Ultimo aggiornamento della pagina: marzo 5, 2019


Come vivono?

Alcuni di questi popoli sono nomadi e vivono pascolando le renne nella tundra (pianura artica); altri, che abitano invece nella taiga (foresta di conifere), dipendono sia dall’allevamento sia dalla caccia e raccolta, e spesso dimorano in
villaggi stanziali.

Oggi, meno del 10% dei popoli tribali siberiani vive una vita nomade o semi-nomade, mentre 30 anni fa la percentuale era addirittura del 70%. Le lingue parlate dalle tribù appartengono a diverse famiglie linguistiche: alcune non assomigliano a nessun’altra lingua conosciuta, e nessuna di esse mostra una qualche correlazione con il russo.

Alcuni dei popoli indigeni più numerosi, come i Sakha (conosciuti come Yakut) e i Komi, sono organizzati in repubbliche autonome.

Quali problemi devono affrontare?

Sotto l’amministrazione sovietica, i popoli tribali hanno perso la loro terra a beneficio delle industrie statali. Con l’industrializzazione, il loro territorio fu occupato da altri, e le autorità fecero grandi sforzi per cancellare le lingue, le culture e gli stili di vita indigeni.

Oggi i loro più grandi problemi derivano dal degrado ambientale provocato dalle industrie del petrolio, del gas e del taglio e trasporto del legname, e dalla mancanza di chiarezza legislativa relativamente ai loro diritti territoriali.

Cosa fa Survival?

Survival sostiene le organizzazioni indigene della Russia, come la "Russian Association of Indigenous People of the North" (RAIPON), e le loro richieste, in particolare quella di essere consultati sui progetti industriali varati nei loro territori, con riconoscimento del diritto di veto.

Survival chiede anche che ai popoli indigeni venga assegnato un risarcimento laddove le loro terre siano già state distrutte; che i loro diritti territoriali siano riconosciuti e che la Russia ratifichi la Convenzione 169 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ONU).