Le proteste indigene a Brasilia macchiano di ‘sangue’ le strade

I manifestanti indigeni hanno macchiato di rosso le strade a simboleggiare il sangue versato nella lotta per la proteggere le terre indigene.

I manifestanti indigeni hanno macchiato di rosso le strade a simboleggiare il sangue versato nella lotta per la proteggere le terre indigene.

© Marcelo Camargo/Agência Brasil

Migliaia di indigeni si sono riuniti questa settimana nella capitale del Brasile per protestare contro i progetti per distruggere le loro terre e le loro vite.

Gli Indiani – appartenenti a tribù di tutto il paese – hanno dipinto di rosso le strade a simboleggiare il sangue versato, hanno marciato per la città, hanno manifestato davanti agli edifici governativi e chiesto che i loro diritti siano rispettati.

“Denunciamo il genocidio del nostro popolo…” ha detto Sonia Guajajara, leader indigena e candidata alla vice-presidenza nelle prossime elezioni in Brasile. “È dai tempi della dittatura che non soffrivamo così. Abbiamo dipinto di rosso le strade a simboleggiare quanto sangue è stato versato nella lotta per la protezione delle terre indigene… La lotta continua!”

Le proteste – che hanno segnato l’ “Aprile indigeno” brasiliano – seguono il “Giorno Nazionale dell’Indio” che si è celebrato il 19 aprile; durante questa ricorrenza il Presidente del paese annuncia spesso progressi nella protezione delle terre ancestrali dei popoli indigeni. Quest’anno, tuttavia, non è stato fatto alcun annuncio. Al contrario, è arrivata la notizia che il capo del Dipartimento agli Affari Indigeni FUNAI sarà sostituito, perchè non ha soddisfatto le richieste degli allevatori e dei politici anti-indigeni.

I popoli indigeni di tutto il paese si sono riuniti nella capitale del Brasile per chiedere il rispetto dei loro diritti.

I popoli indigeni di tutto il paese si sono riuniti nella capitale del Brasile per chiedere il rispetto dei loro diritti.

© Marcelo Camargo/Agência Brasil

I politici legati alla potente lobby dell’agribusiness stanno facendo pressione per approvare una serie di leggi e proposte che renderebbero più facile il furto delle terre indigene e lo sfruttamento delle risorse da parte di esterni.

Questo sarebbe disastroso per le tribù di tutto il paese, tra cui i Guarani – che soffrono di uno dei tassi di suicidi più alti al mondo. Gran parte della loro terra è stata infatti rubata per far spazio ad allevamenti e piantagioni di soia, canna da zucchero e mais.

A proposito del piano dei politici, Adalto Guarani ha detto a Survival International: “Per favore, aiutateci a distruggerlo! È come una bomba pronta a esplodere. E se esploderà, metterà fine alla nostra stessa esistenza. Per favore, dateci la possibilità di sopravvivere.”

Inoltre, le tribù incontattate – i popoli più vulnerabili del pianeta – potrebbero essere spazzate via se le loro terre venissero aperte. Tribù come i Kawahiva e gli Awá incontattati sono sull’orlo dell’estinzione perché vivono in fuga dalle violenze degli esterni. Ma se le loro terre saranno protette, possono prosperare.

Survival International, insieme ai suoi sostenitori in oltre 100 paesi del mondo, collabora con le tribù del Brasile per impedire il loro sterminio e prevenire l’estinzione dei loro parenti incontattati.