nessuno degli assassini degli altri Guardiani è stato punito o arrestato” ha dichiarato oggi. “Facciamo appello alla giustizia brasiliana affinché sia fatta giustizia e gli assassini siano incarcerati.”

“Janildo Oliveira Guajajara lavorava con noi dal 2018. Operava nella regione Barreiro di Arariboia, in un villaggio che si trova vicino al sito di una strada aperta dai trafficanti di legname ma poi chiusa dai Guardiani” hanno spiegato i Guardiani in una dichiarazione. “Da allora, lui e altri Guardiani in quella regione hanno subito minacce costanti, che sono diventate sempre più intense.”

“Per tutti questi anni abbiamo continuato a proteggere il nostro territorio, nonostante le minacce e gli omicidi. Siamo contro la violenza che uccide e distrugge, noi lottiamo per la vita. Il nostro popolo chiede a gran voce giustizia, e pretendiamo un’indagine su questo e su altri crimini commessi contro i Tenetehar (Guajajara). Vogliamo giustizia.”

La ricercatrice di Survival Sarah Shenker, che ha accompagnato i Guardiani in alcuni loro pattugliamenti, ha dichiarato: “L’ondata di violenza genocida scatenata contro i popoli indigeni dal Presidente Bolsonaro è inarrestabile. C’è un’atmosfera di totale impunità, in cui le potenti forze che rubano le terre indigene – cercatori d’oro, trafficanti di legname, accaparratori di terra, allevatori e imprenditori agricoli – pensano di potere fare ciò che vogliono e farla franca. Vengono attivamente incoraggiati dall’attuale governo brasiliano, e i popoli indigeni in tutto il paese stanno reagendo.”

“Janildo sapeva che avrebbe potuto pagare con la sua vita ma era determinato a essere un Guardiano, perché non vedeva altra possibilità per il futuro della sua famiglia e della foresta” continua Sarah. “Deve essere fatta giustizia per lui, per Paulo Paulino Guajajara e per tutti gli altri indigeni uccisi nella lotta per la terra. E le persone in tutto il mondo devono schierarsi con ancora più forza per fermare il genocidio in Brasile e le forze globali che lo alimentano: per la sopravvivenza delle tribù incontattate, di tutti i popoli indigeni e delle terre di cui essi si prendono cura così abilmente.”