Akuntsu

Oggi gli Akuntsu occupano un piccolo appezzamento di terra nella foresta. Pur essendo stato ufficialmente riconosciuto e demarcato dal governo brasiliano, il loro territorio resta comunque circondato da allevamenti di bestiame e immense piantagioni di soia. Tutto intorno, le fattorie hanno ormai preso il posto delle foreste della Rondônia, un tempo molto estese e abitate da numerose tribù.

Vivono in un’unica comunità, in due piccole maloche di paglia (case comuni). Sono abili cacciatori – amano in particolare maiali selvatici, aguti e tapiri – e coltivano manioca e mais in piccoli orti. Raccolgono i frutti della foresta e talvolta pescano nei ruscelli.

Gli Akuntsu costruiscono flauti di legno che suonano durante le danze e i rituali, e indossano bracciali e cavigliere di fibre di palma. Invece delle tradizionali conchiglie, oggi portano al collo collane di plastica ricavate dai contenitori vuoti dei pesticidi abbandonati dagli agricoltori.

Inuteia, la più giovane donna degli Akuntsu, indossa collane di plastica, ricavate dai contenitori dei pesticidi abbandonati nelle loro terre dagli allevatori.
Inuteia, la più giovane donna degli Akuntsu, indossa collane di plastica, ricavate dai contenitori dei pesticidi abbandonati nelle loro terre dagli allevatori.
© Fiona Watson/Survival

Durante le cerimonie dipingono i loro corpi con l’urucu (tintura di annatto).

Konibu, il più anziano dei due uomini akuntsu, è uno sciamano. Utilizza le foglie di tabacco per mettersi in comunicazione con il mondo degli spiriti e soffia il suo fumo sulla famiglia e sui visitatori per tenere lontani gli spiriti maligni e purificare il corpo.

Il genocidio

Nel 1995, gli operatori del FUNAI, il dipartimento agli affari indiani del governo brasiliano, entrarono in contatto con un gruppo di cinque Kanoê. Il gruppo riferì al FUNAI di aver visto degli orti e delle case di un altro gruppo isolato delle vicinanze, da loro chiamati Akuntsu. Pochi mesi dopo, il Funai stabilì un contatto con loro.

Purtroppo la tribù contava ormai solo 7 individui. Da allora ne sono già morti due: una delle figlie di Konibu morì nel 2000 a causa di un temporale, che fece abbattere un albero sulla sua casa, mentre l’anziana Ururu è deceduta nell’ottobre del 2009.

Sono sopravvissuti solo 5 Akuntsu. Quando moriranno, la tribù sarà estinta.
Sono sopravvissuti solo 5 Akuntsu. Quando moriranno, la tribù sarà estinta.
© Fiona Watson/Survival

Negli anni settanta il FUNAI si rese reso conto che nello stato di Rondônia vivevano gruppi di Indiani isolati. Grazie alla costruzione di una superstrada, nota come BR-364, l’intera regione era stata invasa e occupata da ondate di allevatori di bestiame, compagnie del legname, speculatori terrieri e coloni.

Con l’avanzare della distruzione della foresta, i gruppi incontattati erano stati costretti a cercare di sfuggire ai bulldozer in lembi sempre più piccoli e remoti della foresta. Non sapremo mai quanti ne morirono in quegli anni a causa delle malattie e delle violenze importate dagli invasori.

Negli anni ottanta, nonostante gli allevatori sostenessero che non fosse rimasto più nessuno, alcuni funzionari del FUNAI particolarmente determinati continuarono a ricercare dei sopravvissuti, che ritenevano essere gravemente minacciati.

Rinvennero segni della loro presenza e, nel 1984, un trattore dei disboscatori fu colpito con delle frecce. Furono ritrovati case comuni e orti appena abbandonati in fretta e furia.

Nella regione di Corumbiara si parlava di un massacro compiuto dai sicari assoldati dagli allevatori di bestiame.

Nel 1985, il FUNAI trovò le prove dell’eccidio – un’intera maloca indiana rasa al suolo dalle ruspe e ricoperta di terra dagli allevatori nel tentativo di celare il crimine.

Furono dissotterrati pezzi di vasellame e frecce che in seguito Konibu confermò appartenere agli Akuntsu. L’uomo fece anche l’elenco di molti parenti uccisi dai sicari.

Pupak, un altro dei sette Akuntsu sopravvissuti, fu colpito alla schiena mentre fuggiva e ne porta ancora la cicatrice. A dimostrare il profondo trauma vissuto dalla tribù resta la paura che il gruppo mantiene nei confronti degli allevatori che ora occupano parte della loro terra e verso il rumore delle motoseghe al lavoro nelle vicinanze.

L'invasione

Nonostante la loro terra sia stata legalmente riconosciuta e il FUNAI mantenga una postazione permanente nella zona, gli Akuntsu restano circondati da proprietari terrieri ostili. Alcuni di loro possiedono ancora edifici, dipendenti e mandrie di bestiame nel territorio della tribù. Il FUNAI sta cercando di espellere gli allevatori e il caso è adesso in tribunale.

Avendo assistito al genocidio del loro popolo e avendo subito la violenza dei sicari al soldo degli allevatori, gli Akuntsu restano timorosi e diffidenti verso la maggior parte degli estranei, in particolar modo verso i dipendenti degli allevatori.

Il futuro

I linguisti stanno lavorando con gli Akuntsu per registrare e capire la loro lingua. Forse un giorno gli Akuntsu potranno raccontare al mondo tutta la loro storia.
Come tutti i popoli isolati, gli Akuntsu sono estremamente vulnerabili alle malattie trasmesse dagli esterni. A meno che non decidano di sposarsi con membri di un altro gruppo indigeno, cosa che sembra per ora improbabile, tra alcuni anni la loro piccola tribù scomparirà dalla faccia della terra per sempre e il genocidio del popolo degli Akuntsu sarà completato.