‘Aprite la diga e lasciate scorrere l’acqua’ – disperato appello dalla Valle dell’Omo 25 febbraio 2010

"Bambino kwegu davanti alla sua capanna. In questi periodi di siccità, per le tribù della Valle dell’Omo è difficile nutrire i loro figli."
"Bambino kwegu davanti alla sua capanna. In questi periodi di siccità, per le tribù della Valle dell’Omo è difficile nutrire i loro figli."
© Survival

Molti popoli tribali della bassa valle dell’Omo, in Etiopia, stanno soffrendo la fame perché la regione è preda della siccità ed è mancata la piena annuale del fiume.

Tra le tribù più colpite ci sono i Kwegu, un piccolo popolo di cacciatori raccoglitori. Survival ha ricevuto rapporti secondo cui in novembre sarebbero morti di fame due bambini e quattro adulti.

“Andate e portate queste notizie ai vostri anziani, noi il popolo dei Kwegu abbiamo fame” ha fatto sapere un uomo kwegu. “Le altre tribù hanno bestiame, possono bere latte e sangue. Noi non abbiamo bestiame, ci nutriamo di quello che ci dà il fiume Omo. Dipendiamo dal pesce che è come il nostro bestiame. Se le piene dell’Omo cessano, moriremo.”

Durante gli ultimi tre anni, la Valle dell’Omo, patria di otto diverse tribù di circa 200.000 persone, ha sofferto di scarsità di precipitazioni. La piena annuale del fiume Omo, essenziale per l’ecosistema e la vita della regione, si è ridotta negli ultimi anni fino a estinguersi completamente nel 2009.

Un membro della tribù Mun ha dichiarato: “Un tempo la piena del fiume era abbondante e noi potevamo coltivare grandi appezzamenti di terra. Oggi nessuno dei nostri campi coltivabili… è irrorato dall’acqua”.

Non è ancora stato chiarito perché le piogge si siano arrestate e non ci sia stata la piena del fiume. Tuttavia, ciò che è palese è che il progetto Gibe, che prevede la costruzione di una serie di cinque dighe sul fiume Omo, porterà con ogni probabilità una regione e il suo popolo – già sotto pressione – a un punto di rottura.

Alcuni Kwegu accusano la diga. Uno di loro ha dichiarato: “Le nostre terre sono diventate aride. Ci hanno tolto l’acqua e ora conosciamo la fame. Aprite la diga e lasciate scorrere l’acqua”.

La diga Gibe I, costruita su un affluente del Fiume Omo, è già terminata. La diga Gibe II, che insiste invece sull’Omo, è divenuta recentemente motivo di imbarazzo per il governo etiope e l’azienda costruttrice, l’italiana Salini Costruttori. Meno di due settimane dopo la sua inaugurazione alla presenza del Ministro degli Esteri Frattini, infatti, il 25 gennaio scorso è parzialmente crollata.

La Gibe III è già costruita per un terzo dalla stessa società Salini. Recentemente è stato eretto un argine di contenimento di 50 metri come parte della diga in costruzione. Alcuni ritengono che potrebbe aver contribuito alla scomparsa della piena annuale.

Se completata la diga Gibe III sarà la seconda diga idroelettrica per grandezza in Africa.

Gli esperti avvertono che comprometterà irrimediabilmente il ciclo delle piene del fiume, cruciale per il sostentamento e la sopravvivenza delle tribù che vivono nella Valle dell’Omo.

Il governo etiope sostiene che la Gibe III, oltre a produrre elettricità in quantità di molte volte superiore alle necessità energetiche del paese, aumenterà la sicurezza delle tribù che vivono lungo il fiume impedendo che le piene gigantesche spazzino via il bestiame e la gente. Ma le tribù hanno le idee chiare: senza le esondazioni annuali e naturali del fiume non potranno sopravvivere.

“Ora che le piene sono scomparse abbiamo un grosso problema” ha dichiarato un uomo Mun. “Abbiamo paura di morire! La stagione delle piogge non è venuta per tre anni. Perché le piogge non sono cadute per tutto questo tempo? Forse il cielo non ha firmato il suo contratto di lavoro? Si è dimenticato di andare al lavoro?”

“Non si sentono più canti né danze lungo tutto il corso del fiume Omo. La gente è troppo affamata. I bambini sono silenziosi.”

“Da tre anni non ci sono più state le grandi piogge, e adesso andiamo al fiume e non troviamo più nemmeno l’acqua.”

 

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