La palma da olio minaccia la tribù dei Palawan

23 gennaio 2011

Piantagioni di palma da olio, Perù. La maggior parte delle terre utilizzate per coltivare biocarburanti come la palma da olio si trova nelle terre ancestrali dei popoli indigeni. © Thomas Quirynen/Survival

Questa pagina è stata creata nel 2011 e potrebbe contenere un linguaggio ormai obsoleto.

La spinta che il governo delle Filippine sta dando all’espansione delle piantagioni di palma da olio minaccia i membri della tribù dei Palawan che vivono nelle pianure dell’Isola omonima.

In pochi ultimi anni, l’estrazione del nichel ha già devastato preziose aree di foresta pluviale distruggendo i siti sacri e provocando la sedimentazione dei fiumi e della terra coltivabile. Oggi sta rischiando di compromettere anche i bacini idrici che forniscono acqua alle comunità delle pianure, sulle cui terre grava ora anche la minaccia della diffusione delle piantagioni di palma da olio.

Le piantagioni di palma da olio – utilizzata per la produzione dei biocarburanti e in molti cibi e cosmetici – si stanno espandendo proprio nelle terre che i Palawan utilizzano per le coltivazioni a rotazione e per la raccolta di piante medicinali, cibi e materiali da costruzione per le abitazioni. In alcuni luoghi le piantagioni hanno sopraffatto totalmente le loro aree coltivate, come le risaie.

I Palawan, che contano circa 40.000 individui, praticano la coltivazione a rotazione, che prevede il disboscamento di piccole aree di foresta. Dopo averle coltivate per un breve periodo, le aree vengono abbandonate per permettere alla foresta di rigenerarsi. I Palawan cacciano i cinghiali e raccolgono e vendono resina, rattan e miele selvatico. I Palawan della pianura coltivano anche noci di cocco e allevano bestiame.

La loro casa, la montuosa Isola di Palawan, si trova tra il sud della Cina e il mare di Sulu ed è descritta dal Dipartimento del Turismo statale come “l’ultima frontiera ecologica” delle Filippine. Una parte dell’isola è stata dichiarata “Biosfera e Riserva dell’Uomo” dell’UNESCO ed è stata descritta come “il più bel paesaggio marino al mondo” dall’esploratore subacqueo Jacques Costeau.

I Palawan non hanno avuto voce in capitolo sullo sviluppo delle piantagioni. Ben lungi dal dare il loro consenso, non sono nemmeno stati adeguatamente consultati a riguardo dalla Agumil Philippines Inc. (la compagnia responsabile delle piantagioni) né dalle autorità governative. Inoltre, i Palawan non hanno una chiara comprensione degli accordi che sono stati fatti a loro nome.

“Non c’è assolutamente trasparenza da parte della compagnia nei confronti delle comunità locali” ha denunciato Artiso Mandawa, responsabile dell’organizzazione locale indigena ALDAW (Ancestral Land/Domain Watch) che Survival International sostiene chiedendo insieme con lei di fermare l’espansione della palma da olio in Palawan.

“Survival sollecita il governo delle Filippine a garantire ai Palawan il rispetto del diritto ad esprimere il loro libero, prioritario e informato consenso prima che sia avviata una qualsiasi attività sulla loro terra” ha commentato Stephen Corry, direttore generale di Survival International.

Questo consenso non è né più né meno di quanto è richiesto dalla legge nazionale e internazionale. Come specificato anche da Artiso Mandawa, “è ben noto che i proventi di queste coltivazioni vanno agli imprenditori e agli agricoltori e non ai coltivatori su piccola scala o ai popoli indigeni. Aspettiamo con impazienza investimenti più sostenibili per migliorare la produttività agricola dei coltivatori marginalizzati. Nel frattempo dovrebbe essere attuata con urgenza una moratoria sull’espansione della palma da olio”.

Per favore, scrivi subito una lettera per i Palawan.

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