Una donna Jenu Kuruba sfrattata dalla Riserva delle Tigri di Nagarhole.

Una donna Jenu Kuruba sfrattata dalla Riserva delle Tigri di Nagarhole. © Survival International

Tribù di raccoglitori di miele protesta per il diritto a tornare nella Riserva delle Tigri di Nagarhole

I popoli indigeni che vivono nella nota Riserva delle Tigri di Nagarhole, e che secondo quanto affermano le autorità si sarebbero trasferiti volontariamente fuori dalla riserva, sono in realtà stati sfrattati con la forza. A rivelarlo è un rapporto diffuso in questi giorni da Fridays for the Future Karnataka e altri.

Gli sfratti sono stati eseguiti dal Dipartimento indiano alle Foreste, con il supporto della Wildlife Conservation Society (WCS, organizzazione legata allo Zoo del Bronx di New York). La WCS insiste nell’affermare che si tratta di ‘trasferimenti volontari’ vantaggiosi anche per le tribù che, sempre secondo la WCS, nella foresta vivevano nella paura costante della fauna selvatica.

Il team di ricerca ha intervistato molti Jenu Kuruba che hanno invece detto che non era loro intenzione andarsene ma che sono stati minacciati e perseguitati per farlo; anche tramite la distruzione delle loro coltivazioni da parte del Dipartimento alle foreste.

Quello che oggi è il Nagarhole National Park & Tiger Reserve, a Karnataka, fu creato nel 1983 nelle terre ancestrali dei Jenu Kuruba e di altre tribù. È una delle mete più popolari dell’India per i safari della tigre.

L’indagine ha rivelato che:

- Molti Jenu Kuruba chiedono di tornare ai loro villaggi originari, che ora si trovano all’interno della riserva.
- Gli sfratti li hanno privati del diritto di pregare le loro divinità nella foresta. Il Dipartimento alle Foreste gli impedisce di tornare nella foresta per praticare la loro religione.
- Le promesse fatte dal Governo durante il trasferimento non sono state mantenute. Molti Jenu Kuruba stentano a sopravvivere nei centri di reinsediamento e la maggior parte di loro non ha nemmeno avuto i 3 acri (1,2 ettari) che gli erano stati promessi.

“La nostra richiesta è una sola: lasciateci tornare” ha detto Ganguamma, sfrattato nel 2018. “Non abbiamo bisogno di niente da voi. Possiamo vivere per conto nostro all’interno della foresta, come abbiamo fatto per generazioni. Le tigri e gli elefanti non ci attaccano perché sono la nostra famiglia. A Nagarhole eravamo più felici e in salute, stavamo bene.”

“Siamo cresciuti nella foresta e abbiamo condiviso la foresta con gli animali selvatici, per questo noi non abbiamo paura di loro e loro non distruggono le nostre coltivazioni” ha detto JD Jeyappa, un altro uomo Jenu Kuruba. “Sono le persone del Dipartimento alle Foreste che ne hanno paura, e sono loro che distruggono le nostre coltivazioni.”

Basava Raju, un anziano Jenu Kuruba che nel 2014 è stato “trasferito” a 100km dalla riserva, ha detto: “Questi non sono campi di reinsediamento, sono luoghi per ucciderci, uccidere le nostre radici nella foresta, uccidere la nostra cultura e le nostre divinità sacre.”

Queste le richieste degli autori del rapporto:

- Fermare completamente i continui tentativi di sfrattare altri Jenu Kuruba.
- Permettere ai Jenu Kuruba che lo vogliono, di fare ritorno ai loro villaggi originari.
- Riconoscere i diritti forestali dei Jenu Kuruba.

“Questo rapporto mostra la realtà della conservazione-fortezza che sta distruggendo le vite dei popoli indigeni in Africa e Asia. I Jenu Kuruba sono stati sfrattati illegalmente e costretti a vivere vite miserabili nei campi di reinsediamento” ha detto oggi Sophie Grig, ricercatrice di Survival International. “È stato violato persino il loro diritto costituzionale di praticare la loro religione. Molti non ne possono più e rivendicano il diritto a tornare nei loro villaggi nella foresta. Questo modello di conservazione coloniale è disastroso per le persone e per il pianeta, e deve essere fermato.”

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