BACKGROUND

Il Forest Rights Act

Il Forest Rights Act, approvato nel 2006, è stato concepito per sanare “l’ingiustizia storica” verso gli “abitanti tradizionali della foresta” dell’India.
Ma oggi questa legge di vitale importanza è minacciata.

Diritti a rischio

L’Atto di riconoscimento dei diritti alla foresta delle tribù e di altri abitanti tradizionali della foresta del 2006 [The Scheduled Tribes and Other Traditional Forest Dwellers (Recognition of Forest Rights) Act] riconosce legalmente i diritti di comunità come i Dongria Kondh a vivere nelle e delle loro foreste, e a proteggere e amministrare le loro terre. L’Atto è stato ideato con l’intenzione di scongiurare l’erosione dei loro diritti tradizionali a causa delle politiche forestali, e l’invasione e il controllo delle loro foreste da parte di estranei. Ma oggi questa legge rischia di essere snaturata.

Nel dicembre 2012, infatti, il gabinetto del Primo Ministro ha emesso una direttiva che ne indebolisce il contenuto. Al cuore della questione c’è il diritto dei popoli indigeni a porre il veto su progetti, come miniere e dighe, che dovrebbero essere realizzati nelle loro terre. Nel 2009, il Forest Rights Act era stato rafforzato da un’ordinanza del governo che rendeva necessario il consenso degli indigeni. Oggi, tuttavia, la nuova direttiva la indebolisce.

I Diritti forestali sono essenziali per i popoli indigeni dell’India. Aiutaci a proteggerli.

Diritti fondamentali

Decine di milioni di indigeni indiani, conosciuti con il nome di Adivasi, dipendono dalla foresta per il loro sostentamento: raccolgono foglie, frutti, fiori, legna da ardere, e altri prodotti per uso personale o per la vendita.

I membri della tribù dei Dongria Kondh, ad esempio, ricavano dalle loro foreste più di 200 alimenti, ma anche altri prodotti utilizzati come medicine, per uso domestico o per la vendita. La conoscenza profonda della foresta consente loro di reperire cibo tutto l’anno, persino in tempi di siccità.

Esclusioni e accuse

Sin dai tempi del colonialismo, i popoli indigeni sono stati esclusi dalle decisioni riguardanti le loro terre e sono stati accusati di danneggiare le foreste, ad esempio attraverso la pratica del debbio (o “taglia e brucia”) o la raccolta di legna da ardere. I funzionari forestali si sono abituati a considerare gli Adivasi come il “problema”, escludendoli dalle foreste e dai processi decisionali.

Nel periodo in cui si dibatteva del Forest Rights Act, un’organizzazione diffuse spot televisivi contrari al progetto di legge, e alcuni conservazionisti e funzionari forestali presentarono nove reclami, di cui due alla Corte Suprema. Non poterono impedire che l’Atto divenisse legge, ma sono riusciti a rallentarne l’attuazione.

Ben lungi dall’essere il “problema”, decine di migliaia di comunità indigene proteggono le loro foreste da generazioni. Il Forest Rights Act lo riconosce, affermando il loro “diritto a proteggere, rigenerare, conservare o amministrare ogni risorsa comunitaria della foresta che, per tradizione, proteggono e conservano in modo sostenibile”.

Consenso: il cuore del problema

Prima di essere approvato, l’Atto è stato oggetto di accesi dibattiti e, una volta reso esecutivo, ha lasciato senza risposta una serie di interrogativi importanti. Una questione centrale rimasta aperta era il diritto dei consigli del villaggio a dare – o a negare – il consenso a progetti riguardanti le loro terre.

Per chiarire questa incertezza, nel 2009 una circolare ha confermato la necessità di avere il consenso scritto da parte dei consigli del villaggio (i gram sabha) prima di effettuare qualsiasi modificazione delle terre forestali. Ciò significa, in pratica, che compagnie minerarie come Vedanta Resources, ad esempio, dovrebbero ottenere il consenso scritto di comunità come i Dongria Kondh prima di poter avviare progetti sulla loro terra.

Una grave minaccia

Il Gabinetto del Primo Ministro ha tentato di indebolire il Forest Rights Act chiarendo ai ministeri competenti che il consenso dei gram sabha non è sempre necessario. Il Ministero dell’Ambiente e quello degli Affari Indigeni hanno accolto l’interpretazione. Tuttavia, il verdetto emesso recentemente dalla Corte Suprema in merito alla miniera di Niyamigiri ha riaffermato il diritto dei Dongria Kondh a dare, o negare, il loro consenso.

I Diritti sono diritti

Il Forest Rights Act non è perfetto e non è stato implementato con sufficiente completezza, ma è lo strumento migliore che esista per proteggere i diritti degli Adivasi dell’India.

Indebolirlo nell’interesse dell’industria è una pericolosa violazione di questi diritti, che non deve essere consentita.h2. Dal sito di Survival

* Dongria Kondh
* Leggi il rapporto di Survival ‘Parks need peoples – I parchi hanno bisogno dei popoli’


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