Guaraní: muore celebre sciamano


Guaraní: muore celebre sciamano

E' morto lo scorso 3 settembre nel suo villaggio di Panambizinho, nello stato di Mato Grosso do Sul, in Brasile, Pauito Aquilo, sciamano Kaiowà tra i più anziani cittadini del Brasile. Si presume avesse circa 120 anni, e durante la sua lunga esistenza è stato testimone di cambiamenti epocali. Il suo nome Kaiowá, Avà Araruà, significa "piccolo indiano dalla grande sapienza".

La tribù di Paulito, i Kaiowà, é parte della grande nazione Guaraní, uno dei primi popoli ad incontrare e confrontarsi con i colonizzatori europei nel XVI secolo; i Kaiowá, ovvero "gente della foresta", riuscirono a fuggire i bianchi per secoli: non a caso, prima dell'età adulta, Paulito non era mai entrato in contatto con un uomo bianco. Quando invece nel secolo scorso furono aperte le frontiere brasiliane, la foresta dei Kaiowá, venne distrutta  per far spazio a coltivazioni estensive di canna da zucchero e di soia e per insediare allevamenti di bestiame. Inoltre, si stabilirono in quell'area alcune sette religiosi che tentarono, spesso invano, di sradicare le credenze proprie dei Guarani.

Negli anni ‘40, la comunità di Paulito a Panambizinho, così come tutti i gruppi Kaiowá, soffrì terribilmente a causa dell'esproprio delle terre da parte dei coloni, e dovette subire la presenza dei soldati armati, inviati per impedire loro di far ritorno alle loro terre. Così, costretti in soli 60 ettari, i Kaiowá, soffrirono la fame, l'inquinamento delle terre e dei fiumi, e per i molti suicidi di giovani disperati. Solo nel 1999, nel villaggio di Panambizinho, si sono verificati almeno due casi di suicidi di gruppo tra gli adolescenti.

Paulito fece in seguito appello ad organizzazioni come Survival International per chiederne il sostegno. Nel 1994, il procuratore generale Aristides Junqueira visitò il Mato Grosso do Sul, dichiarando che in quella regione "le vacche hanno più diritti degli Indiani". L'allora ministro della giustizia, Nelson Jobim, che non si era mai particolarmente distinto per le sue posizioni a favore degli Indiani, dichiarò che le terre degli Indiani sarebbero state restituite alla comunità e "demarcate" in accordo con la Costituzione brasiliana. Purtroppo Paulito non è vissuto abbastanza per vedere quel giorno. Così, stanchi di aspettare giustizia e di promesse non mantenute, nel 2001 gli Indiani di Panambizinho iniziarono la "retomada", riappropriandosi di parte delle terre dei loro avi. Come spesso accade tuttavia, , essi vennero minacciati e respinti, costretti dietro recinzioni elettriche, e lasciati con solo 5 dei 1300 ettari che spetterebbero loro.

Paulito era nato a Panambizinho, e lì trascorse la sua esistenza. Da ragazzo imparò a pregare e divenne in seguito un rezador, uno sciamano. La sua sapienza divenne a tal punto leggendaria che eminenti antropologi quali Darcy Ribeiro, Bartomeu Malià ed Egon Scaden riconobbero le sue doti di oratore e di difensore dei diritti del suo popolo. Per i Guaraní, "lo sciamano impara a pregare, ed esistono diverse preghiere per proteggere dai morsi dei serpenti, dalle malattie e dagli attacchi dei giaguari, per il sole e per la pioggia. Lo sciamano vive come uno spirito e tutto è nella sua mente, in linea diretta con dio". Paulito era custode di 147 preghiere e, con sua moglie Balbina Francisca, celebrava la preghiera all'interno dell'oca, un'immensa casa comune per la  preghiera, per molti anni l'unica rimasta in tutte le comunità Guaraní del Brasile. Paulito era anche uno dei pochi conoscitori del rito di Tembe'ta , cerimonia che, attraverso la foratura del labbro inferiore con un bastoncino di resina d'albero indurita, segna per i ragazzi maschi il passaggio dall'infanzia all'età adulta. In quanto sciamano egli era inoltre responsabile del benessere della comunità, e riteneva che, oltre al riconoscimento dei diritti alla terra, la stessa religione e stile di vita dei Guaraní fossero cruciali per la loro sopravvivenza e per la loro felicità. Insegnò ai propri nipoti a cantare e a danzare: "Quando posso insegnare ai miei nipoti, o a chiunque altro, mi sento felice, molto felice. Penso sia una cosa grande e meravigliosa. La mia anima è piena di gioia. Chiunque può imparare ad essere uno sciamano se lo vuole." Insegnò alla sua gente cerimonie ormai cadute nell'oblio: ad esempio, dopo molti anni è stata nuovamente celebrata la cerimonia per festeggiare la  raccolta del grano.

Paulito ha riassunto la situazione del suo popolo in una intervista con Survival nel 1998. "La nostra religione e il nostro stile di vita sono in pericolo. Non abbiamo abbastanza terra per mantenere vive le nostre usanze, mentre in passato queste terre erano tutte territorio indiano. Mi sposai giovane, e in allora possedevo 25 ettari di terra per la coltivazione che bastavano a sfamare la mia famiglia e i miei parenti. A quei tempi non conoscevamo lo zucchero, al posto del quale usavamo il miele raccolto dalle api, nè tanto meno conoscevamo il sale. Inoltre producevamo la nostra chica (bevanda di grano fermentato) e vi era grande abbondanza di pesci. Ai quei tempi recitavo una preghiera per i pesci, e questi si moltiplicavano nel tempo; con una rete poi ne pescavamo due o tre, solo il necessario. Allora vi era sempre abbondanza di pesci. E in quei tempi non vi erano bianchi."

"Poi però i bianchi cominciarono ad arrivare. Li vedemmo tagliare la foresta e ricavarne campi per la loro coltivazione. A quei tempi la mia gente viveva in quattro grandi case comuni, e ricordo ancora le parole di un anziano: "I bianchi ci stermineranno. Uccideranno i nostri cavalli, prenderanno il nostro pesce ed anche il grano. E una volta che tutta la foresta sarà scomparsa, il nostro popolo non avrà più futuro. Tutto sta cambiando e nulla rimarrà della nostra terra." Ora sappiamo che quell'uomo, tanti anni fa, aveva ragione."


Dopo anni di persecuzioni, povertà e violazioni dei loro più elementari diritti,  grazie alla guida di Paulito i Kaiowá, hanno deciso di lottare contro con la burocrazia e l'indifferenza delle autorità brasiliane, cercando di riottenere la tekoha, loro terra ancestrale.

Rispettando le credenze Kaiowá, Paulito è morto nel luogo in cui nacque, e la sua anima potrà ora far ritorno al creatore, il ‘Grande Padre' Ñande Ru. Il lascito spirituale di Paulito sopravvive oggi attraverso la sua numerosa famiglia. Egli lascia sua moglie Balbina Francisca di 102 anni, con la quale è stato sposato per circa 90 anni, e 12 figli e molti nipoti e pro-nipoti.

Per conoscere di più del fenomeno dei suicidi tra i  Guaraní, vai nella sezione Approfondimenti nel menu alla tua destra.