Successo!

Questa pagina internet è stata aperta nell’aprile 2012 come parte integrante della campagna internazionale lanciata da Survival per salvare gli Awá. A due anni esatti di distanza, nell’aprile 2014, Survival, gli Awá e i loro sostenitori hanno festeggiato un successo senza precedenti: lo sfratto di tutti i taglialegna illegali dalla terra della tribù, effettuato dai militari per ordine del governo.

 di voi hanno inviato messaggi al Ministro della Giustizia brasiliano.

 Avete inviato centinaia di Awáicon diverse da 38 paesi del mondo.

 I vostri sforzi sono stati ripagati. Senza di voi, questa vittoria non sarebbe stata possibile.

 

Vai oltre!

La campagna non si ferma qui: gli Awá hanno ancora bisogno del tuo aiuto. Dobbiamo continuare a fare pressione sul governo brasiliano per impedire che i taglialegna possano tornare e per garantire alla tribù di poter vivere in pace nella sua terra. Aiutaci a finanziare questo obiettivo. Non ci siamo mai concessi lussi nè agenzie costose, e possiamo contare su una comprovata esperienza di 45 anni nel vincere campagne “impossibili”.

 

 
 

“In città proviamo lo stesso senso di insicurezza che colpisce gli estranei nella foresta”
dichiara un uomo Awá di nome Pietra Bianca. Ma le dense foreste che un tempo ammantavano vaste aree del Brasile nord orientale sono scomparse tutte. Non sono state rimpiazzate da città, ma dalla desolazione di una scia infinita di allevamenti di bestiame. Gli ultimi baluardi di queste maestose foreste, fra le più antiche al mondo, sopravvivono solo là dove i popoli tribali hanno resistito all’avanzata di allevatori e taglialegna.

Questa è la storia di una tribù, i cacciatori-raccoglitori Awá, e del loro straordinario amore per la foresta.
Una storia di resistenza, distruzione, speranza e, forse, di sopravvivenza.

 

“Se distruggi la foresta, distruggi anche noi.”
— Lama Awá

 
 

La caccia

La caccia è il primo pensiero della maggior parte degli Awá.

“Se i miei bambini hanno fame” racconta Pecari Awá, “mi basta andare nella foresta e procurargli del cibo”. Le donne incoraggiano i loro mariti a tornare con abbondante selvaggina, e gli uomini provvedono. Gli Awá che vivono ancora incontattati nella foresta cacciano con archi di 2 metri. Le frecce volano alte e silenziose sotto la volta della foresta, e prima che gli animali si accorgano della presenza dei cacciatori, sono già scoccati diversi colpi.

Alcuni Awá sedentarizzati hanno confiscato dei fucili da caccia ai cacciatori di frodo e sono diventati abili tiratori. Ma ogni cacciatore porta sempre con sé un arco fatto a mano e un mazzo di frecce per quando le munizioni finiscono.

Cibo proibito

La foresta offre risorse in abbondanza, ma non tutto viene utilizzato. Alcuni animali, come il capibara e l’aquila arpia, sono tabù e nessun Awá li mangerebbe mai. Si dice che mangiare un pipistrello provochi il mal di testa. Il grande opossum? Puzza! I colibrì? Troppo piccoli… Altri animali sono cacciati solo in particolari periodi dell’anno. In questo modo gli Awá assicurano la sopravvivenza dell’intera foresta, inclusi loro stessi.

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Originale o imitazione?

I cacciatori awá sono imitatori eccezionali. Possono alterare le loro voci fino a riprodurre i suoni della foresta perfettamente, dal richiamo gutturale della scimmia urlatrice al fischio sommesso della scimmia cappuccina.

Volete provare a indovinare qual è l’uomo e quale l’animale?

 

Cacciatori contro allevatori

Gli Awá conoscono le loro foreste intimamente. Ogni valle, corso d’acqua e sentiero è inciso nella loro mappa mentale. Sanno dove trovare il miele migliore, quali dei grandi alberi della foresta stanno per dare frutti e quando la selvaggina è pronta per essere cacciata. Per loro, la foresta è perfezione: non sognano di vederla “sviluppata” o migliorata!

Come cacciatori-raccoglitori nomadi, gli Awá sono sempre in movimento. Ma non vagano senza scopo; il loro nomadismo è un preciso stile di vita, che alimenta un legame fondamentale con le loro terre. Non possono concepire di spostarsi, di lasciare il luogo dei loro antenati.

“Stanno arrivando degli stranieri, ed è come se la nostra foresta venisse divorata” commenta Takia Awá. Per gli estranei – per tutti noi – fermarsi significa “restare indietro”.

Le frontiere si spostano sempre più in là, sospinte da infaticabili società occidentalizzate che devono continuare ad avanzare in nuove terre semplicemente per mantenere il loro modo di vivere. Forse, si tratta di un nuovo tipo di nomadismo…

 

Boom e frenata

Gli spettacolari giacimenti minerari del Brasile hanno certamente contribuito ad alimentare il suo miracolo economico. Nella sola miniera del Carajás, a 600 km a est del territorio awá, si trovano sette miliardi di tonnellate di ferro. È la miniera di ferro più grande del pianeta. Tra la miniera e l’Oceano Atlantico, vanno avanti e indietro, giorno e notte, treni lunghi più di due km. Sono tra i treni più lunghi al mondo e i loro binari si stagliano a pochi metri di distanza dalle foreste dove vivono famiglie di Awá ancora incontattate.

Negli anni ’80 fu costruita una ferrovia lunga 900 km. Attraversava parte delle terre degli Awá, che le autorità decisero di contattare e sedentarizzare. Presto si scatenò l’inferno sotto forma di malaria e influenza: quattro anni dopo, delle 91 persone di una delle comunità contattate, ne erano rimaste vive solo 25.

Oggi, la ferrovia porta nella terra della tribù stranieri avidi di terra, di lavoro e di animali selvatici, facile preda dei cacciatori di frodo.

Ma i coloni usurpatori non devono segnare la fine degli Awá. Hanno subito devastanti invasioni anche altre tribù del Brasile, come gli Yanomami. Ma quando il governo è stato costretto a intervenire per proteggere le loro terre, si sono ripresi.

 

La famiglia

‘Colomba!’ esclamò una donna Awá di nome Parrocchetta. “Chiamiamola ‘Colomba Awá’ – le colombe cantano e camminano per terra”.

Gli Awá aspettano a scegliere il nome dei loro figli fino a quando non raggiungono un’età in cui il nome giusto si impone da solo. Un’altra delle figlie di Parrocchetta è chiamata Albero della Foresta. Un bambino awá particolarmente irrequieto è appena stato chiamato Lombrico.

Le tribù amano moltissimo allevare animali da compagnia: la maggior parte delle famiglie ha più animaletti che persone, da orsetti simili al procione, al cinghiale, all’avvoltoio reale. Ma le scimmie sono senza dubbio le loro favorite.

Pets

“Ho allattato tanti piccoli di scimmia” spiega Parrocchetta Awá.
“E quando sono cresciuti, sono ritornati
a vivere nella foresta. Sento la mia aluatta cantare là, nel folto della foresta.”

Nonostante le scimmie siano un’importante fonte di cibo, quando un cucciolo entra in una famiglia e viene nutrito al seno, non sarà mai più mangiato. Anche se ritornerà nella foresta, gli Awá sapranno riconoscerlo come un hanima: come un membro della famiglia.

 
 

Faccia a faccia con gli animali degli Awá

  • Parrocchetto - Kiripia

    Questi piccoli pappagalli sono belli, ma emettono gridi assordanti. Gli Awá dividono i frutti della foresta con loro.

  • Cebo - Ka'ia

    Le scimmie cappuccine sono uno degli animali più dispettosi che esistano, e continuano a fare scherzi ai loro proprietari.

  • Aguti - Akwyxia

    Gli aguti sono gli unici animali capaci di rompere il guscio esterno della noce brasiliana. Ma il loro incredibile morso non impedisce alle donne Awá di allattare al seno i cuccioli.

  • Gufo - Urua

    Il gufo dagli occhiali veglia sugli Awá che si spostano nella foresta di notte, bruciando la resina degli alberi per illuminare i sentieri.

  • Pecari

    Da piccoli, i pecari sono tenerissimi, ma una volta cresciuti diventano enormi e fortissimi, con zanne affilate.

  • Coati - Kwaxi

    I Coati sono parenti del procione. Sono arrampicatori esperti e amano condividere l’amaca con gli esseri umani.

  • Tamarino

    I tamarini adorano giocare con i bambini Awá. Piccola farfalla, una ragazzina Awá, e il suo piccolo tamarino continuano a stuzzicarsi a vicenda!

 
The railway

Viaggio nel

mondo spirituale

Partecipare a un rituale svolto nella foresta in una notte di luna piena potrebbe suonare sinistro. Ma non nel caso del viaggio compiuto dagli Awá verso il regno degli spiriti della foresta, perché si tratta di un affare di famiglia! Mentre le donne decorano i mariti con piume d’avvoltoio reale, usando la resina degli alberi come colla, i giovani osservano.

Più tardi, mentre il canto degli adulti si fa sempre più forte e gli uomini si incamminano verso la dimora degli spiriti, i bambini s’addormentano al chiaro di luna. Non usano né droga né alcol: a mandare gli uomini in stato di trance basta il canto.

Un portale tra i mondi

Durante il rituale, gli uomini si lasciano alle spalle la Terra per viaggiare verso lo iwa, il regno degli spiriti della foresta. La porta d’ingresso è un capanno da caccia, un portale tra i due mondi. Gli uomini entrano a turno e quando raggiungono lo iwa incontrano le anime dei loro antenati e gli spiriti della foresta.

In quella dimensione, la caccia è sempre fortunata perché lo iwa è anche la dimora degli animali della foresta. I grandi assenti sono i coloni – insieme ai cavalli, al bestiame e ai polli arrivati in quelle terre insieme a loro.

 

Awá incontattati

Gli Awá che vivono senza alcun contatto con gli esterni sono alcuni degli ultimi popoli incontattati del pianeta.

Essendo nomadi, le famiglie portano con sé solo quello di cui hanno bisogno, come archi e frecce, e gli animali piccoli. Proviene tutto dalla foresta: i cesti sono di foglie di palma, le funi di vite servono per scalare gli alberi
e bruciano la resina per farsi luce.

 

Il patrimonio di un cacciatore nomade

Makỹa

Aiutandosi con corde di vite, gli Awá si arrampicano fino in cima agli alberi più alti, in cerca di miele.

Manakũa

Dopo una buona caccia, gli Awá intrecciano rapidamente le foglie di palma per farsi degli zaini.

Irapara, iwya

Le frecce lunghe 2 metri volano alte sotto la volta degli alberi, guidate da piume di aquila arpia.

Ikaha

Queste robuste amache sono fatte di fibre di palma.

Tapãí

Gli Awá nomadi che vivono ancora incontattati nella foresta, non costruiscono case vere e proprie. Gli bastano tettorie fatte di rami e foglie di palma.

Hunter Toolkit

La tribù più vulnerabile della Terra

A dispetto della loro estrema autosufficienza, i popoli incontattati sono anche vulnerabili come nessun altro. Un comune raffreddore potrebbe uccidere un intero gruppo, e se si imbattono nei taglialegna illegali, archi e frecce non avranno chance contro i fucili degli invasori.

 

Invasione

Gli Awá incontattati si spostano in continuazione tra i vari terreni di caccia. Ma oggi hanno un’altra ragione per rimanere sempre in movimento.

Non sono solo gli Awá ad apprezzare i maestosi alberi della foresta: il loro territorio è protetto legalmente, ma le bande criminali dei taglialegna vi fanno grandi affari. La loro avanzata è rallentata solo dalla resistenza della tribù e dalla stagione delle piogge; il governo è poco presente lungo la frontiera…

La fine del mondo

Ma quando le piogge si placano, i taglialegna riprendono le loro attività e gli allevatori bruciano altre aree. Dalla volta degli alberi si levano pennacchi di fumo nero che oscurano il sole. La foresta scoppietta e arde senza fiamma: sembra arrivare la fine del mondo.

 

È ora di agire, non c’è tempo da perdere

L’attività di taglialegna e allevatori è arrivata a un punto di crisi: circa il 30% della riserva protetta degli Awá è stato abbattuto. La foresta sta scomparendo a un ritmo più veloce che in qualsiasi altra area indigena del Brasile.

Immagine costruita sui dati forniti dal satellite tra il 1985 e il 2010. La linea bianca delinea il confine del Territorio indigeno awá; altri Awá, tra cui alcuni incontattati, vivono fuori dalla riserva. Sono tutti minacciati dagli invasori.

 

Il futuro

Quando vide una città per la prima volta, Piccola Stella Awá pensò che le persone vivessero in cima agli edifici, come le scimmie che dormono sulle cime degli alberi.
Non riusciva a capire come mai qualcuno vivesse in strada, senza nessuno
che si preoccupasse di offrirgli cibo e riparo.

Awa-future

Se la loro foresta sarà abbattuta, gli Awá non avranno nessuna speranza di sopravvivere come popolo. Come dichiara Lama Awá, “Se distruggi la foresta, distruggi anche gli Awá”.

Ma se la loro foresta resterà viva, gli Awá potranno scegliere come vivere, e cosa ricevere dal mondo esterno.

E coloro che rimangono isolati, potranno prendere la decisione più grande di tutte: se contattarci, o restare in disparte nella foresta. La scelta spetta a loro, non a noi. Dobbiamo riconoscergli almeno questo!

 

Survival

Survival International è l’unica organizzazione a lavorare per i diritti dei popoli indigeni in tutto il mondo. A finanziarci sono quasi esclusivamente persone comuni sensibili alla causa e alcune fondazioni. Non accettiamo contributi da nessun governo nazionale. Abbiamo sostenitori in quasi tutti i paesi del mondo. Aiutiamo i popoli tribali a proteggere le loro vite, le loro terre e i loro fondamentali diritti umani da oltre 40 anni.

 

La campagna è stata realizzata grazie all’aiuto di:

CAFODCIMICultures of ResistanceFUNAIThe Staples Trust

Colin Firth • Louis Forline • donazioni in memoria di Laurent Fuchs

Uirá Garcia Marina Magalhães • Heitor PereiraDomenico Pugliese

Hans Zimmer • Luca Biagini • Preludio srl • Alba Minadeo

e molte migliaia di sostenitori in tutto il mondo. Grazie a tutti.