Nella primavera 2014 Survival International, il movimento mondiale per i diritti dei popoli indigeni, ha lanciato il suo primo concorso fotografico per celebrare il 45° anniversario della sua fondazione. Aperto a dilettanti e professionisti, il concorso celebra la fotografia come importante mezzo di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui popoli indigeni. Le immagini vincitrici sono state riprodotte in We, The People, lo splendido Calendario 2015 di Survival.

Nella primavera 2014 Survival International, il movimento mondiale per i diritti dei popoli indigeni, ha lanciato il suo primo concorso fotografico per celebrare il 45° anniversario della sua fondazione. Aperto a dilettanti e professionisti, il concorso vuole celebrare la fotografia come importante mezzo di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui popoli indigeni.

Le fotografie vincitrici, che compongono questa galleria e il calendario 2015 di Survival “We, the people”, offrono uno spaccato dell’incredibile diversità e unicità degli stili di vita dei popoli indigeni e tribali di tutto il mondo. Il primo posto è andato allo straordinario ritratto di un ragazzo Asurini do Tocantins dell’Amazzonia brasiliana (sopra), del fotografo italiano Giordano Cipriani.

Compra il calendario 2015 di Survival, “We, the people”.

Nella primavera 2014 Survival International, il movimento mondiale per i diritti dei popoli indigeni, ha lanciato il suo primo concorso fotografico per celebrare il 45° anniversario della sua fondazione. Aperto a dilettanti e professionisti, il concorso vuole celebrare la fotografia come importante mezzo di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui popoli indigeni.

Le fotografie vincitrici, che compongono questa galleria e il calendario 2015 di Survival “We, the people”, offrono uno spaccato dell’incredibile diversità e unicità degli stili di vita dei popoli indigeni e tribali di tutto il mondo. Il primo posto è andato allo straordinario ritratto di un ragazzo Asurini do Tocantins dell’Amazzonia brasiliana (sopra), del fotografo italiano Giordano Cipriani.

Compra il calendario 2015 di Survival, “We, the people”.

© Giordano Cipriani / Survival International

Gennaio 2015 – giovane Tarahumara, chiesa di Nararachi, Chihuahua, Messico.

Un giovane Indiano Tarahumara negli abiti di un ballerino Matachines  –  dalla “Danza dei mori e dei cristiani” – durante il pellegrinaggio a San Guadalupe nel villaggio di Nararachi, nello stato messicano di Chihuahua.

Gennaio 2015 – giovane Tarahumara, chiesa di Nararachi, Chihuahua, Messico.

Un giovane Indiano Tarahumara negli abiti di un ballerino Matachines – dalla “Danza dei mori e dei cristiani” – durante il pellegrinaggio a San Guadalupe nel villaggio di Nararachi, nello stato messicano di Chihuahua.

© David Ducoin / Survival International

Febbraio 2015 – donne Igorot, Baguio City, Filippine.

Nella Cordigliera centrale delle Filippine è consuetudine raccontare storie: è un’occasione per condividere, stupire e mantenere vivo uno stile di vita unico.

Nonostante vi siano leggi che dovrebbero proteggere i loro diritti, l’attività mineraria costituisce una seria minaccia per la sopravvivenza di molte "comunità indigene":http://www.survival.it/popoli/palawan filippine.

Febbraio 2015 – donne Igorot, Baguio City, Filippine.

Nella Cordigliera centrale delle Filippine è consuetudine raccontare storie: è un’occasione per condividere, stupire e mantenere vivo uno stile di vita unico.

Nonostante vi siano leggi che dovrebbero proteggere i loro diritti, l’attività mineraria costituisce una seria minaccia per la sopravvivenza di molte comunità indigene filippine.

© Arman E. Barbuco / Survival International

Marzo 2015 – uomo Adi, Arunachal Pradesh, India.

Un anziano uomo Adi in equilibrio su un vecchio ponte di bambù.

Marzo 2015 – uomo Adi, Arunachal Pradesh, India.

Un anziano uomo Adi in equilibrio su un vecchio ponte di bambù.

© Andrew Newey / Survival International

Aprile 2015 –  donna Tibetana, Serxu, regione del Kham, Tibet.

Comincia l'autunno, e una donna tibetana taglia il fieno per l’inverno, in un remoto altopiano del Tibet, vicino a Serxu.

Aprile 2015 – donna Tibetana, Serxu, regione del Kham, Tibet.

Comincia l’autunno, e una donna tibetana taglia il fieno per l’inverno, in un remoto altopiano del Tibet, vicino a Serxu.

© Nicolas Marino Arch / Survival International

Maggio 2015 – bambini Surma, Valle dell’Omo, Etiopia.

Nella "bassa valle dell’Omo":http://www.survival.it/popoli/valleomo, nell’Etiopia sud-occidentale, abitano otto diverse tribù che insieme contano circa 200.000 persone; tra loro ci sono anche i Surma. 

Il governo etiope sta sfrattando con la forza molte di queste comunità dalle loro terre per far spazio a piantagioni di cotone, canna da zucchero e biocarburanti. Inoltre, sul fiume Omo è in costruzione un’enorme diga idroelettrica, la Gibe III. Una volta completata, la diga distruggerà un ambiente fragile e i mezzi di sopravvivenza delle tribù, strettamente legali al fiume e alle sue piene annuali.

Maggio 2015 – bambini Surma, Valle dell’Omo, Etiopia.

Nella bassa valle dell’Omo, nell’Etiopia sud-occidentale, abitano otto diverse tribù che insieme contano circa 200.000 persone; tra loro ci sono anche i Surma.

Il governo etiope sta sfrattando con la forza molte di queste comunità dalle loro terre per far spazio a piantagioni di cotone, canna da zucchero e biocarburanti. Inoltre, sul fiume Omo è in costruzione un’enorme diga idroelettrica, la Gibe III. Una volta completata, la diga distruggerà un ambiente fragile e i mezzi di sopravvivenza delle tribù, strettamente legali al fiume e alle sue piene annuali.

© Una foto una sonrisa

Giugno 2015 – uomo Santhal,  fiume Shilabati, Bengala Occidentale, India.

In India i popoli indigeni vengono apertamente definiti “primitivi” e “arretrati” nei media, dagli industriali e dai funzionari governativi semplicemente perché i loro stili di vita sono diversi. Questo pregiudizio è all'origine di gran parte dei maltrattamenti che subiscono: i popoli indigeni sono oggetto di violenza genocida, schiavitù e razzismo da parte delle società industrializzate che vogliono rubare loro terre, risorse e forza lavoro.

Giugno 2015 – uomo Santhal, fiume Shilabati, Bengala Occidentale, India.

In India i popoli indigeni vengono apertamente definiti “primitivi” e “arretrati” nei media, dagli industriali e dai funzionari governativi semplicemente perché i loro stili di vita sono diversi. Questo pregiudizio è all’origine di gran parte dei maltrattamenti che subiscono: i popoli indigeni sono oggetto di violenza genocida, schiavitù e razzismo da parte delle società industrializzate che vogliono rubare loro terre, risorse e forza lavoro.

© Partha Pratim / Survival International

Luglio 2015 – uomini Mentawai, Siberut, isole Mentawai, Indonesia.

Nelle foreste dell'isola di Siberut, in Indonesia, i Mentawai cacciano le scimmie con archi e frecce avvelenate.

Luglio 2015 – uomini Mentawai, Siberut, isole Mentawai, Indonesia.

Nelle foreste dell’isola di Siberut, in Indonesia, i Mentawai cacciano le scimmie con archi e frecce avvelenate.

© Fabien Astre / Survival International

Agosto 2015 – donna Kondh, Kucheipadar, stato di Odisha, India.

I Kondh sono il principale gruppo indigeno dello stato di Odisha; sono noti per il loro straordinario patrimonio culturale e per i loro valori, fondati sul rispetto della natura.

La collline di Niyamgiri, in Odisha, sono il territorio ancestrale dei "Dongria Kondh":http://www.survival.it/popoli/dongria. Per decenni gli oltre 8.000 membri della tribù hanno vissuto sotto la minaccia dell’attività mineraria di Vedanta Resources, che spera ancora di poter estrarre la bauxite che si trova sotto la superficie delle loro colline sacre. La miniera avrebbe un valore stimato di 2 miliardi di dollari. Nonostante nel 2013 la tribù abbia respinto all’unanimità il progetto della miniera, Vedanta Resources sta cercando di espandere la raffineria di alluminio che si trova ai piedi della catena di Niyamgiri.

Agosto 2015 – donna Kondh, Kucheipadar, stato di Odisha, India.

I Kondh sono il principale gruppo indigeno dello stato di Odisha; sono noti per il loro straordinario patrimonio culturale e per i loro valori, fondati sul rispetto della natura.

La collline di Niyamgiri, in Odisha, sono il territorio ancestrale dei Dongria Kondh. Per decenni gli oltre 8.000 membri della tribù hanno vissuto sotto la minaccia dell’attività mineraria di Vedanta Resources, che spera ancora di poter estrarre la bauxite che si trova sotto la superficie delle loro colline sacre. La miniera avrebbe un valore stimato di 2 miliardi di dollari. Nonostante nel 2013 la tribù abbia respinto all’unanimità il progetto della miniera, Vedanta Resources sta cercando di espandere la raffineria di alluminio che si trova ai piedi della catena di Niyamgiri.

© Johann Rousselot / Survival International

Settembre 2015 – giovane Asurini do Tocantins, basso fiume Tocantins, stato di Pará, Brasile.

In Brasile vivono circa "240 tribù":http://www.survival.it/popoli/brasile per un totale di circa 900.000 persone – lo 0.4% della popolazione del paese.

Da quando gli Europei arrivarono in Brasile, 514 anni fa, i popoli indigeni hanno subito il genocidio su vasta scala e il furto di gran parte della loro terra. Oggi il Brasile continua a promuovere aggressivi progetti di sviluppo e industrializzazione dell’Amazzonia minacciando persino i territori più remoti.

Settembre 2015 – giovane Asurini do Tocantins, basso fiume Tocantins, stato di Pará, Brasile.

In Brasile vivono circa 240 tribù per un totale di circa 900.000 persone – lo 0.4% della popolazione del paese.

Da quando gli Europei arrivarono in Brasile, 514 anni fa, i popoli indigeni hanno subito il genocidio su vasta scala e il furto di gran parte della loro terra. Oggi il Brasile continua a promuovere aggressivi progetti di sviluppo e industrializzazione dell’Amazzonia minacciando persino i territori più remoti.

© Giordano Cipriani / www.giordanocipriani.com

Ottobre 2015 – Hamer, Valle dell’Omo, Etiopia.

Un uomo Hamer partecipa alla cerimonia del salto di una fila di bestiame nella "Valle dell'Omo":http://www.survival.it/popoli/valleomo, Etiopia.

Ottobre 2015 – Hamer, Valle dell’Omo, Etiopia.

Un uomo Hamer partecipa alla cerimonia del salto di una fila di bestiame nella Valle dell’Omo, Etiopia.

© Salvatore Valente / Survival International

Novembre 2015 – tenda Innu, lago di Natuashish, Newfoundland e Labrador, Canada.

In Canada, i Mushuau "Innu":http://www.survival.it/popoli/innu del Labrador sono stati tra gli ultimi popoli indigeni che il governo ha costretto alla sedentarizzazione, avvenuta nel 1967. Ciò nonostante, per diversi mesi all'anno molte famiglie continuano a vivere in tenda nel loro territorio – Nutshimit – cacciando caribù, pescando e raccogliendo bacche.

Novembre 2015 – tenda Innu, lago di Natuashish, Newfoundland e Labrador, Canada.

In Canada, i Mushuau Innu del Labrador sono stati tra gli ultimi popoli indigeni che il governo ha costretto alla sedentarizzazione, avvenuta nel 1967. Ciò nonostante, per diversi mesi all’anno molte famiglie continuano a vivere in tenda nel loro territorio – Nutshimit – cacciando caribù, pescando e raccogliendo bacche.

© Sarah Sandring / Survival International

Dicembre 2015 – comunità Willoq, Cusco, Perù.

Nelle Ande peruviane, i Quechua tessono i loro tessuti tradizionali con un telaio portatile fissato alla vita, utilizzando lana di alpaca e pecora. La tradizione iconografica della tessitura andina è ricchissima: i disegni sono tramandati da generazioni di tessitori e si ispirano all’agricoltura, a flora e fauna locali, ai fenomeni astrologici, alle forme umane, agli specchi d’acqua e alla geometria.

Dicembre 2015 – comunità Willoq, Cusco, Perù.

Nelle Ande peruviane, i Quechua tessono i loro tessuti tradizionali con un telaio portatile fissato alla vita, utilizzando lana di alpaca e pecora. La tradizione iconografica della tessitura andina è ricchissima: i disegni sono tramandati da generazioni di tessitori e si ispirano all’agricoltura, a flora e fauna locali, ai fenomeni astrologici, alle forme umane, agli specchi d’acqua e alla geometria.

© Christian Declerq / Survival International

Il calendario 2015  “We, The People” sensibilizza l'opinione pubblica sui popoli indigeni e sostiene le campagne di Survival grazie ai proventi delle sue vendite. Survival non si arrenderà fino a quando non avremo un mondo in cui i popoli indigeni saranno rispettati come società contemporanee, e i loro diritti umani tutelati.


Calendario 2015 “We, The People”
Formato: 30cm x 30cm
€ 12,50

"Acquistalo qui":http://catalogo.survival.it/collections/calendario-2015/products/calendario-2015

Le fotografie del calendario saranno in mostra alla "Little Black Gallery":http://www.thelittleblackgallery.com di Londra dal 2 al 16 dicembre 2014.

Il calendario 2015 “We, The People” sensibilizza l’opinione pubblica sui popoli indigeni e sostiene le campagne di Survival grazie ai proventi delle sue vendite. Survival non si arrenderà fino a quando non avremo un mondo in cui i popoli indigeni saranno rispettati come società contemporanee, e i loro diritti umani tutelati.

Calendario 2015 “We, The People”
Formato: 30cm x 30cm
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Le fotografie del calendario saranno in mostra alla Little Black Gallery di Londra dal 2 al 16 dicembre 2014.

© Survival International

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