OLON: la Dichiarazione di Nairobi

Noi, Popoli Indigeni del mondo, siamo i custodi e intratteniamo un legame consuetudinario e profondo con le nostre terre, le nostre acque e i nostri territori. I nostri ecosistemi non ci appartengono: siamo noi ad appartenere a loro. Siamo pastori, pescatori e cacciatori-raccoglitori. Pratichiamo i nostri sistemi di conoscenza ancestrali, che sono radicati nella nostra filosofia di vita. Manteniamo i nostri territori secondo le nostre leggi naturali e li proteggiamo per le generazioni presenti e future. 

Da decenni ormai, la potente industria della conservazione usurpa e ruba i nostri territori con il pretesto di salvare Madre Terra. Trasformano i nostri territori in parchi nazionali, riserve della tigre, santuari della fauna selvatica, aree protette, aree di conservazione e riserve di caccia sportiva senza il nostro consenso.

Vendono le nostre terre attraverso i mercati del carbonio, i crediti di biodiversità e altri sistemi di compensazione che servono a dare una parvenza di sostenibilità ambientale (greenwashing) alle pratiche distruttive delle multinazionali. Nonostante siano designate come "Aree protette", queste zone vengono distrutte e destinate all'estrazione mineraria a cielo aperto, all'estrazione "verde" di minerali critici per la transizione energetica e alle piantagioni commerciali di gomma, pino, tè, caffè, soia e teak. Vengono aperte al turismo dei safari, che non mostra alcun rispetto per i popoli indigeni né per i nostri antenati.

Il nostro stile di vita e la difesa dei nostri diritti e delle nostre terre vengono criminalizzati. Le nostre comunità subiscono intimidazioni, percosse, incarcerazioni, torture, ferimenti da arma da fuoco e omicidi. Danno alle fiamme le nostre case, distruggono i nostri beni e ci sfrattano a forza dai nostri villaggi, dalle nostre comunità e dai nostri territori. Ci negano deliberatamente il riconoscimento della demarcazione e della titolarità della superficie e del sottosuolo delle nostre terre e dei nostri territori, e le "leggi" esistenti vengono sistematicamente violate. Il principio del Consenso libero, previo e informato (FPIC) viene costantemente calpestato. La vita e l'autodeterminazione dei popoli indigeni incontattati (popoli che vivono in isolamento volontario) sono gravemente minacciate. 

Dietro tutto ciò vi è una coalizione composta da governi, multinazionali e ONG internazionali che si occupano di "conservazione" dell’ambiente. Controllano i nostri territori perché finanziati da ricchi paesi del Nord del mondo, dalle banche multilaterali di sviluppo, da istituzioni finanziarie multilaterali, dalla Banca Mondiale, dalle industrie dei combustibili fossili e da altre industrie inquinanti. Oggi le nostre terre sono amministrate da governi, ONG ed élite. Non da noi. Questa non è conservazione della natura. Non è altro che un cartello.

Ci siamo riuniti a Nairobi, da ogni parte di Africa, Asia, Nord America e America Latina. Rivendichiamo i nostri diritti collettivi, intrinseci e distintivi. Non aspetteremo oltre che qualcuno li riconosca o ce li conceda: adesso ce li riprendiamo. 

La vera conservazione della natura è parte integrante dei nostri sistemi tradizionali. Ci opponiamo a una conservazione caratterizzata da logiche di mercato, accaparramento di terre, finanziarizzazione della natura, greenwashing da parte dei grandi inquinatori e false Soluzioni basate sulla natura. Esigiamo uguaglianza, consenso, trasparenza, rispetto e dignità. Rifiutiamo che i nostri parenti e i nostri spiriti sacri – come il giaguaro, il leone, l'elefante, la balena e il bufalo – e i loro ecosistemi vengano usati come serbatoi di carbonio, crediti di biodiversità o strumenti di “compensazione” dell'inquinamento aziendale. 

Esigiamo la restituzione delle nostre terre ancestrali, incluse quelle che ci sono state sottratte per creare parchi e riserve naturali. Esigiamo autodeterminazione e autogoverno. La conservazione della natura deve essere guidata dai popoli indigeni, perché noi ne sappiamo di più. Esigiamo il Consenso libero, previo e informato (FPIC) per qualsiasi iniziativa. Esigiamo che i nostri diritti collettivi, intrinseci e distinti, siano esercitati concretamente e non solo su carta. Ci opponiamo alla mercificazione del nostro legame con la terra, l'aria, l'acqua e ogni essere vivente; ci opponiamo al commercio dei crediti di carbonio e ai meccanismi di compensazione, ai REDD+, ai crediti e compensazioni di biodiversità, e alla geoingegneria. Ci opponiamo alla conservazione di stampo coloniale e alla cosiddetta "conservazione fortezza". Ci opponiamo alle attività estrattive mascherate da misure di protezione. 

Ai media che si occupano di conservazione diciamo: fate i nomi dei responsabili e seguite la pista del denaro. Smascherate i finanziatori dei nostri sfratti e delle violenze che subiamo, e anche le ONG che traggono profitto dai finanziamenti destinati alla conservazione. 

All'industria della conservazione – WWF, Wildlife Conservation Society, African Parks, UNESCO, Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), Frankfurt Zoological Society, International Big Cat Alliance, Zoological Society of London, Wildlife Alliance, Conservation International, The Nature Conservancy e Northern Rangelands Trust – diciamo: andatevene dalle nostre terre e rispettate i nostri diritti, diversamente, vi cacceremo via applicando il nostro sistema giudiziario. E rendete pubblici tutti gli accordi relativi a carbonio e biodiversità che avete stipulato su territori indigeni. 

Ai finanziatori: smettete di finanziare la conservazione di stampo coloniale e sostenete i diritti dei popoli indigeni e il rafforzamento della nostra autonomia e autodeterminazione. 

Ai nostri governi: restituiteci le nostre terre ancestrali e riparate tutte le ingiustizie storiche. Riconoscete formalmente e legalmente le nostre comunità e le nostre terre. Cancellate i progetti imposti sui nostri territori. Rilasciate tutte le persone arrestate per aver difeso i propri territori. Risarciteci per le vite e i mezzi di sostentamento che ci avete sottratto e riparate ai danni del saccheggio storico. Rispettate le sentenze dei tribunali nazionale e regionali, nonché i principi del Consenso libero, previo e informato (FPIC), la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni (UNDRIP) e la Convenzione 169 dell'OIL. Siete avvisati. I vostri finanziatori saranno smascherati. 

Ai popoli indigeni del mondo: uniamoci in questa lotta per proteggere le nostre terre, i nostri territori, i nostri mezzi di sussistenza e i nostri ecosistemi. Abbiamo un nemico comune, determinato a sterminarci e a distruggere i nostri diritti, e a profanare Madre Terra. È giunto il momento di combattere insieme. La nostra solidarietà è la nostra forza. Se uno di noi è minacciato, siamo tutti minacciati. 

Solleviamo queste richieste a nome di coloro che non hanno voce: le nostre terre, le nostre acque, i nostri territori e i nostri ecosistemi. 

LA NOSTRA TERRA. I NOSTRI DIRITTI. LA NOSTRA CONOSCENZA. IL NOSTRO FUTURO. NIENTE SU DI NOI SENZA DI NOI

Indigenous Land Alliance
Nairobi
25 settembre 2026

Versione PDF della Dichiarazione Indigena di Nairobi.

Condividere