Star internazionali si uniscono al boicottaggio delle riserve delle tigri in India

I guardaparco hanno sparato a quest’uomo jenu keruba. Tribù come quella dei Jenu Keruba rischiano quotidianamente di subire violenze e di essere sfrattati illegalmente dalle loro terre ancestrali.

I guardaparco hanno sparato a quest’uomo jenu keruba. Tribù come quella dei Jenu Keruba rischiano quotidianamente di subire violenze e di essere sfrattati illegalmente dalle loro terre ancestrali.

© Survival

Moltissimi volti famosi si sono uniti all’appello di Survival International per il boicottaggio mondiale delle riserve delle tigri in India, in segno di protesta contro il divieto al riconoscimento dei diritti dei popoli tribali nelle riserve.

Tra questi figurano l’attrice e attivista Gillian Anderson, l’attore Dominic West, il premio Oscar Sir Mark Rylance, e il musicista e fotografo Julian Lennon. Ha espresso il suo appoggio per i diritti forestali indigeni anche il famoso scrittore e ambientalista indiano Amitav Ghosh.

Il Forest Rights Act indiano garantisce ai popoli tribali il diritto a vivere nelle loro terre ancestrali e a proteggerle. Ma l’Autorità nazionale per la conservazione della tigre (NTCA) ha emesso un’ordinanza illegale che vieta il riconoscimento dei diritti forestali nelle riserve delle tigri di tutto il paese.

Survival, dopo aver sottoposto una petizione al governo indiano su questa questione urgente e non aver ricevuto alcuna risposta, invita al boicottaggio mondiale delle riserve delle tigri fino a quando l’ordinanza non sarà revocata.

L’attrice, attivista e ambasciatrice di Survival Gillian Anderson (insignita dell’onorificenza dell’Ordine dell’Impero Britannico) si è unita al boicottaggio delle riserve delle tigri in India.

L’attrice, attivista e ambasciatrice di Survival Gillian Anderson (insignita dell’onorificenza dell’Ordine dell’Impero Britannico) si è unita al boicottaggio delle riserve delle tigri in India.

© Gage Skidmore/ Wikimedia

Molti popoli indigeni rischiano lo sfratto illegale dalle loro terre, nonostante le prove che i loro stili di vita largamente sostenibili siano collegati al declino del numero delle tigri siano inconsistenti. Le autorità forestali aggrediscono e costringono le tribù ad “accondiscendere” a lasciare le loro case nella foresta, senza informarle del loro diritto legale a rimanervi.

Dopo lo sfratto, gli indigeni vanno incontro ad una vita di povertà ed esclusione ai margini della società indiana. Nel frattempo, un gran numero di turisti è invitato a visitare le riserve delle tigri, distruggendone l’habitat e rendendo i grandi felini più vulnerabili al bracconaggio.

Un uomo della tribù Jenu Kuruba, che è stato sfrattato dal Parco Nazionale di Nagarhole, ha raccontato a Survival: “Ci hanno sfrattato con il pretesto che facevamo rumore, che disturbavamo la foresta, ma ora ci sono molte jeep e veicoli turistici – non sono questo un disturbo per gli animali?”

Orde di turisti visitano le riserve delle tigri in India a bordo delle jeep.

Orde di turisti visitano le riserve delle tigri in India a bordo delle jeep.
© Brian Gratwicke

I popoli indigeni hanno vissuto e gestito i loro ambienti per millenni. Sono i migliori conservazionisti e custodi del mondo naturale, e a guidare il movimento ambientalista dovrebbero essere loro.

In una riserva delle tigri, nell’india meridionale, dove la tribù dei Soliga si è vista riconoscere il diritto a restare, il numero delle tigri è cresciuto ben oltre la media nazionale.

“La gente sta partecipando al nostro boicottaggio dopo aver appreso della miseria umana su cui sono costruite le riserve delle tigri in India” ha commentato Stephen Corry, Direttore generale di Survival International. “La NTCA sta perseguendo un modello superato di “conservazione fortezza”, e sta cacciando i veri proprietari delle foreste che le hanno custodite e mantenute per secoli. Questo non solo sta causando un’indicibile sofferenza, ma non aiuterà nemmeno a salvare le tigri. La NTCA dovrebbe cambiare rapidamente la propria politica, per il bene delle tigri, dei popoli tribali e dell’industria turistica del paese.”