Nel 2007 Machu Picchu è stata classificata come una delle 7 meraviglie del mondo.
Oggi, a distanza di cinque anni, l’estrazione di gas e petrolio minaccia la sopravvivenza delle tribù incontattate che abitano all’estremità settentrionale della sua valle sacra.
Testi di Joanna Eede
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La maggior parte degli escursionisti conquista la sua prima immagine di Machu Picchu quando le prime luci dell’alba inondano le pareti di Intipunku, la Porta del Sole.
Quasi un milione di turisti affollano ogni anno la cittadella inca. Arroccata su un crinale delle Ande orientali che domina la valle di Urumbamba, conosciuta anche come la Valle sacra degli Inca, Machu Picchu è il sito archeologico più famoso del Perù, il cuore dell’Impero inca.
Eppure, pochi visitatori sanno che a soli 100 km di distanza dalle sue cascate di scale e templi di granito vivono alcune delle ultime tribù incontattate del mondo.
Pochi turisti sanno che oggi queste tribù rischiano l’estinzione.
© Icelight/Wikicommons
Le terre ancestrali delle tribù si trovano in una zona conosciuta come Parco Nazionale di Manú, una regione così ricca di biodiversità da essere stata dichiarata parco nazionale con un Decreto Supremo nel 1973, e Patrimonio mondiale dell’UNESCO nel 1987.
Grande quanto le Hawaii, si pensa che custodisca più specie vegetali di qualsiasi altro luogo sulla terra e il 10% di tutte le specie di uccelli esistenti al mondo.
Il parco confina con la Riserva Nahua-Nanti, dove vivono la tribù dei Nahua e i membri isolati dei Nanti e dei Matsigenka.
© Gil Cahana / Wikicommons
I popoli tribali della regione hanno subito per anni trattamenti brutali da parte di invasori bramosi di sfruttare le risorse naturali della loro terra natale.
Alla fine del XIX secolo, l’area fu invasa dal “barone della gomma” Carlos Fermin Fitzcarrald, che attraversò lo spartiacque di quello che è oggi conosciuto come l’istmo di Fitzcarrald, un passaggio di terra che separa i bacini dei fiumi Urubamba e Madre de Dios.
La sua brama di gomma provocò la riduzione in schiavitù e la morte di molti indiani.
© Survival
Il fiume Urubamba è un importante affluente del Rio delle Amazzoni.
Negli annni ‘80, la Shell Petroli cominciò a cercare petrolio e gas nelle vergini foreste pluviali della valle del fiume.
Per effettuate le esplorazioni preliminari furono spianati sentieri in terreni prima inaccessibili,
poi furono utilizzati dai taglialegna per penetrare nel folto della foresta.
© Bruno Girin
I taglialegna portarono con sè malattie a cui le tribù avevano poca o nessuna immunità.
I membri della tribù dei Nahua, contattata per la prima volta, soccombettero alle epidemie di malattie respiratorie: in pochi mesi fu sterminata metà della comunità.
Prima che arrivassero i taglialegna, non sapevamo cosa fosse un raffreddore, racconta un uomo Nahua. La malattia ci ha ucciso. È morta la metà del mio popolo. Ovunque c’era gente che moriva, come il pesce in un torrente avvelenato.
I corpi rimasero a marcire lungo le sponde del torrente, nella foresta, nelle case. Li hanno mangiati gli avvoltoi.
Che malattia terribile!
© Glenn Shephard
La Shell individuò i giacimenti di gas Camisea.
I suoi vasti depositi si estendono nella bassa valle del fiume Urubamba, al cuore della Riserva Nahua-Nanti. Due gasdotti attraversano la foresta, diretti verso la costa del Pacifico.
L’estrazione del gas è iniziata nel 2004. Gestito da un consorzio di aziende tra cui Hunt Oil of Texas e Repsol SA, e guidato dalla compagnia petrolifera argentina Pluspetrol, oggi Camisea è un progetto da 1,6 miliardi dollari.
© A.Goldstein/Survival
Un gruppo di Nahua si era recato a Lima nel 2003 per mettere in guardia il governo sui pericoli che le concessioni di gas e petrolio avrebbero portato alle loro terre e alle persone.
In passato, Shell lavorò qui e la quasi totalità di noi morì di malattia, dissero. Se arriverà un’altra società, i nostri fiumi e la nostra terra verranno distrutti.
Cosa mangeremo quando i fiumi saranno morti e gli animali fuggiti via? Non vogliamo aziende al lavoro qui.
Vogliamo acqua limpida e una vita serena.
© Johan Wildhagen
Nonostante le tragedie provocate dalle prospezioni nel corso degli ultimi tre decenni e il severo monito delle tribù stesse, nell’aprile 2012 il governo peruviano ha autorizzato l’espansione all’interno nel Lotto del gas n° 88, il 75% del quale si estende all’interno della riserva.
Quando si fermeranno? ha chiesto Stephen Corry, direttore generale di Survival International. Il governo ha praticamente dato il via libera ad ulteriori trivellazioni, ad altri test sismici, ad altri elicotteri e più inquinamento.
In breve, questa decisione espone ancora una volta le tribù a un pericolo mortale, e crea le condizioni per il potenziale ripetersi della storia.
© Survival
Appena un mese più tardi, nel maggio 2012, un rapporto non confermato denuncia la morte di un certo numero di bambini Matsigenka per avvelenamento da fuoriuscita di gas, e la grave intossicazione di numerosi adulti.
Processi di sviluppo caotici hanno scatenato gravissimi problemi sociali ed ecologici, ha dichiarato recentemente a Survival l’etnobotanico Glenn Shephard, che lavora con le tribù dell’area da anni.
Né il governo peruviano né le società del gas possono affermare oggi, in buona fede, di aver imparato le tragiche lezioni del passato.
© Glenn Shepard/Survival
Un recente rapporto ha rivelato i piani del gigante argentino Pluspetrol di espandere le operazioni dal suo attuale “Lotto 88” fino all’interno del “Fitzcarrald”.
Per amara ironia, il nuovo sito, che dovrebbe tendersi ad est del Lotto Camisea 88, porta il nome del barone della gomma Fitzcarrald.
Se confermata, la sua posizione taglierà la riserva Nahua-Nanti a metà, mettendo in immediato pericolo la vita delle tribù incontattate.
© Survival
I dipendenti del progetto Camisea viaggiano nella regione in elicottero mettendo in fuga la selvaggina da cui gli Indiani dipendono.
Si sentono gli elicotteri in continuazione ha detto Jose Choro, un ex leader Nahua. I nostri animali se ne sono andati, e non ci sono pesci.
Secondo l’AIDESEP, l’organizzazione nazionale indigena del Perù, il progetto Camisea è una minaccia per l’integrità fisica, culturale, territoriale e ambientale delle popolazioni indigene.
© A. Goldstein/Survival
I Nanti sono popoli cacciatori ma coltivano anche gli orti.
Durante la stagione secca, quando i livelli dell’acqua sono bassi e lungo le rive dei fiumi si formano spiaggia bianche, le famiglie si accampano lungo i fiumi. Approfittano delle acque basse per pescare e dissotterrare le uova di tartaruga. Per catturare il pesce usano il barbasco, un veleno naturale.
Nella stagione delle piogge, le tribù tornano a vivere nel profondo della foresta pluviale.
Gli uomini vanno a caccia di animali come il tapiro, il pecari, le scimmie e i cervi, percorrendo a piedi fino a 15 miglia al giorno, mentre le donne raccolgono frutti selvatici, cuori di palma e larve di coleottero.
© Survival
L’alba sull’alto Manù, quando stormi di macao dalle ali verdi leccano l’argilla delle scogliere.
Nel corso delle generazioni, le tribù della riserva hanno sviluppato un rapporto intimo con la loro foresta natale accumulando una conoscenza enciclopedica della sua flora e della fauna.
I Matsigenka conoscono oltre 300 specie di piante medicinali per curare le malattie comuni, dice Glenn Shephard, per dissipare gli incubi, prevenire il pianto dei bambini di notte e migliorare le prestazioni dei cani da caccia.
© Glenn Shephard
Il parco di Manú è anche la casa di tribù isolate come i nomadi Mashco-Piro.
I Mashco-Piro sono quasi certamente discendenti degli occupanti originari dell’Alto Manú.
Decimati dagli attacchi di Fitzcarrald, furono costretti ad abbandonare l’agricoltura e spinti all’isolamento.
© D.Cortijo/ Survival
Le abitazioni temporanee dei Mascho-Piro sono costruite con fronde di palma.
Delle tribù isolate si sa molto poco, se non che hanno fatto capire chiaramente al mondo esterno che vogliono essere lasciate sole.
A volte reagiscono in modo aggressivo, per difendere il loro territorio, o lasciano segnali di avvertimento nella foresta per tenere alla larga gli esterni.
© FENAMAD
Queste frecce sono state raccolte da un insegnante Matsigenka nel 2005, dopo che un gruppo isolato di Mashco-Piro scagliò delle frecce contro di lui per impedirgli di avvicinarsi ulteriormente.
Sono riconoscibili dalle piume d’aquila, dai dardi di canna selvatica e dal lungo, peculiare giro di fibra di Cecropia avvolto attorno all’asta della freccia.
© Glenn Shepard
La legge internazionale riconosce la terra degli Indiani del Perù come loro, così come riconosce il loro diritto a vivere su di essa come vogliono.
Questa legge non viene rispettata dal governo peruviano, né dalle aziende che stanno invadendo la riserva Nahua-Nanti.
I nuovi progetti costituiscono una chiara violazione di un Decreto Supremo del 2003 che vieta qualsiasi nuovo sviluppo delle risorse naturali all’interno della Riserva Nahua-Nanti afferma Stephen Corry.
L’espansione del Lotto 88 e i piani per Fitzcarrald sono in netto contrasto con questo decreto.
© Shinai
La maggior parte delle città inca è stata distrutta dalla conquista spagnola ha detto Stephen Corry. È quindi paradossale che mentre il governo destina così tanto tempo e risorse al rispetto dei simboli del suo patrimonio indigeno, non riesca a mostrare lo stesso rispetto per i suoi popoli indigeni viventi.
Se le loro terre non verranno protette, le tribù incontattate saranno spazzate via, così come lo fu l’impero inca per mano dei coloni del XVII secolo.
© Cgadbois/Wikicommons
Survival International sta lottando per fermare l’espansione del progetto energetico Camisea all’interno del territorio delle tribù isolate.
Per favore, firma la petizione per aiutarci a proteggere le loro vite e le loro terre.
Senza le loro terre, i loro figli non avranno futuro.
© Glenn Shephard

“L’oceano è il nostro universo”

Tribù della valle dell’Omo

“Impariamo dai grandi spiriti”

“Siamo qui per i nostri figli”

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“Le nostre anime si toccano”: i pastori Sami della Norvegia

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Pescatori dell’Amazzonia

Nitassinan: sulle orme degli antenati Innu
Tribù viste dal cielo

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Gli Hadza

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