Pitseng Gaoberekwe ha trascorso tutta la sua vita nella Central Kalahari Game Reserve (CKGR) e solo verso la fine si è spostato fuori dalla terra ancestrale, per stare vicino a suoi figli. Oggi alla famiglia viene negato il permesso di seppellire il suo corpo nella CKGR, come voleva Pitseng.

Pitseng Gaoberekwe ha trascorso tutta la sua vita nella Central Kalahari Game Reserve (CKGR) e solo verso la fine si è spostato fuori dalla terra ancestrale, per stare vicino a suoi figli. Oggi alla famiglia viene negato il permesso di seppellire il suo corpo nella CKGR, come voleva Pitseng.

© Survival

In Botswana un giudice ha negato il permesso di seppellire il corpo di un anziano boscimane nella sua terra ancestrale, all’interno della Central Kalahari Game Reserve (CKGR). La decisione minaccia di riaccendere le storiche tensioni tra i Boscimani e il governo.

Pitseng Gaoberekwe era un cacciatore boscimane che ha trascorso quasi tutta la sua vita nella riserva; solo verso la fine si era trasferito in uno dei famigerati campi di reinsediamento all’esterno della CKGR, per stare vicino ai suoi figli. Alla sua morte, le autorità hanno negato alla famiglia il permesso di riportare il suo corpo nella terra ancestrale, per poterlo seppellire.

La famiglia lotta da quattro mesi affinché sia rispettato il diritto di Pitseng a essere sepolto nella riserva, come l’uomo aveva chiesto prima di morire. Secondo le credenze religiose dei Boscimani è assolutamente cruciale poter visitare le tombe dei propri cari, un atto che viene considerato come una specie di “medicina”.

Ma ieri, 25 aprile, il giudice Itumeleng Segopolo ha sentenziato che la famiglia di Pitseng Gaoberekwe deve recuperarne il corpo entro 10 giorni e seppellirlo al di fuori della riserva, pena l’arresto.

Lesiame Gaoberekwe, figlio del defunto Pitseng, si è battuto in tribunale per poter seppellire il padre nella Central Kalahari Game Reserve.

Lesiame Gaoberekwe, figlio del defunto Pitseng, si è battuto in tribunale per poter seppellire il padre nella Central Kalahari Game Reserve.

© Mmegi

Nel 2006, i Boscimani avevano vinto una storica battaglia giudiziaria per il diritto a vivere nella riserva. Secondo molti Boscimani, il governo sta ora utilizzando questo nuovo caso per vendicarsi della sconfitta. L’avvocato che rappresenta le autorità nel dibattimento per la sepoltura di Pitseng Gaoberekwe è l’ex consigliere del Presidente, Sideny Pilane, che aveva rappresentato il governo nel caso del 2006.

Pitseng era così determinato a continuare a vivere nella riserva come cacciatore che aveva già subito un attacco, un arresto e un anno di carcere nel 1994, dopo essere stato arrestato dai guardaparco per aver cacciato.

“Separare le nostre anime e i nostri spiriti è come togliere un bambino appena nato alla madre. Crediamo che i tribunali del Botswana siano fedeli al governo e quindi non ci aspettiamo giustizia” ha dichiarato a Survival International Smith Moeti, nipote del defunto. “Questa sentenza è una violazione dei nostri diritti indigeni, riconosciuti dalla legge e dai trattati internazionali. Abbiamo diritti sulla nostra terra ancestrale e nessuno può toglierceli, a prescindere da ciò che dice il governo. Era la nostra terra ben prima di diventare una riserva faunistica.”

“Questa sentenza è un colpo basso per la famiglia di Pitseng e un grande passo indietro per tutti i Boscimani che considerano casa la Central Kalahari Game Reserve. Il fatto che il caso sia arrivato in tribunale dimostra che il governo è nuovamente determinato a perseguitare i Boscimani della CKGR, anche ricorrendo al terribile atto vendicativo di negare a un uomo i suoi diritti persino da morto” ha commentato Fiona Watson, Direttrice del Dipartimento Advocacy di Survival International. “La sentenza va contro la storica decisione della Corte Suprema che nel 2006 stabilì che, sfrattando i Boscimani dalla loro terra ancestrale, il governo stava agendo in modo incostituzionale. Survival International condanna il governo e questa sentenza sbagliata, e farà tutto il possibile affinché la famiglia di Pitseng abbia giustizia.”