Negli ultimi tre anni, all’interno del parco nazionale indiano dove si ‘spara a vista’, le esecuzioni extragiudiziali da parte dei guardaparco sono state cinquanta. Indigeni innocenti rischiano di essere feriti, picchiati, torturati o uccisi da funzionari del parco pesantemente armati. Lo scorso anno una guardia ha sparato a un bambino indigeno di soli 7 anni. Akash (nella foto) ha trascorso cinque mesi in ospedale e resterà per sempre mutilato. Tutto questo avviene nel nome della conservazione.

Il Parco Nazionale di Kaziranga sostiene le esecuzioni extra-giudiziali incoraggiando i guardaparco a “uccidere gli indesiderati”. E ci sono piani per introdurre questa politica nelle riserve delle tigri di tutta l’India. I popoli indigeni vengono già pestati e perseguitati per costringerli a lasciare la loro foresta; armare i guardaparco causerebbe ulteriori violenze contro le tribù dell’India.

Ma prendere di mira i cacciatori indigeni distoglie l’attenzione dalla lotta ai veri bracconieri – criminali collusi con funzionari corrotti – e danneggia la conservazione.

È tempo che l’opinione pubblica internazionale faccia sentire la sua voce contro gli omicidi extragiudiziali e le torture nel nome della conservazione. Simili episodi non sarebbero tollerati in nessun altro ambito: tutti coloro che hanno a cuore i diritti umani e l’ambiente dovrebbero condannarli apertamente.

Per favore, scrivi al Ministro indiano dell’Ambiente e delle Foreste per chiedergli di proibire le politiche dello “sparare a vista” nei parchi nazionali e nelle riserve delle tigri dell’India, di rispettare la legge e di fermare tutti gli sfratti che non hanno il consenso libero, prioritario e informato delle comunità interessate.

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