Nei primi tre mesi dell'anno, almeno 22 bambini guaraní sono morti di fame e a centinaia soffrono di malnutrizione. Ammassati in minuscoli fazzoletti di terra, gli Indiani non sanno più dove cacciare, pescare e nemmeno dove piantare i loro semi.

Secondo dati ufficiali, l'1% dei Guaraní-Kaiowá continua a suicidarsi: il loro è uno dei tassi di suicidio più alti nel mondo e colpisce principalmente i giovani. Il governo ha annunciato una maggiore distribuzione di aiuti umanitari ma continua a ignorare la radice del problema: alla tribù è stata praticamente tolta tutta la sua terra! Negli ultimi 70 anni, migliaia di Guaraní sono stati sfrattati dai loro territori dai coltivatori di soia e dagli allevatori di bestiame e solo l'1% delle loro foreste è sopravvissuto al disboscamento. Oggi, i Guaraní vivono ammassati in minuscole riserve in cui, come conseguenza, dilagano suicidi, alcolismo e violenza. Nel frattempo, la corte si sta preparando a sfrattare una comunità guaraní che, mettendo seriamente a repentaglio la propria vita, ha recentemente rioccupato una piccola porzione della sua terra originaria. La loro terra, che essi chiamano Nanderú Marangatú, si trova ancora nelle mani di alcuni allevatori di bestiame, che minacciano costantemente gli Indiani. Per potersi sostentare, i Guaraní hanno piantato i loro semi: se venissero davvero sfrattati, sarebbero costretti a tornare in quei fazzoletti di terra, dove non potrebbero sopravvivere. Survival sta protestando con l'obiettivo di impedire lo sfratto.