India: guardaparco arrestati per bracconaggio nella riserva di Kaziranga

A Kaziranga, in India, i guardaparco sono armati e vengono incoraggiati a sparare agli intrusi.

A Kaziranga, in India, i guardaparco sono armati e vengono incoraggiati a sparare agli intrusi.
© Survival

Quattro membri del personale del Parco Nazionale indiano di Kaziranga, visitato di recente dal Principe William e Kate, sono stati arrestati perchè sospettati di coinvolgimento nel bracconaggio di rinoceronti.

È stata avviata un’indagine sui legami tra i guardaparco di Kaziranga – che sono armati e vengono incoraggiati a sparare a vista ai bracconieri – e le reti di bracconaggio. Poche settimane fa Survival International aveva denunciato che, sotto la brutale politica che prevede di ‘sparare a vista’, in soli 9 anni 62 persone sono state uccise dalle guardie all’interno del parco.

Gli arresti sollevano dubbi sull’opportunità di un approccio militarizzato alla conservazione della fauna, che può portare al coinvolgimento delle stesse guardie nel bracconaggio e ad abusi dei diritti umani.

I locali, molti dei quali sono indigeni sfrattati illegalmente dalla propria terra per creare la riserva, denunciano che tra i morti ci sono persone entrate nel parco per cercare il bestiame perso o per raccogliere legna da ardere. Altri sostengono che alcune delle persone sono state uccise come capri espiatori, per coprire l’incapacità delle guardie forestali di catturare i veri bracconieri – criminali in combutta con funzionari corrotti.

Il Parco Nazionale di Kaziranga è tristemente noto per le sue dure politiche anti-bracconaggio. In un rapporto del 2014 il direttore del parco ha affermato che nove bracconieri morti in un anno “non sono abbastanza”, e ha incluso un acrostico che sembra incoraggiare le guardie forestali a commettere esecuzioni illegali. Si legge, ad esempio: “bisogna obbedire o essere uccisi” e “mai permettere ingressi non autorizzati (uccidere gli indesiderati)”.

Non tutti i parchi nazionali in India utilizzano la violenza e sfrattano gli indigeni. Nella riserva delle tigri di BRT, nell’India meridionale, la tribù dei Soliga è stata la prima a vedersi riconoscere il diritto a restare nella propria terra ancestrale. Nella riserva della tribù, il numero di tigri è aumentato a un tasso significativamente più alto della media nazionale.

Questa politica è stata di recente elogiata dalla campagna indiana ‘Salviamo le nostre tigri’, secondo cui la riserva di BRT è riuscita a ribaltare in suo favore la logica della conservazione e ha dimostrato che la militarizzazione della conservazione e gli sfratti indigeni non servono a proteggere le tigri.

“La maggior parte dei funzionari forestali non capisce la relazione che esiste tra la foresta e i popoli indigeni, devono capire la cultura indigena e il modo in cui i popoli indigeni vivono nella foresta” ha detto un uomo soliga, criticando le politiche dello ‘sparare a vista’ e degli sfratti illegali. “Noi siamo il popolo indigeno di questo paese, siamo esseri umani di questo paese e ci occupiamo da secoli della conservazione della foresta. La fauna e le tribù possono vivere insieme, e il Dipartimento alle Foreste dovrebbe coinvolgere le tribù e le comunità locali nella conservazione della tigre.”