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Indiani di Raposa-Serra do Sol

Intervieni   Dona

I latifondisti si appropriano della terra indiana con brutale violenza.

I popoli di Raposa-Serra do Sol subiscono violenti attacchi da parte dei latifondisti mentre il governo rifiuta di far rispettare la legge. Dal 1° gennaio 2019 Jair Bolsonaro, politico nazionalista di estrema destra, è il nuovo Presidente del Brasile e sta cercando di portare indietro le lancette dell’orologio in materia di diritti dei popoli indigeni.
Gli vuole togliere l’autonomia, li vuole “assimilare” contro il loro volere e propone di togliere la demarcazione di Raposa-Serra do Sol.
Unisciti alla lotta contro il genocidio in Brasile adesso, firma la petizione!

Indiani di Raposa Serra do Sol

Makuxi con i tradizionali costumi paishara. © Fiona Watson/Survival

I Makuxi, gli Wapixana, gli Ingarikó, i Taurepang e i Patamona abitano una terra chiamata Raposa-Serra do Sol (Terra della volpe e Montagna del Sole), nel nord del Brasile, al confine con il Venezuela e la Guyana.

Si tratta di una regione di spettacolare bellezza, ammantata di montagne, foreste, savane, fiumi e cascate. Il territorio ha un’ampiezza di circa 1,7 milioni di ettari ed è la patria di circa 23.000 Indiani.

Nonostante abbiano contatti con il mondo esterno da oltre due secoli, tutti mantengono la loro lingua e la loro cultura.

Molte comunità gestiscono dei propri programmi educativi e sanitari, e hanno fondato organizzazioni autonome per meglio difendere i propri diritti.

“Nessun popolo è migliore di un altro”

Due indigeni di Raposa-Serra do Sol, Jacir José de Souza e Pierlangela Nascimento da Cunha, spiegano a Survival l’amore che li lega alla loro terra e al loro stile di vita.

Le ultime minacce

Dopo anni di campagne condotte dal Consiglio Indigeno di Roraima (CIR), da Survival e da molte ONG del Brasile e di altri paesi, il territorio di Raposa-Serra do Sol è stato formalmente riconosciuto dal Presidente Luis Inàcio Lula da Silva il 15 aprile 2005.

La felicità di questa conquista, che rappresenta una vera pietra miliare nella storia delle tribù locali, è stata enorme. Per decenni, il territorio era stato oggetto di una violenta campagna condotta dagli allevatori locali e dai coloni con l’obiettivo di impedire agli Indiani di riappropriarsi della terra ancestrale.

Nonostante il riconoscimento, per anni allevatori e coloni locali hanno continuato a minacciare e trattare gli Indiani con estrema brutalità nel tentativo di avere la meglio. Nel corso di tre decenni di lotta, furono uccisi oltre venti Indiani e feriti a centinaia.

Finalmente, dopo la sentenza e sotto pressione dell’opinione pubblica, la maggior parte degli allevatori e dei coloni furono lentamente allontanati dietro risarcimento da parte del governo, ma un gruppo di coltivatori di riso resisteva a ogni tentativo di rimozione da parte della polizia.

Le loro azioni illegali e violente erano appoggiate da un gruppo di potenti politici locali. La situazione precipitò nell’aprile 2008, quando questi coltivatori cominciarono a ricorrere a tecniche sempre più violente arrivando persino a sparare e ferire almeno 10 Indiani, a dare fuoco ai ponti per impedire agli Indiani di entrare o uscire dalle loro terre e a lanciare bombe su una comunità.

“Scorre sangue per la nostra terra”

Sicari assoldati da Paulo César Quartiero, un agricoltore e politico locale, attaccano una comunità di Indiani Makuxi con fucili e bombe di fabbricazione artigianale. Dieci Indiani vengono feriti. Quartiero fu arrestato, ma rilasciato poco dopo.
Attenzione: il video contiene immagini di violenze e ferimenti adatte solo a un pubblico adulto.

Il governo dello stato di Roraima si appellò alla Corte Suprema del Brasile contestando il riconoscimento da parte dei funzionari del governo federale di Raposa-Serra do Sol e chiedendo la riduzione della sua estensione.

Nel territorio vivevano circa 20.000 Indiani che dipendevano dalla terra e dai fiumi per il loro sostentamento; ciò nonostante, i sei agricoltori e i politici locali continuavano a sostenere che gli Indiani fossero d’ostacolo allo sviluppo dello stato.

Finalmente, il 19 marzo del 2009, la maggioranza dei giudici della Corte Suprema confermò i diritti degli Indiani alla loro terra affermando che essa era stata demarcata secondo i dettami della Costituzione e che la sua ampiezza e i suoi confini dovevano essere mantenuti.

I giudici sancirono anche l’importanza di mantenere i territori indigeni come aree singole e continue, e dichiararono che i territori lungo il confine con il Brasile non mettevano a rischio la sovranità nazionale.

“La terra è nostra madre” dichiarò il leader Makuxi Jacir José de Souza del Consiglio Indigeno di Roraima (CIR). “Siamo felici che [la nostra terra] sia stata confermata e che la Corte Suprema abbia dato ragione ai popoli indigeni.”

“Oggi abbiamo nuovamente facoltà di pescare nei nostri fiumi senza temere di essere uccisi dalle pallottole delle guardie armate degli allevatori” aggiunse un altro leader Makuxi.

Stile di vita

I Makuxi, il popolo indigeno più numeroso di Raposa-Serra do Sol, credono di essere, insieme ai loro vicini Ingarikó, i discendenti dei figli del Sole (Macunaima e Anique), che lasciarono loro in dono il fuoco ma anche malattie e sofferenze.

Uomo Makuki ricopre il tetto con foglie di palma buriti, Serra do Sol, Brasile. © William Milliken/Survival

I popoli di Raposa sono cacciatori, coltivatori e pescatori. Alcuni allevano piccole mandrie di bestiame nella savana, e tengono altri animali domestici.

Durante gli aridi e lunghi mesi estivi, gli indigeni cacciano, pescano in qualunque fiume non sia prosciugato e visitano i villaggi vicini. L’estate è anche la stagione durante la quale si dedicano alle loro case, che riparano o costruiscono utilizzando legno, argilla e foglie di palma.

L’inverno, che dura da maggio a settembre, è un periodo di piogge tanto intense da rendere impossibili attività come quelle che vengono svolte negli altri periodi dell’anno.

Le comunità hanno dimensioni molto variabili e si fondano sui legami matrimoniali e famigliari. Le famiglie allargate cacciano insieme ma ciascun nucleo famigliare coltiva autonomamente ciò di cui ha bisogno per il proprio consumo.

Gli antefatti

I Makuxi hanno subito il furto delle loro terre e violenze spaventose sin dai primi tempi della colonizzazione, avvenuta nel diciottesimo secolo. Nonostante i ripetuti tentativi di sfratto, riuscirono a restare nelle terre ancestrali.

Bambini Makuxi a Uiramutã, Raposa Serra do Sol, Brasile. © Fiona Watson/Survival

Gli allevatori occuparono le terre di Raposa nel XX secolo, dando vita a enormi ranch pattugliati da guardie armate che hanno sistematicamente sottoposto gli Indiani a terribili violenze. Tra gli anni ’80 e ’90, almeno 20 Indiani sono stati assassinati e a centinaia picchiati e feriti gravemente.

Le terre indiane furono invase anche da cercatori illegali di oro e diamanti che inquinavano i loro fiumi e portavano molta tensione nelle comunità.

Alcuni anni fa, nonostante l’opposizione degli indigeni, a Raposa furono costruite anche piccole città e i militari aprirono caserme proprio accanto al villaggio di Uiramutã.

Nel 1996, un gruppo numeroso di imprenditori agricoli invase Raposa-Serra do Sol per coltivarvi riso. Utilizzavano grandi quantità di pesticidi che finivano nei fiumi e nei torrenti usati dagli Indiani per fare il bagno, per cucinare e attingere acqua potabile.

Negli ultimi decenni, questi imprenditori ripristinarono tecniche di guerriglia in stile terroristico, distruggendo le proprietà degli Indiani, minacciando i loro leader e dando fuoco alle loro scuole.

Gli ultimi produttori di riso e gli allevatori se ne sono andati solo nel 2009, quando la Corte Suprema decise di riconoscere Raposa-Serra do Sol come un territorio indigeno, unico e indiviso.

Oggi i popoli della Terra della volpe e della Montagna del Sole vivono in pace nella loro stessa terra e stanno promuovendo e gestendo autonomamente propri programmi sanitari ed educativi.

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