Gli Indiani Guaraní e Kaiowá rischiano di essere cacciati dalle loro terre ancestrali


Un gruppo di circa cinquecento Kaiowá, appartenente al popolo dei Guaraní , è stato raggiunto nello stato del Mato Grosso do Sul nel sud-ovest del Brasile da un'ingiunzione di di sfratto dalla loro terra ancestrale. Se l'ordine del tribunale non dovesse essere revocato, gli indiani saranno costretti fuori dalla loro terra nel Ñanderu Marangatu.

Questa comunità Kaiowá, come molte altre, era già stata cacciata dalla propria terra con la forza negli anni ‘50. Oltre 400 individui erano così stati confinati in soli 11 ettari di terreno pietroso e arido, dove si diffusero malattie legate alla malnutrizione, a cui fecero seguito il disordine sociale e la miseria. Tuttavia i Kaiowá restarono nella regione, convinti che un giorno avrebbero riottenuto le loro terre.

Dopo decenni di speranze deluse e promesse mancate da parte delle autorità, gli Indiani stessi si ripresero una piccola parte della loro terra. Questa azione andò a contrastare la presenza dei latifondisti che si erano impadroniti delle terre Guarani e Kaiowá.

Nel 1999 fu raggiunto un accordo secondo cui gli Indiani potevano rimanere su di una piccola porzione (60 ettari) delle loro terre. Quest'area limitata era assolutamente insufficiente al loro sostentamento, e gli Indiani si avventurarono al di fuori di essa per trovare acqua potabile e cercare cibo. L'accordo in questione proibiva tuttavia l'accesso ad altre terre, vietando inoltre la caccia e la pesca nei fiumi e sui terreni limitrofi: i Kaiowá erano dunque prigionieri in una piccola parte della loro stessa terra. Inoltre, gli allevatori cominciarono l'abbattimento intensivo degli alberi sulla terra ancestrale degli Indiani, nel timore che quella stessa terra non sarebbe rimasta sotto il loro controllo.

Nel gennaio 2002, gli allevatori portarono il caso in tribunale, chiedendo che gli Indiani venissero trasferiti: vinsero in primo grado di giudizio, ma i Kaiowá fecero ricorso con successo in appello. I legali degli allevatori sostennero in seguito (falsamente) che gli indiani stessero razziando il bestiame, ottenendo davanti un tribunale un'altra ingiunzione di sfratto, che non fu questa volta revocata. Questa decisione fu presa nonostante nel marzo 2001, a seguito di uno studio antropologico, il dipartimento governativo per gli affari indigeni avesse confermato che l'area era un territorio Guaraní e Kaiowá. Survival ha protestato contro l'ingiunzione del tribunale, ed ha invitato i suoi sostenitori a mandare e-mails a favore dei Kaiowá.