Survival spiega le motivazioni che stanno alla base della sua campagna contro la creazione dell’area protetta di Messok Dja

Survival International ha prove di violazioni dei diritti umani?

Indaghiamo sulla distruzione delle tribù del Bacino del Congo nel nome della conservazione sin dagli anni ’80. Nel 2017 abbiamo pubblicato un rapporto lungo 120 pagine dal titolo ‘How Will We Survive: The Destruction of Congo Basin Tribes in the Name of Conservation’.

Survival studia l’impatto del Messok Dja sulle comunità baka da diversi anni. Nel dicembre 2018 abbiamo pubblicato alcune lettere dei Baka che testimoniano le violazioni dei diritti umani commesse da guardaparco finanziati dal WWF.

Survival collabora con i Baka e con le ONG congolesi locali che lottano contro le violazioni dei diritti dei popoli indigeni compiute nel nome della conservazione. Queste stesse organizzazioni della società civile hanno scritto una dichiarazione congiunta in cui condannano gli abusi commessi nel Messok Dja.

Anche la Rainforest Foundation UK ha raccolto prove di abusi diffusi, e ha pubblicato due rapporti: Protected areas in the Congo Basin: Failing both people and biodiversity e The Human Impact of Conservation in Republic of Congo.

Perché i Baka sono perseguitati? Staranno facendo qualcosa di sbagliato.

Proprio come te, Survival non riesce a capire come il WWF possa giustificare il suo comportamento verso i Baka. I popoli indigeni sono i migliori conservazionisti e custodi del mondo naturale. Le prove dimostrano che sanno gestire il loro ambiente e la sua fauna meglio di chiunque altro.

Nonostante i Baka vivano nelle foreste di Messok Dja da tempo immemorabile, il WWF le descrive come “vergini” e “intatte”. Ma il buon stato di salute di queste foreste non è un caso! I Baka sono una tribù di cacciatori-raccoglitori con una comprensione unica di cosa significa vivere in modo sostenibile, e questo è decisamente in sintonia con gli obiettivi del WWF per la conservazione. Se la biodiversità è così rigogliosa in queste foreste, è perché i Baka l’hanno alimentata e ben gestita grazie alle loro vastissime conoscenze in materia di conservazione. I Baka erano già conservazionisti esperti molto prima che la parola “conservazione” venisse coniata.

Perché Survival si scontra con il WWF? Il WWF ha una policy sui popoli indigeni.

Sotto gli occhi del WWF vengono commesse gravi violazioni dei diritti umani ai danni dei popoli indigeni. I progetti di conservazione del WWF provocano lo sfratto degli indigeni dalle loro terre, e contro la loro volontà, distruggono il loro stile di vita degli indigeni e minacciano la loro stessa esistenza. Quando l’organizzazione crea una nuova area protetta nelle terre ancestrali dei popoli indigeni, non si assicura il loro consenso. Nel frattempo, i guardaparco finanziati dal WWF perseguitano gli indigeni e li sottopongono a violenze fisiche. I progetti del WWF stanno distruggendo irrimediabilmente le vite dei popoli indigeni, e il gigante della conservazione deve essere chiamato a rispondere delle proprie azioni.

Non neghiamo che il documento del WWF sui popoli indigeni sia ben fatto, ma il problema è che sembra non avere alcun peso per il WWF stesso: l’organizzazione continua a mostrare uno sfacciato disprezzo per la sua stessa policy! Il fatto di aver stilato un documento convincente non può garantirgli l’immunità. Finché non saremo certi che il WWF agisce in conformità con la propria policy e con la legge nazionale e internazionale – invece di affermarlo e basta – la campagna di Survival continuerà.

Il WWF e Survival non possono lavorare insieme, invece che uno contro l’altro?

Questa non è una battaglia tra due organizzazioni. Survival International ritiene che l’industria della conservazione, incluse le grandi organizzazioni per la conservazione, sia responsabile di gravi violazioni ai danni dei popoli indigeni in tutto il mondo.

Abbiamo contattato per la prima volta il WWF riguardo l’impatto del suo lavoro sui Baka nel 1991, e da allora abbiamo incontrato il suo staff più volte. Siamo tornati sulla questione nel 2014, mentre il WWF per lo più ignorava le nostre lettere. Quando abbiamo ricevuto delle risposte, provenivano dal responsabile delle pubbliche relazioni (fatto che spinge a pensare che la sua preoccupazione principale rispetto alle nostre segnalazioni fosse quella di proteggere la sua reputazione, invece che quella di porre fine a gravi violazioni dei diritti umani).

Nel 2016, Survival ha presentato con successo un’istanza contro il WWF per aver violato le linee guida per le imprese multinazionali dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE). Sulla base delle prove fornite da Survival, l’autorità competente ha convenuto che sussistessero motivi sufficienti per indagare il WWF per violazione di una condotta commerciale responsabile.

Non era mai successo prima che un’organizzazione no profit venisse esaminata con questa modalità. Nel corso dei successivi negoziati con il WWF, è divenuto chiaro che l’organizzazione non aveva intenzione di rispettare la propria policy sui popoli indigeni, che descriveva solo come “un’ispirazione”. Il WWF si è rifiutato di rispettare il diritto dei Baka a dare il loro consenso ai progetti di conservazione nella loro terra. Per approfondire quanto accaduto durante i negoziati e capire perché sono falliti potete leggere l’articolo del Direttore Generale di Survival Stephen Corry.

Dopo aver compiuto molteplici tentativi di avviare un dialogo con il WWF, non ci scusiamo quindi per le nostre critiche pubbliche alla sua condotta.

Survival è contro la conservazione?

Survival International non è contro la conservazione. Al contrario, le nostre campagne sono rivolte alle grandi organizzazioni per la conservazione, come il WWF, che mancano sistematicamente di ottenere il consenso dei popoli indigeni per i progetti di conservazione nelle loro terre. Stiamo ancora aspettando di imbatterci in un solo esempio di una simile organizzazione che abbia compiuto questo elementare atto dovuto. Non si tratta solo di una flagrante violazione della legge internazionale, è anche controproducente per gli obiettivi stessi del WWF. È evidente che un sistema in cui i popoli indigeni – i migliori custodi del mondo naturale – sono sfrattati dalle loro terre ancestrali, è destinato a fallire. Promuoviamo un nuovo approccio alla conservazione che metta al centro i popoli indigeni. È la cosa migliore per i popoli indigeni, per la natura e per tutta l’umanità.

Survival ha un piano?

Il nostro unico obiettivo è difendere i diritti dei popoli indigeni. Siamo più che consapevoli che molti dei sostenitori di Survival sono conservazionisti appassionati e potrebbero essere sostenitori del WWF. Sappiamo che questa campagna rischia di farci perdere il loro supporto. Tuttavia, la nostra campagna a difesa dei diritti dei popoli indigeni è molto seria e dobbiamo quindi mettere da parte le preoccupazioni sulla nostra popolarità per portare avanti le battaglie che gli indigeni ci chiedono di combattere. È per questo motivo che, diversamente dal WWF, Survival International non accetta denaro da grandi aziende o governi: noi rispondiamo solo ai popoli indigeni!

Ma la fauna deve essere protetta. I danni collaterali sono spiacevoli ma necessari.

Ovviamente la fauna dovrebbe essere protetta, noi di Survival non siamo contro gli animali! La campagna di Survival non è una minaccia alla conservazione efficace, ma – anzi – cerca di promuoverla. Gli indigeni sono eccellenti conservazionisti ed escluderli dalla conservazione non ha alcun senso. Se non credete a quello che diciamo, leggete cosa dice la stessa policy del WWF:

“La maggior parte delle aree a più alto valore naturalistico rimaste al mondo è abitata dai popoli indigeni. Questo testimonia l’efficacia dei loro sistemi di gestione delle risorse. I popoli indigeni, le istituzioni che le rappresentano e le organizzazioni per la conservazione dovrebbero essere alleati naturali nella lotta per mantenere in buona salute sia il mondo naturale che le società umane.”

Sempre più prove dimostrano che il modo più semplice per proteggere il nostro pianeta è rispettare i diritti dei popoli indigeni e fidarsi della loro comprovata abilità a vivere in modo sostenibile nelle loro terre. Questo significa che chiunque dica di essere un grande sostenitore della conservazione deve anche essere un grande sostenitore dei diritti indigeni.

Per maggiori informazioni su come il rispetto dei diritti dei Baka sia fondamentale per una conservazione efficace, visita la nostra pagina.

Non si può trovare un compromesso? Non potete semplicemente chiedere al WWF di ottenere il consenso dei Baka?

Al momento le comunità baka associano il WWF alle persecuzioni e alle violenze, pertanto, anche se il WWF affermasse di aver ottenuto il consenso dei Baka, le sue affermazioni non avrebbero valore. I Baka devono sentire di potersi opporre liberamente al parco, se lo vogliono, senza temere rappresaglie. Fino a quel momento, qualunque consenso ottenuto sarà insignificante.

Cosa posso fare per aiutare?

Tantissimo! Abbiamo bisogno del tuo sostegno per mantenere alta la pressione internazionale e vogliamo che quante più persone possibili si uniscano alla nostra lotta. I nostri sostenitori avranno l’opportunità di ricoprire un ruolo attivo e coinvolgente in questa campagna, dall’inizio alla fine. Potrete scrivere ad alcuni degli attori principali di questa vicenda, sensibilizzare le persone sui social network e tanto altro. Vi forniremo presto qualche dettaglio in più.

Affrontare un’organizzazione molto popolare come il WWF è difficile. L’opinione pubblica ha una grande fiducia nel WWF: il WWF Netherlands, per esempio, uno dei principali finanziatori del Messok Dja, riceve circa 33 milioni di euro di donazioni l’anno (equivalenti a 63€ al minuto) solo dai singoli donatori (fonte: report finanziario WWF Netherlands 2017-2018).

Abbiamo bisogno del tuo sostegno per assicurarci che il nostro messaggio arrivi anche ai più appassionati sostenitori del WWF e che facciano pressione sulla loro amata organizzazione affinché rispetti i diritti umani.

Perché il WWF vuole creare il Parco Nazionale di Messok Dja? Perché quest’area è così speciale?

La creazione dei parchi nazionali è al centro della strategia del WWF per “proteggere” il pianeta. È stato definito un target globale da raggiungere entro il 2020: il 20% della superficie terrestre dovrebbe essere “protetta”. Questa parte del Congo è stata dichiarata “ecosistema prioritario” per la conservazione dei grandi primati ed è ritenuta “l’ultima roccaforte d’Africa per gli elefanti”. È dunque di particolare interesse per le organizzazioni conservazioniste.

Survival International non mette in dubbio l’importanza della conservazione della flora e della fauna del mondo. È anche nell’interesse dei popoli indigeni con cui lavoriamo che il nostro pianeta sia protetto dallo sfruttamento illecito delle risorse naturali e dalla devastazione umana. Ma le organizzazioni per la conservazione possono e devono rispettare i diritti dei popoli indigeni. Sempre più prove dimostrano che senza il sostegno dei locali la conservazione è destinata a fallire. La conservazione deve rispettare i diritti dei popoli indigeni, per proteggere non solo le tribù ma anche la natura.

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