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Factory school - Scuole per l'assimilazione

“A scuola, gli insegnanti ci definiscono sporchi. Ci chiamano porci e cani.” Rahman, Orang Asli, Malesia

Oggi, circa due milioni di bambini indigeni di varie parti del mondo studiano nelle “Factory School”, ovvero in scuole residenziali finalizzate all’assimilazione, dove gli strappano l’identità indigena e li indottrinano per conformarli alla società dominante.

Dobbiamo mettere fine a queste fabbriche dell’assimilazione. I popoli indigeni e tribali devono mantenere il controllo della loro educazione, che vogliono sia radicata nella loro terra, nella loro lingua e nella loro cultura; e deve renderli orgogliosi di loro stessi e dei loro popoli.

Aiutaci a restituire ai popoli indigeni il controllo della loro educazione: firma la nostra petizione e dichiara il tuo sostegno.

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Per le Factory School l’essere indigeni è qualcosa di “sbagliato”

“L’educazione” fornita nelle scuole per l’assimilazione mira a “correggere” l’identità indigena. Si vantano di fornire ai bambini indigeni i mezzi per avere “successo” nella società dominante, ma la storia dimostra che queste scuole distruggono intere vite, generano traumi e devastano i bambini, le loro famiglie e le loro comunità per molte generazioni.

Scuola Indiana Carlisle, Stati Uniti 1884.

Scuola Indiana Carlisle, Stati Uniti 1884.

© Cumberland County Historical Society

Un’eredità tossica

Nel XIX e XX secolo, le Factory School erano note in Canada, Australia e Stati Uniti come “Scuole Residenziali” o “Collegi”. Nel solo Canada, vi sono morti più di 6.000 bambini – ovvero uno studente ogni 25.

Il trauma inimmaginabile prodotto da questo sistema ha lasciato in molte comunità una cruda e dolorosa eredità, con alte percentuali di depressione, suicidi e abusi di alcol e stupefacenti.


È inconcepibile che scuole di questo genere possano esistere ancora, ma attualmente se ne contano migliaia tra Africa, Asia e Sud America.

Le Factory School oggi

Stimiamo che i bambini indigeni ‘educati’ nelle ‘fabbriche per l’assimilazione’ del mondo siano attualmente 2 milioni.

Norieen Yaakob del popolo Temiar della Malesia, sopravvissuta a stento dopo essere scappata dalla scuola residenziale in cui si trovava. È stata ritrovata 47 giorni dopo la fuga dalla scuola; gli altri 5 bambini che erano con lei sono morti.

Norieen Yaakob del popolo Temiar della Malesia, sopravvissuta a stento dopo essere scappata dalla scuola residenziale in cui si trovava. È stata ritrovata 47 giorni dopo la fuga dalla scuola; gli altri 5 bambini che erano con lei sono morti.
© Survival

Uccidere i bambini e distruggere le comunità

In queste scuole, i bambini sono strappati via dalle loro case, dalle loro famiglie, dalle loro lingue e culture. Spesso subiscono abusi psicologici, fisici o sessuali. Nelle scuole residenziali del solo stato indiano di Maharashtra, per esempio, tra il 2001 e il 2016 sono morti circa 1500 bambini indigeni, di cui 30 di suicidio.

Le scuole per l’assimlazione insegnano ai bambini che le credenze e le conoscenze dei loro popoli sono “arretrate”, inferiori o sbagliate.

A milioni di bambini indigeni è vietato parlare la propria lingua madre a scuola, o sono scoraggiati dal farlo. Ciò minaccia la sopravvivenza delle lingue indigene. La prima causa d’estinzione di una lingua è il mancato uso, da parte dei bambini, della lingua dei genitori. È un disastro, perché le lingue indigene sono fondamentali per capire il mondo in cui viviamo, chi siamo e di cosa possono essere capaci gli esseri umani.

Nell’Anno Internazionale delle Lingue Indigene, Survival denuncia le Factory School come una delle più grandi minacce per le lingue a rischio d’estinzione.


Trasformare le “passività” in “patrimonio attivo”

Le scuole per l’assimilazione esistono per trasformare i bambini indigeni e tribali – che hanno lingue e culture proprie – in ubbidienti lavoratori del futuro. “Trasformiamo costi in contribuenti, passività in patrimonio attivo” vanta una delle più grandi Factory School del mondo.

Adunata di bambini indigeni nell’Istituto di Scienze Sociali di Kalinga (KISS).

Adunata di bambini indigeni nell’Istituto di Scienze Sociali di Kalinga (KISS).

© KISS

Spesso sono sponsorizzate dalle industrie estrattive e da grandi aziende. Queste compagnie aspirano a trarre profitto dalla terra, dal lavoro e dalle risorse indigene, e le Factory School costituiscono il modo più economico per assicurarsi questo utile nel lungo termine.

In India e in Messico, le industrie estrattive sostengono scuole che insegnano ai bambini ad apprezzare le attività minerarie e a rifiutare il legame che esiste tra il loro popolo e la loro terra, in quanto “primitivo.”

Gli stati usano il sistema scolastico come strumento per inculcare patriottismo e sedare movimenti indipendentisti, come nel Papua Occidentale, dove il governo indonesiano sta cercando di “indonesizzare” gli indigeni papuasi, e reprime violentemente il dissenso.

Bambini papuasi in un collegio islamico a Jakarta.

Bambini papuasi in un collegio islamico a Jakarta.

© Michael Bachelard / Survival

Un altro movente è la conversione religiosa. In Bangladesh e in Indonesia, l’attività missionaria islamica punta molto sulla scolarizzazione indigena; in Sud America diverse confessioni cristiane dirigono scuole missionarie residenziali. I fondamentalisti induisti, in India, targettizzano i bambini indigeni per convertirli tramite la scolarizzazione.

Una perdita per tutta l’umanità

Questo disprezzo per le conoscenze e le culture indigene finisce per distruggere i popoli indigeni e le loro culture e conoscenze uniche.

A casa, i bambini indigeni imparano tecniche e conoscenze complesse e sofisticate, che permettono loro di vivere bene nella loro terra e di farla prosperare per il futuro. Nonostante siano sopravvissuti per centinaia di generazioni, questi patrimoni potrebbe essere cancellati in una sola.

Quella degli Enawene Nawe è una delle tribù che si sta riappropriando della propria educazione.

Quella degli Enawene Nawe è una delle tribù che si sta riappropriando della propria educazione.

© Survival International

La risposta

L’educazione dei popoli indigeni e tribali deve essere gestita da loro stessi. Deve essere radicata nella terra, nella lingua e nella cultura del popolo stesso, e al contempo fornire ai bambini un’educazione solida e un profondo orgoglio in loro stessi e nel proprio popolo.

Bambini Orang Rimba nella Scuola della Giungla (Sokola Rimba), Indonesia.

Bambini Orang Rimba nella Scuola della Giungla (Sokola Rimba), Indonesia.

© Aulia Erlangga

Facciamola diventare realtà per tutti i bambini indigeni – prima che sia troppo tardi.

Cosa fa Survival?

- Collaboriamo con le comunità indigene del mondo per denunciare la gravità del problema.
- Facciamo pressione sui governi perché al posto della scolarizzazione forzata sostengano invece un’educazione interna alle comunità indigene.
- Raccogliamo esempi positivi di educazione indigena da proporre come modello per il cambiamento.
- Presentiamo prove agli organi politici per dimostrare che bambini e comunità prosperano se l’educazione indigena è controllata dagli indigeni stessi.

Non ci arrenderemo finché ogni comunità indigena e tribale non potrà scegliere per i propri bambini un’educazione che rispetti le loro famiglie, la loro cultura, la loro lingua e il loro legame con la loro terra – e dia loro più di quel che toglie.

Come puoi aiutarci?

Come primo passo, per favore aderisci alla nostra campagna per restituire ai popoli indigeni il controllo della loro educazione.

Non possiamo farlo senza di te – per favore, aiutaci.

Approfondisci

Leggi il report illustrato di Survival International sulle scuole per l’assimilazione

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