Il progresso può uccidere: nuovo rapporto di Survival International

Per i popoli costretti a lasciare la loro terra e adottare uno stile di vita che non hanno scelto, il suicidio è spesso visto come l’unica via di uscita.
Per i popoli costretti a lasciare la loro terra e adottare uno stile di vita che non hanno scelto, il suicidio è spesso visto come l’unica via di uscita.

© João Ripper/Survival

Il rapporto Il progresso può uccidere, pubblicato da Survival International denuncia le devastanti conseguenze che la perdita della terra e dell’autonomia possono avere sui popoli indigeni. Oltre a tassi di suicidio altissimi, il rapporto denuncia anche livelli scioccanti di alcolismo, obesità, depressione e altri problemi di salute.

Particolarmente impressionanti sono il tasso di HIV in Papua occidentale – dove nel 2000 non si registrava nessun caso mentre nel 2015 le persone colpite erano più di 10.000 – e di mortalità infantile tra gli Aborigeni Australiani, che è doppio rispetto al resto della società australiana.

Il tasso di suicidi tra i Guarani Kaiowà del Brasile meridionale è il più alto al mondo. Supera di 34 volte la media nazionale del Brasile ed è statisticamente il più alto del pianeta. La media rimane estremamente alta anche tra popoli indigeni come gli Aborigeni Australiani e i Nativi Americani in Alaska. Un inevitabile risultato dello storico e continuo furto di terra ai danni dei popoli indigeni, e dell’imposizione forzata dello “sviluppo”.

In molte aree del mondo la malnutrizione continua a causare problemi nuovi – dalla denutrizione per i bambini Guarani, costretti a vivere ai margini delle strade, all’obesità per molti Nativi Americani, per i quali l’unica possibilità è nutrirsi di cibo spazzatura.

Molti Aché sono morti di fame dopo essere stati costretti a lasciare la loro foresta, in Paraguay.
Molti Aché sono morti di fame dopo essere stati costretti a lasciare la loro foresta, in Paraguay.

© Don McCullin/Survival

“Che razza di sviluppo è quello che fa vivere la gente meno di prima?” ha detto Roy Sesana portavoce dei Boscimani del Botswana, sfrattati con la forza dalla loro terra nel 2002. “Prendiamo l’HIV/AIDS. I nostri bambini non vogliono andare a scuola perché là vengono picchiati. Alcuni si danno alla prostituzione. Non ci è permesso cacciare. Si picchiano perché si annoiano e bevono. Alcuni hanno cominciato a suicidarsi. Non si è mai vista una cosa del genere prima! È questo lo ‘sviluppo’?”

“Siamo contrari a qualunque tipo di sviluppo proposto dal governo. Penso che questa idea di ‘progresso’ non-Indiano sia folle!” ha dichiarato Olimpio, della tribù Guajajara dell’Amazzonia brasiliana. “Arrivano con queste idee aggressive sul progresso e le impongono a noi esseri umani, e in particolare a noi popoli indigeni che siamo i più oppressi di tutti. Per noi questo non è assolutamente progresso.”

I dati dimostrano le terribili conseguenze dell’imposizione del cambiamento ai popoli indigeni effettuata nel nome del “progresso” e dello “sviluppo”. In molti casi le tribù sono state costrette ad allontanarsi da risorse di cibo abbondanti e sostenibili, e da fonti di identità sicure, per ritrovarsi nella società dominante povere e marginalizzate. Le ripercussioni di questi cambiamenti forzati sono tragiche e minacciano di continuare a influenzare diverse generazioni a venire.

In tutto il mondo, però, le tribù continuano a lottare per il riconoscimento del loro diritto a vivere in pace nelle proprie terre. Quando questo diritto è rispettato, o ripristinato, le tribù prosperano. Dopo il riconoscimento del territorio Yanomami nell’Amazzonia settentrionale, avvenuto nel 1992, alcune equipe mediche hanno lavorato con gli sciamani indigeni e, insieme, hanno rapidamente dimezzato il tasso di mortalità tra la tribù. Gli Jarawa in India vivono nelle loro terre ancestrali e godono di quello che è stato definito un “periodo di abbondanza”; secondo i nutrizionisti, la loro dieta è “ottimale”.

Il movimento mondiale per i diritti dei popoli indigeni Survival International fa appello alle Nazioni Unite affinché migliorino la protezione dei diritti territoriali indigeni e chiedano ai governi di rispettare gli impegni presi verso i propri popoli indigeni.

Note ai redattori:
- Per leggere la nuova versione del rapporto ‘Il progresso può uccidere’ clicca qui
- Chiedi all’ONU di riconoscere che il progresso può uccidere