Dichiarazione congiunta sul colonialismo verde in Congo

 
Novembre 2018

Di seguito il testo di una dichiarazione congiunta da parte di alcune organizzazioni della società civile del Congo e di Survival International in merito all’impatto del colonialismo verde sui popoli indigeni e sulla natura.

Con questa dichiarazione vogliamo spiegare al mondo l’impatto della conservazione della natura sui popoli indigeni della Repubblica del Congo (come i Baka). Ci sentiamo in dovere di farlo perché le vittime sono ignorate e le loro voci messe a tacere.

Lavoriamo da anni sul campo a fianco dei popoli indigeni e conosciamo bene il prezzo che sono costretti a pagare a causa di progetti di conservazione della natura.

Le aree protette vengono create a tavolino a Brazzaville, nel corso di riunioni tra il governo e alcune organizzazioni non governative (ONG) internazionali. I popoli indigeni e le comunità locali non vengono consultati in merito ai progetti che interessano i loro territori e non viene mai ottenuto il loro consenso previo, libero e informato.

Per la popolazione locale, i parchi nazionali sono fonte di violenza, di fame e di un peggioramento delle condizioni di salute. A causa della loro situazione di marginalizzazione e di vulnerabilità, i popoli indigeni sono più colpiti delle altre comunità da questa politica di conservazione disumana.

Il governo congolese e le squadre anti-bracconaggio finanziate dalle ONG internazionali sottopongono la popolazione locale a persecuzioni, pestaggi e torture, mettendo così la loro vita in pericolo. Gli indigeni sono accusati di “bracconaggio” quando cacciano per nutrire le loro famiglie o anche solo quando entrano nella loro terra ancestrale all’interno di aree protette; nel frattempo, lo sfruttamento forestale e la caccia ai trofei vengono celebrati come strategie di protezione della natura. La violenza fisica rappresenta solo una parte degli abusi commessi. I guardaparco rubano il loro cibo e incendiano le loro case e i loro utensili diffondendo il terrore tra gli indigeni, che quindi non si sentono più liberi di muoversi e di vivere nella loro terra ancestrale.

Il parco nazionale di Messok Dja, ancora in fase progettuale, non fa eccezione. Il WWF e il governo congolese hanno deciso di creare Messok Dja prima di coinvolgere la popolazione locale. Il diritto al consenso previo, libero e informato dei Baka e dei Bakwele non è stato rispettato. Le comunità sono fermamente contrarie al progetto e sono arrabbiate per essere state ignorate. Da diversi anni i guardaparco finanziati dal WWF lavorano nella regione e sottopongono i Baka a innumerevoli abusi. Persone che vivono già nel terrore di essere perseguitate e di subire violenze non sono nella condizione di dare il proprio consenso.

In generale, le varie politiche di lotta al bracconaggio adottate nelle aree protette della Repubblica del Congo privilegiano la repressione rispetto alle strategie di prevenzione e sensibilizzazione. E non offrono ai popoli indigeni nessuna alternativa a questa privazione dell’accesso alle risorse della foresta.

Noi condanniamo il colonialismo verde, che sfratta i popoli dalle terre che hanno gestito per generazioni, e vi chiediamo di smettere di supportarlo.

Le grandi organizzazioni per la conservazione dell’ambiente devono riconoscere il sapere superiore delle comunità locali – custodi dei loro ambienti – e offrire loro le risorse necessarie per conservare le terre sotto il loro controllo.

Senza il sostegno e la partecipazione delle comunità locali e dei popoli indigeni, la protezione della natura è destinata a fallire.

Se vogliamo proteggere la ricchezza della nostra natura, dobbiamo sostenere i popoli indigeni.

Novembre 2018

Firmato da:
Association pour la défense des droits des populations autochtones (ADPPA)
Cercle des Droits de l’homme et de Développement (CDHD)
Forum pour la gouvernance et les droits de l’Homme (FGDH)
Observatoire congolais des droits de l’Homme (OCDH)
Survival International


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*Tradotto dalla versione originale in francese

Aiutaci a cambiare in meglio la conservazione. È troppo importante per lasciarla in mano alle grandi organizzazioni.

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