La conferenza stampa ha riassunto i messaggi chiave del congresso Our Land, Our Nature, che si è tenuto il 2 settembre. © Survival

La conferenza stampa ha riassunto i messaggi chiave del congresso Our Land, Our Nature, che si è tenuto il 2 settembre. © Survival

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Il primo congresso mondiale mai organizzato per decolonizzare la conservazione si è concluso con l’appello di molti relatori a mettere fine alla “conservazione fortezza” e a riconoscere pienamente i diritti dei popoli indigeni.

Il congresso “Our Land Our Nature” si è tenuto ieri a Marsiglia, in Francia, per anticipare il World Conservation Congress di IUCN, previsto per oggi nella stessa città. Tra presenza e online, vi hanno partecipato oltre 3.000 persone.

“Il 30×30 è un problema strutturale” ha dichiarato durante la conferenza stampa il dott. Mordecai Ogada (Kenya), ecologo specializzato in carnivori e studioso di conservazione della natura. “Per fare la cosa giusta, prima di dipingere le pareti di un colore che ci piace, dobbiamo cambiare la struttura. Dobbiamo ripensare i tipi di Aree Protette esistenti e cercare un modello più sofisticato di protezione della biodiversità. È qui che le grandi organizzazioni si trovano in difficoltà, perché fanno molta fatica a cambiare le loro stesse sovrastrutture.

Il dott. Mordecai Ogada è intervenuto a 'Our Land, Our Nature': 'In Africa, la conservazione è nelle mani dell’estrema destra. È esclusivista, militarizzata, violenta e #razzista. Ecco il famoso elefante nella stanza: in Africa la conservazione è razzista'.

Il dott. Mordecai Ogada è intervenuto a ‘Our Land, Our Nature’: ‘In Africa, la conservazione è nelle mani dell’estrema destra. È esclusivista, militarizzata, violenta e #razzista. Ecco il famoso elefante nella stanza: in Africa la conservazione è razzista’.

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Deciso anche l’intervento di Juan-Pablo Gutierrez (Indigeno Yukpa, Colombia) dell’Organizzazione nazionale indigena colombiana ONIC: “Le aree protette sono già state protette per anni! Dalle persone e dalle comunità che le hanno protette per tutto questo tempo. Quello che sta accadendo con 30×30 è che i governi vogliono distrarre l’opinione pubblica mondiale proponendo soluzioni che non riguardano affatto il problema reale. Se vuoi combattere il cambiamento climatico, devi mirare alle cause che lo stanno provocando.”

Nel corso del congresso, queste sono state le principali richieste di attivisti ed esperti, indigeni e non indigeni:

- Al centro degli sforzi di conservazione ci devono essere i diritti territoriali dei popoli indigeni, e non la creazione di altre “Aree Protette”.

- La proposta del 30×30 (trasformare il 30% del pianeta in “Aree Protette” entro il 2030) e le “Soluzioni basate sulla natura” devono essere abbandonate poiché causeranno ulteriori abusi dei diritti umani dei popoli indigeni e locali.

- I popoli indigeni devono essere al centro della conservazione della natura, dell’azione climatica e della protezione della biodiversità.

- Bisogna mettere fine alla “conservazione fortezza”, il modello di conservazione razzista e coloniale promosso da governi, industrie e grandi ONG della conservazione.

'L'agenda del capitalismo multi-stakeholder, delle grandi corporazioni oggi viene fissata a Davos, non sul campo. E se sono loro a stabilire l'agenda, è possibile decolonizzare?' ha chiesto Madhuresh Kumar, dall'India, nel corso di 'Our Land, Our Nature'.

’L’agenda del capitalismo multi-stakeholder, delle grandi corporazioni oggi viene fissata a Davos, non sul campo. E se sono loro a stabilire l’agenda, è possibile decolonizzare?’ ha chiesto Madhuresh Kumar, dall’India, nel corso di ‘Our Land, Our Nature’.

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Solo pochi giorni fa, il Relatore Speciale ONU sui diritti umani e l’ambiente, David Boyd, ha pubblicato un documento di policy in cui sostiene con fermezza che il raggiungimento degli obiettivi ambientali “richiede un drastico allontanamento dalla ‘conservation as usual’”, ovvero dal solito modo di fare conservazione.

Nei prossimi giorni, i relatori di “Our Land, Our Nature” diffonderanno una dichiarazione congiunta che verrà pubblicata sul sito di Survival International.

'I parchi amazzonici non sono terre 'vergini' – gli indigeni vivono lì' ha detto Taneyulime Pilisi, Kalin'a dalla Guiana Francese.

‘I parchi amazzonici non sono terre ’vergini’ – gli indigeni vivono lì’ ha detto Taneyulime Pilisi, Kalin’a dalla Guiana Francese.

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Una manifestazione pubblica di protesta si terrà oggi 3 settembre a Marsiglia per chiedere la decolonizzazione della conservazione e la giustizia ambientale. La protesta sarà sia online sia in presenza, dalle ore 17.00 alle 19.00. Maggiori informazioni qui: https://it.ourlandournature.org/protest

Il congresso “Our Land Our Nature” può essere riascoltato integralmente i due parti a questi indirizzi:
Parte 1 – youtu.be/WeHiclGvVh0
Parte 2 – youtu.be/LLs48EqotFM

Per riascoltare la conferenza stampa di questa mattina: youtu.be/yfC28z7TgVo