FACTORY SCHOOLS

DISTRUGGONO I POPOLI INDIGENI NEL NOME DELL’EDUCAZIONE

“A scuola, gli insegnanti dicono che siamo sporchi. Ci chiamano porci e cani.”

Rahman, Orang Asli, Malesia

Oggi, circa due milioni di bambini indigeni di varie parti del mondo studiano nelle “Factory School”, ovvero in scuole residenziali finalizzate all’assimilazione, dove gli strappano l’identità indigena e li indottrinano per conformarli alla società dominante.

Ci siamo dati l’obiettivo di mettere fine a queste fabbriche dell’assimilazione. I popoli indigeni e tribali devono mantenere il controllo della loro educazione, che vogliono sia radicata nella loro terra, nella loro lingua e nella loro cultura, rendendoli orgogliosi di loro stessi e dei loro popoli.

Aiutaci a restituire ai popoli indigeni il controllo della loro educazione.

Per le Factory School, l’essere indigeni è qualcosa di “sbagliato”

“L’educazione” fornita nelle scuole per l’assimilazione mira a “correggere” quello che ci sarebbe di sbagliato nell’essere indigeni. Si vantano di fornire ai bambini indigeni i mezzi per avere “successo” nella società dominante, ma la storia dimostra che queste scuole distruggono intere vite, provocano traumi e devastano i bambini, le loro famiglie e le loro comunità per generazioni.

Carlisle Indian Industrial School, Pennsylvania, Stati Uniti c1900. © Cumberland County Historical Society

Adunata di bambini indigeni nell’Istituto KISS, una scuola residenziale aperta nel 1993. Vi studiano almeno 27.000 bambini. © Kalinga Institute of Social Sciences

Le Factory School nel passato

Nei secoli XIX e XX, le Factory School erano note in Canada, Australia e Stati Uniti come “Scuole Residenziali” o “Collegi”. Nel solo Canada, vi sono morti più di 6.000 bambini – ovvero uno studente ogni 25.

Il trauma inimmaginabile prodotto da questo sistema ha lasciato in molte comunità una cruda e dolorosa eredità, con alte percentuali di depressione, suicidi e abusi di alcol e stupefacenti.

È inconcepibile che scuole di questo genere possano esistere ancora, ma attualmente se ne contano migliaia tra Africa, Asia e Sud America.

Le Factory School oggi

Stimiamo che i bambini indigeni ‘educati’ nelle ‘fabbriche per l’assimilazione’ del mondo siano attualmente 2 milioni.

In queste scuole, i bambini vengono alienati dalle loro case, dalle loro famiglie, dalle loro lingue e culture. Spesso subiscono abusi psicologici, fisici o sessuali. Nelle scuole residenziali del solo stato indiano di Maharashtra, per esempio, tra il 2001 e il 2016 sono morti circa 1500 bambini indigeni, di cui 30 di suicidio.

Distruggere comunità e lingue

Norieen Yaakob del popolo Temiar della Malesia, sopravvissuta a stento dopo essere scappata dalla scuola residenziale in cui si trovava. È stata ritrovata 47 giorni dopo la fuga dall’istituto; gli altri 5 bambini che erano con lei erano ormai morti.

Le scuole per l’assimilazione insegnano ai bambini che le credenze e le conoscenze dei loro popoli sono “arretrate”, inferiori o sbagliate.

A milioni di bambini indigeni è vietato parlare la propria lingua madre a scuola, o sono scoraggiati dal farlo. Ciò minaccia la sopravvivenza delle lingue indigene. La prima causa d’estinzione di una lingua è il mancato uso, da parte dei bambini, della lingua dei genitori. È un disastro, perché le lingue indigene sono fondamentali per capire il mondo in cui viviamo, chi siamo e di cosa possono essere capaci gli esseri umani.

Trasformare le “passività” in “patrimonio attivo”

Le scuole per l’assimilazione esistono per trasformare i bambini indigeni e tribali – che hanno lingue e culture proprie – in arrendevoli lavoratori del futuro. “Trasformiamo costi in contribuenti, passività in patrimonio attivo” vanta la più grande Factory School del mondo.

Spesso sono sponsorizzate dalle industrie estrattive e da grandi aziende. Queste compagnie aspirano a trarre profitto dalla terra, dal lavoro e dalle risorse indigene, e le Factory School costituiscono il modo più economico per assicurarsi questo utile nel lungo termine.

In India e in Messico, le industrie estrattive sostengono scuole che insegnano ai bambini ad apprezzare le attività minerarie e a rifiutare il legame che esiste tra il loro popolo e la loro terra, in quanto “primitivo.”

Alcuni stati usano il sistema scolastico come strumento per inculcare il patriottismo e sedare i movimenti indipendentisti, come nel Papua Occidentale, dove il governo indonesiano sta cercando di “indonesizzare” gli indigeni papuasi, e reprime violentemente il dissenso.

Un altro movente è la conversione religiosa. In Bangladesh e in Indonesia, l’attività missionaria islamica punta molto sulla scolarizzazione indigena; in Sud America diverse confessioni cristiane dirigono scuole missionarie residenziali. I fondamentalisti induisti, in India, targettizzano i bambini indigeni per convertirli tramite la scolarizzazione.

Bambini papuasi in un collegio islamico a Jakarta. © Michael Bachelard / Survival

Una perdita per tutta l’umanità

Questo disprezzo per le conoscenze e le culture indigene finisce per distruggere i popoli indigeni e le loro culture e conoscenze uniche.

A casa, i bambini indigeni imparano tecniche e conoscenze complesse e sofisticate, che permettono loro di vivere bene nella loro terra e di farla prosperare per il futuro. I popoli indigeni sono i migliori conservazionisti e custodi del mondo naturale. Se i bambini indigeni non potranno più imparare nelle loro comunità e nelle loro lingue, nel corso di una sola generazione potremmo perdere migliaia di anni di saggezze collettive, di conoscenze e visioni uniche.

Gli Enawene Nawe del Brasile hanno il controllo della propria educazione, radicata nella loro cultura e nella loro lingua. © Survival International

La soluzione

I popoli indigeni e tribali devono poter gestire la propria educazione. L’educazione deve essere radicata nella terra, nella lingua e nella cultura dei popoli indigeni stessi, e fornire ai bambini un’educazione solida e un profondo orgoglio in loro stessi e nel proprio popolo.

Facciamola diventare realtà per tutti i bambini indigeni – prima che sia troppo tardi.

Bambini Orang Rimba nella Scuola della Giungla (Sokola Rimba), Indonesia. © Aulia Erlangga

Bambini Baka coinvolti nel progetto di educazione indigena “Two Rabbits” (Due conigli) in Camerun. © Sarah Strader/chasingtworabbits.org

Cosa fa Survival?

Denunciamo il problema

Dobbiamo far conoscere al mondo l’entità dell’impatto delle Factory School per contribuire a mettere fine a questo sistema brutale.

Promuoviamo il cambiamento

Facciamo pressione sui governi e sull’ONU per far chiudere queste scuole ovunque.

Promuoviamo una soluzione

Raccogliamo esempi di scuole e programmi educativi positivi, dove i bambini studiano nelle loro terre, con le loro famiglie e nelle loro lingue. Li stiamo condividendo il più possibile per dare speranza e ispirare cambiamenti.

Non ci arrenderemo finché ogni comunità indigena e tribale non potrà scegliere per i propri bambini un’educazione che rispetti le loro famiglie, la loro cultura, la loro lingua e il legame con la loro terra – e che dia loro più di quel che toglie.

Come puoi aiutarci?