Jair Bolsonaro , Presidente del Brasile, ha vinto il premio di Survival International “Razzista dell’Anno 2019”Jair Bolsonaro , Presidente del Brasile, ha vinto il premio di Survival International “Razzista dell’Anno 2019”
© Cleia Viana/Câmara dos Deputados CC-BY-3.0

 
È stato davvero un grande anno per il Presidente del Brasile Jair Bolsonaro, noto anche come il “Trump dei Tropici”. Nel 2019, non solo ha pienamente meritato di ricevere il premio “Razzista dell’Anno” di Survival International, ma si è anche collocato nell’immaginario popolare come la più grave minaccia alla foresta pluviale amazzonica della storia recente.
Ecco perché Bolsonaro è il degno vincitore del premio Razzista dell’Anno 2019 e come il suo orrendo razzismo e le sue politiche pericolose mettono a rischio interi popoli e il futuro del pianeta.
Per favore, continua a leggere fino in fondo, perché abbiamo tenuto il peggio alla fine…
Vuole assimilare i popoli indigeni con la forza
Prima della sua elezione, in un discorso, Bolsonaro ha promesso:
“Li integreremo nella società. Proprio come l’esercito, che ha fatto un ottimo lavoro incorporando gli Indiani nelle forze armate.”
Da quando è entrato in carica, a gennaio, la sua agenda legislativa ha scatenato un assalto alle terre e ai mezzi di sostentamento dei popoli indigeni, con l’esplicito obiettivo di annientarli come popoli distinti.
Ha tentato di aprire i territori indigeni all’estrazione delle risorse, di togliere la protezione alle terre indigene, di smantellare il sistema sanitario indigeno e di paralizzare irrimediabilmente il FUNAI, il Dipartimento agli Affari Indigeni.

Sonia Bone Guajajara con i suoi colleghi dell’APIB (Associazione dei Popoli Indigeni del Brasile) e Survival International consegnano il premio Razzista dell’Anno all’ambasciata del Brasile a Londra.Sonia Bone Guajajara con i suoi colleghi dell’APIB (Associazione dei Popoli Indigeni del Brasile) e Survival International consegnano il premio Razzista dell’Anno all’ambasciata del Brasile a Londra.
© Rosa Gauditano/ Survival International

“Le parole del Presidente legittimano il genocidio degli indigeni del Brasile” ha dichiarato la leader indigena Sonia Guajajara che, il 14 novembre, insieme alla delegazione dell’APIB ha consegnato all’ambasciata brasiliana a Londra il premio “Razzista dell’Anno” di Survival International.    

Cosa può esserci di più razzista del deliberato tentativo di distruggere 305 diversi popoli indigeni del Brasile solo perché vivono in modo differente?
Pensa che i popoli indigeni siano poveri
“Gli Indiani non parlano la nostra lingua, non hanno denaro né cultura” ha dichiarato Bolsonaro.
Nel suo discorso alle Nazioni Unite del settembre 2019, Bolsonaro ha affermato:
“I popoli indigeni non vogliono essere proprietari terrieri poveri su terre ricche. Specialmente, nelle terre più ricche del mondo – come la riserva Yanomami e di Raposa Serra do Sol. In queste riserve c’è abbondanza di oro, diamanti, uranio, niobio e elementi rari”.
In realtà, prima di raccontare alle Nazioni Unite cosa vogliono gli Yanomami, avrebbe dovuto chiederlo a loro. L’associazione Yanomami Hutukara ha poi rilasciato una dichiarazione chiarendo cosa realmente pensano della ricchezza delle loro terre:
“Noi, gli Yanomami, non siamo interessati all’uso delle risorse che si trovano sotto terra e non vogliamo vendere oro e minerali di valore… La nostra terra è ricca grazie alla foresta, non per quello che si trova al di sotto. Per noi, la ricchezza è la foresta in piedi… Non vogliamo essere come i popoli non-indigeni.”
Le sue politiche e la sua retorica incoraggiano il genocidio
Quest’anno, alla data di pubblicazine di questo articolo, le politiche pro-business di Bolsonaro, anti-ambientaliste e anti-indigene, hanno incrementato del 44% il numero degli attacchi nei territori indigeni, con un aumento del 101% nelle terre colpite dalle invasioni. In Amazzonia, gli incendi sono aumentati dell’80% nel 2019 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Paulo Paulino Guajajara, noto anche come Kwahu, è stato ucciso in un’imboscata dei taglialegna. Era un Guardiano dell’Amazzonia, un gruppo di indigeni del popolo Guajajara che proteggono il loro territorio dai trafficanti di legno. Nel territorio dei Guajajara vive anche una tribù incontattata, quella degli Awà, che rischia il genocidio per mano degli invasori.Paulo Paulino Guajajara, noto anche come Kwahu, è stato ucciso in un’imboscata dei taglialegna. Era un Guardiano dell’Amazzonia, un gruppo di indigeni del popolo Guajajara che proteggono il loro territorio dai trafficanti di legno. Nel territorio dei Guajajara vive anche una tribù incontattata, quella degli Awà, che rischia il genocidio per mano degli invasori.

© Sarah Shenker/Survival International


Questo violento attacco alla foresta pluviale minaccia direttamente di imminente genocidio alcuni dei popoli più vulnerabili del pianeta: si pensa che nell’Amazzonia brasiliana vivano più di 100 tribù incontattate.

Con l’aumento delle invasioni e della distruzione della foresta pluviale fatte nel nome del “progresso” economico e del profitto privato, i popoli incontattati diventano dei bersagli: vengono massacrati per le risorse perché avidi stranieri sanno che possono letteralmente farla franca. Sono genocidi silenziosi e invisibili, con pochi o nessun testimone.   


Non dimentichiamoci che, una volta, Bolsonaro ha dichiarato:

“È un peccato che la cavalleria brasiliana non sia stata efficiente quanto quella americana nello sterminare i suoi Indiani”.

Il 2019 è solo il suo primo anno al potere. Sarà presidente del Brasile per i prossimi quattro.

Per favore, unisciti a noi per schierarti a fianco dei popoli indigeni del Brasile e fermarne il genocidio: #StopBrazilsGenocide.

Survival International è il movimento mondiale per i popoli indigeni. Dal 1969 li abbiamo aiutati a difendere le loro vite, proteggere le loro terre e determinare autonomamente il proprio futuro.

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