Manifestazioni in Kenya contro la diga etiope Gibe3 2 febbraio 2010

"I Mursi sono famosi per le loro spettacolari pitture corporali e sono uno dei popoli più colpiti dalla diga."
"I Mursi sono famosi per le loro spettacolari pitture corporali e sono uno dei popoli più colpiti dalla diga."
© Marco Trovato/Survival

In quattro città del Kenya ci sono state manifestazioni contro la controversa costruzione di una diga che minaccia la sopravvivenza di centinaia di migliaia di indigeni nella bassa Valle dell’Omo, in Etiopia, e attorno al Lago Turkana in Kenya.

Il fiume Omo rappresenta una vera ancora di salvezza per diverse tribù etiopi che grazie alle sue fertili pianure alluvionali riescono a sostentarsi autonomamente in un ambiente altrimenti molto aspro. Il fiume è inoltre l’emissario più importante del famoso lago Turkana, da cui dipende la sopravvivenza di molte tribù keniote. In virtù delle loro eccezionali caratteristiche, sia la bassa Valle dell’Omo sia il lago Turkana sono stati dichiarati Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.

L’associazione Amici del Lago Turkana ha promosso manifestazioni simultanee, ma a Nairobi ha dovuto organizzare una semplice conferenza stampa a causa del divieto di tenere manifestazioni pubbliche nella capitale .

“Basandoci sulle ricerche e le opinioni degli ambientalisti” ha dichiarato un portavoce dell’associazione, “noi Amici del Lago Turkana esprimiamo la nostra preoccupazione per i due anni che il riempimento della diga richiederà e la diminuzione della portata dell’acqua che verrà rilasciata al Lago Turkana, insufficiente a sopperire ai bisogni ecologici”.

Rispetto al Kenya, in Etiopia, è molto più difficile per l’opinione pubblica manifestare contro il progetto. Il governo ha introdotto infatti una legislazione speciale che ostacola il lavoro della società civile nel campo dei diritti umani, della democrazia, della giustizia e della promulgazione di leggi. La maggior parte della gente non sa praticamente nulla della diga e dell’impatto che essa avrà sui popoli e l’ambiente.

La costruzione della diga, chiamata Gibe 3, è già arrivata a un terzo dal completamento ed è appaltata alla società italiana Salini Costruttori. Il governo italiano e numerose banche multinazionali stanno ora considerando di finanziare il progetto.

Secondo esperti indipendenti, la diga comprometterà le esondazioni naturali e stagionali del fiume Omo riducendo le foreste attorno al fiume e rendendo quasi impossibile le coltivazioni praticate nella valle dalle numerose tribù locali.

Diverse Ong hanno inoltrato proteste formali alla Banca Africana di Sviluppo sollecitandola a non finanziare la diga.

Con l’entrata in funzione della diga, probabilmente, il volume dell’acqua che confluisce nel Lago Turkana diminuirà drammaticamente. Le tribù locali, tra cui i Turkana, i Dassanech, i Rendille e i Samburu, pascolano il bestiame lungo le rive del lago, vi coltivano il raccolto e pescano nelle sue acque.

Survival sta sollecitando il governo etiope a congelare il progetto della diga finché non sarà stato effettuato uno studio indipendente e completo del suo impatto ambientale e sociale e finché le tribù della Valle dell’Omo non saranno state adeguatamente consultate.

 

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