I popoli indigeni vengono sfrattati illegalmente dalle terre ancestrali nel nome della “conservazione”.

Combattiamo contro questi abusi. Sappiamo che i popoli indigeni sanno prendersi cura dei loro ambienti meglio di chiunque altro.

Ma dipendiamo da te. Abbiamo bisogno del tuo sostegno economico, della tua energia e del tuo entusiasmo per contrastare una delle crisi umanitarie più urgenti e raccapriccianti del nostro tempo.

PASSA ALL’AZIONE:

I nostri bisnonni vivevano con gli animali, e se ne prendevano grande cura. Noi, invece… ci stanno cacciando via, lontano da loro. Abbiamo bisogno della nostra terra. Per noi oggi è molto difficile sopravvivere. Matsipane Mosetihonyana, Boscimane, morto poco dopo lo sfratto dalla CKGR.

Terre selvagge?

L’industria della conservazione fa spesso riferimento alla “wilderness”, ma il concetto stesso di “terra selvaggia” è fondamentalmente sbagliato. Quasi tutte le aree di conservazione del mondo sono di fatto terre ancestrali dei popoli tribali, che hanno gestito i loro ambienti per generazioni.

Lungi dall’essere “incontaminate” dalla presenza umana, anche le terre “selvagge” o “vergini” più famose al mondo – inclusi il Yosemite, Yellowstone e il Serengeti – erano un tempo abitate da popoli indigeni che furono poi sfrattati con la forza quando quei territori furono trasformati in parchi nazionali. Oggi queste terre sono votate al turismo di massa e alle sue industrie.

Lo schema continua a ripetersi. In alcuni casi, le aree protette vengono persino disboscate e aperte all’attività mineraria con danni irreparabili per l’ambiente e per le famiglie che le considerano la loro casa.

Bambini Soliga giocano in una radura della foresta, in una delle riserve delle tigri dell’India.
Bambini Soliga giocano in una radura della foresta, in una delle riserve delle tigri dell’India.
© Shrenik Sadalgi/Survival

Ridateci la nostra foresta. Non per fare bracconaggio ma per vivere bene, come facevamo prima. Mobissa, uomo Baka, Camerun

Un cartello posto all’ingresso della Central Kalahari Game Reserve del Botswana vieta caccia e raccolta ai Boscimani.
Un cartello posto all’ingresso della Central Kalahari Game Reserve del Botswana vieta caccia e raccolta ai Boscimani.
© Survival International

Abuso dei diritti umani

Poche comunità sono disposte a rinunciare volontariamente alle loro terre e ai mezzi di sussistenza per far spazio ai parchi nazionali. E quando resistono, le conseguenze sono gravi. In tutto il mondo, i popoli indigeni che si oppongono alla perdita dei territori ancestrali a favore delle aree protette denunciano pestaggi, arresti arbitrari, persecuzioni e persino torture.

In risposta alle critiche, molte organizzazioni conservazioniste sono state costrette a varare politiche speciali sui popoli indigeni. Sulla carta, queste pratiche di condotta sottolineano la necessità di ottenere il consenso libero, prioritario e informato dei popoli indigeni prima di avviare la creazione di un’area protetta. Spesso riconoscono anche il diritto delle tribù a continuare a utilizzare le risorse naturali locali.

Tuttavia, nella pratica, questi principi non vengono quasi mai rispettati. In Camerun, ad esempio, le squadre anti-bracconaggio perseguitano, minacciano e picchiano regolarmente i “Pigmei” Baka sorpresi nella loro foresta; mentre in India gli indigeni continuano a essere sfrattati per far spazio alle riserve delle tigri.
.

Non siamo separati dall’ambiente; siamo dentro di lui e lui è dentro di noi; noi lo plasmiamo e lui plasma noi. Davi Kopenawa Yanomami, sciamano yanomami, Brasile

Parks need peoples

I popoli indigeni controllano, e si prendono adeguatamente cura, del 20% dell’intera Amazzonia brasiliana. Le immagini satellitari sono impressionanti: in molti casi la deforestazione si ferma esattamente là dove iniziano i territori indigeni (guarda l’immagine a fianco).

Numerosi studi rivelano che i territori indigeni hanno tassi inferiori di deforestazione e incendi. Questo dimostra che, in generale, le tribù gestiscono molto bene le loro terre. E devono farlo: per vivere e prosperare dipendono da esse!

I guardaparco, al contrario, sono generalmente mal pagati e quindi facilmente corruttibili. Spesso non sono nemmeno reclutati negli stessi luoghi che dovrebbero proteggere, e sono esposti alle pressioni delle potenti reti che gestiscono il bracconaggio. A causa di tutti questi fattori, i guardaparco sono molto meno motivati dei popoli indigeni a prendersi cura dell’ambiente.

missing
Il parco indigeno dello Xingu (delimitato in rosa) è abitato da diverse tribù. Costituisce una barriera fondamentale alla deforestazione (in rosso) della foresta Amazzonica. © ISA (Instituto Socioambiental)

Mi siedo e mi guardo attorno. Ovunque ci siano i Boscimani, c’è selvaggina. Perché? Perché noi sappiamo come prenderci cura degli animali. Dauqoo Xukuri, Boscimane, Botswana

I Pigmei Mbendjele sono gli occhi e le orecchie delle foreste del Congo nordorientale.
I Pigmei Mbendjele sono gli occhi e le orecchie delle foreste del Congo nordorientale.
© C. Fornellino Romero/Survival

Un nuovo modello di conservazione

Sappiamo che i popoli indigeni sono i migliori conservatori e custodi del mondo naturale. Conoscono le loro terre e ciò che accade su di esse meglio di chiunque altro.

Se vogliamo che la conservazione inizi davvero a funzionare come dovrebbe, le organizzazioni conservazioniste devono riconoscere il ruolo dei popoli indigeni e ricominciare da capo.

Devono rispettare la legge internazionale, proteggere i diritti dei popoli indigeni sulle loro terre, chiedere a loro qual è il tipo di aiuto di cui hanno bisogno per proteggere l’ambiente, ascoltarli ed essere poi pronti a sostenerli il più possibile.

In tutto il mondo, esistono progetti su piccola scala che stanno cercando di fare proprio questo, ma non sono nemmeno lontanamente abbastanza. Quando si parla di conservazione, urge un radicale cambiamento di mentalità.

Il nostro rapporto con la foresta è come quello di un bambino con la madre. I gruppi ambientalisti occidentali non riescono a capirlo. Muthamma, leader Jenu Kuruba, India.

La conservazione può – e deve – essere fatta in modo diverso.

Deve riconoscere che i popoli indigeni sono i migliori conservatori, e anziché minare i loro diritti, li deve promuovere.

PASSA ALL’AZIONE: