India: ancora due morti nel parco nazionale dove si 'spara a vista'

Due persone sono state uccise nel corso degli sfratti ai confini del Parco di Kaziranga

Due persone sono state uccise nel corso degli sfratti ai confini del Parco di Kaziranga

© The Wire

Questa settimana due persone sono state uccise e altre venti sono state ferite nel corso di uno sfratto violento nel Parco Nazionale di Kaziranga, tristemente noto in India per la sua politica dello "sparare a vista”. Lo sfratto di tre villaggi, condotto nel nome della conservazione, ha coinvolto 1000 addetti alla sicurezza, elefanti e ruspe usati per distruggere centinaia di case, una scuola costruita dal governo e una moschea.

Qui è possibile vedere le scioccanti immagini degli sfratti.

Le famiglie sfrattate appartenevano a una comunità musulmana non indigena, sorta ai margini del Parco Nazionale decine di anni fa. Quest’area dovrebbe essere inclusa a breve nel parco, a seguito della sua espansione. La Corte Suprema di Guwahati ha ordinato lo sfratto nell’ottobre del 2015, menzionando le necessità della fauna selvatica e affermando: “Qui non dovrebbero esserci più abitazioni umane”.

Prima dello sfratto le famiglie non hanno ricevuto alcun finanziamento, né alcun alloggio alternativo. Il governo statale ha promesso di risarcire i membri della comunità entro 40 giorni, ma molti sono scettici sulla possibilità stessa di essere risarciti e si chiedono come mai questo venga offerto dopo lo sfratto anziché prima.

“Abbiamo vissuto in quest’area per decine di anni e all’improvviso il governo ci ha detto di andarcene… Le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco su di noi” ha dichiarato Rafiq Ali, un leader della comunità di Banderdubi.

Akash Oram, un bambino indigeno, è stato ferito dai colpi di pistola sparati da un guardia forestale nel Parco Nazionale di Kaziranga ad Assam, in India

Akash Oram, un bambino indigeno, è stato ferito dai colpi di pistola sparati da un guardia forestale nel Parco Nazionale di Kaziranga ad Assam, in India

© JEEPAL

I popoli indigeni dell’area rischiano arresti, pestaggi, torture e persino la morte. Alcuni villaggi tribali e indigeni hanno ricevuto ordini di sfratto dallo stesso tribunale: più di 600 famiglie indigene in questi villaggi temono che questi metodi brutali saranno impiegati anche contro di loro. Non è stata fissata alcuna data per questi sfratti, ma un contatto locale ha detto a Survival: “Siamo tutti molto spaventati."

Molte delle persone che vivono in questi villaggi sono già state sfrattate in precedenza, alcune più di una volta, mano a mano che i confini del parco si sono allargati. Ancora una volta le loro case sono state dichiarate parte dell’area protetta e non viene data loro altra scelta se non quella di andarsene. Tutto questo è in netta violazione della legge indiana e di quella internazionale, che stabiliscono con chiarezza che i popoli indigeni possono essere trasferiti dalla propria terra solo con il loro consenso libero e informato.

Le grandi organizzazioni per la conservazione sono colpevoli di sostenere questa situazione. Non denunciano mai gli sfratti. Il World Wildlife Fund (WWF) offre addirittura dei tour commerciali del parco.

Tra i villaggi che rischiano lo sfratto c’è quello di Akash Orang, un ragazzo di sette anni cui un guardaparco ha sparato alle gambe lo scorso luglio. Si trova tuttora in ospedale in condizioni serie, nonostante il Dipartimento alle Foreste abbia promesso di prendersi cura di lui.

Survival International promuove una campagna contro gli sfratti forzati dalle riserve delle tigri in India e contro la militarizzazione della conservazione, come la politica dello “sparare a vista” in vigore a Kaziranga. I popoli indigeni sono i migliori conservazionisti e custodi del mondo naturale. A guidare il movimento ambientalista dovrebbero essere loro – collaborando nella lotta al bracconaggio. Invece vengono sfrattati ed esclusi, distruggendo così le loro vite e danneggiando la conservazione.