Altri due indigeni Guajajara assassinati nel progetto genocida del governo Bolsonaro

La delegazione dell’APIB consegna il premio “Razzista dell’Anno” al presidente Bolsonaro presso l’Ambasciata brasiliana a Londra, novembre 2019.

La delegazione dell’APIB consegna il premio “Razzista dell’Anno” al presidente Bolsonaro presso l’Ambasciata brasiliana a Londra, novembre 2019.
© Rosa Gauditano/ Survival International

Sabato scorso, 7 dicembre, due indigeni Guajajara sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco e altri due sono rimasti feriti. Gli spari sono stati esplosi da un veicolo al lato di una strada che attraversa la terra indigena Cana Brava. L’attacco avviene a poco più di un mese dall’assassinio di Paulo Paulino Guajajara, Guardiano dell’Amazzonia, ucciso per aver protetto la foresta.

La violenza che affligge le terre indigene nel Maranhão ha responsabili e colpevoli. Le invasioni e gli attacchi contro gli indigeni in tutto il territorio nazionale sono incoraggiati dalla politica genocida dello Stato, che smantella i servizi pubblici che dovrebbero proteggerli e che incentiva la violenza contro di loro attraverso una retorica razzista e politiche anti-indigene. Per i popoli indigeni, è il momento peggiore dai tempi della dittatura militare.

Nel suo primo giorno da presidente, Bolsonaro ha tolto la FUNAI (l’agenzia governativa preposta agli affari indigeni) dal Ministero della Giustizia e l’ha collocata sotto la competenza del nuovo Ministero della Donna, della Famiglia e dei Diritti Umani del ministro Damares Alves, pastore evangelica con una storia pregressa di appoggio alle politiche anti-indigene. Bolsonaro, inoltre, ha tolto alla FUNAI la responsabilità della demarcazione delle terre indigene per affidarla al Ministero dell’Agricoltura. Fortunatamente, la Camera e il Senato, alcuni mesi dopo, hanno rigettato entrambe le manovre.

Oggi, la strategie del governo Bolsonaro per indebolire la FUNAI hanno preso una nuova forma: i vertici, compresa la presidenza dell’agenzia, sono ora ricoperti da militari e persone ben viste dall’agrobusiness. I funzionari FUNAI non possono più compiere missioni nelle terre indigene ancora non omologate e le basi di protezione della Valle Javari sono state smantellate. Queste conseguenze sono entrambe molto gravi perché minacciano molti popoli indigeni, include le tribù incontattate, i popoli più vulnerabili del pianeta.

Anche i discorsi anti-indigeni del Presidente e di alcuni membri del governo minacciano direttamente la vita dei popoli indigeni. I paragoni continui tra i popoli indigeni e gli animali dello zoo o gli uomini preistorici sono solo alcuni esempi. I popoli indigeni vengono anche presentati come un ostacolo allo sviluppo del paese mentre, al contrario, sono una barriera di protezione per l’ambiente. L’incoraggiamento verbale allo sfruttamento delle terre per l’estrazione illegale e lo smantellamento delle politiche di protezione dell’ambiente stanno inoltre rendendo le terre indigene e le aree protette sempre più vulnerabili alle invasioni.

Nel commentare l’omicidio di Raimundo Guajajara e Firmino Guajajara di sabato scorso, Sonia Guajajara ha denunciato: “Siamo alla deriva, senza protezione da parte dello stato brasiliano che trascura i suoi compiti istituzionali. Il governo federale è un governo fuorilegge, criminale nella sua pratica politica, e agisce in modo genocida al fine di sfrattarci dai nostri territori, massacrando la nostra cultura, facendo sanguinare le nostre radici”.

È ora di far arrivare le voci indigene fino ai quattro angoli del pianeta. Manifesta e sii solidale con i popoli indigeni del Brasile che stanno resistendo agli attacchi del governo Bolsonaro. Non ci arrenderemo fino a quando i popoli indigeni non saranno rispettati come società contemporanee, fino a quando le loro terre non saranno protette e saranno liberi di determinare il proprio futuro.