Fermiamo il Genocidio in Brasile! Giochi Olimpici 2016

Quando si dice Brasile si pensa al Carnevale, a Copacabana e ai Giochi Olimpici 2016.

Ma basta scalfire leggermente la superficie per veder emergere il lato oscuro del paese, quello dimenticato dall’immaginario comune: il trattamento scioccante riservato ai suoi primi abitanti.

Gli stadi e le arene sportive sono costruiti sui territori indigeni, e molta della sua ricchezza deriva dallo sfratto degli Indiani e dal furto delle loro terre.

Oggi il Brasile sta progettando un nuovo attacco ai suoi primi abitanti: l’obiettivo sono le terre che gli indigeni sono riusciti a conservare fino ad oggi.

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I fantasmi delle Olimpiadi

Quando i primi Europei arrivarono in Brasile, nel 1500, nel paese vivevano oltre 10 milioni di Indiani. Cinque secoli di massacri, sfruttamento, torture e malattie annientarono gran parte della popolazione indigena che, intorno al 1950, scese al minimo storico di circa 100.000 individui.

Secondo il celebre senatore e antropologo Darcy Ribeiro, nel secolo scorso si è estinta mediamente una tribù all’anno. Ribeiro pronosticò anche che entro il 1980 non sarebbe più rimasto nessun Indiano. Si stima che dal 1500 a oggi siano scomparse quasi 1500 tribù.

Altre sono state decimate al punto che i loro sopravvissuti non raggiungono nemmeno le 11 persone necessarie per formare una squadra di calcio:

Quattro Akuntsu (stato di Rondônia)

Quattro Juma (stato di Amazonas)

Tre Piripkura (stato di Rondônia)

Due Indiani del fiume Tapirapé (stato del Maranhão) – (Nel frattempo uno potrebbe essere già morto)

e… ‘L’ultimo della sua tribù’/, conosciuto anche come ‘Uomo della Buca’ (stato di Rondônia)

Gli ultimi Akuntsu sopravvissuti. Tutti gli altri membri della tribù sono stati sterminati.
©Survival

Gli stadi

Lo stadio con la capienza maggiore è il Maracanã di Rio (capienza: 78,838). Il pubblico che vi entrerà per assistere alle gare sarà molto più numeroso della tribù più grande dell’intero Brasile, i Guarani (popolazione: 51.000), alcuni dei quali vivono a soli 50 km da Rio.

Stadi e arene nel Sud del Brasile

Le tribù del sud del Brasile – i Guarani Mbyá, i Guarani Ñandeva, i Kaingang, gli Xokleng e i Xetá – sono ridotte a vivere in minuscoli appezzamenti di terra perché i coloni hanno rubato loro gran parte del territorio.

Tribù minacciata: Gli Xetá furono spazzati via quasi interamente negli anni ’50, quando furono derubati della loro terra. Nel 1999 si contavano solo 8 sopravvissuti, tre uomini e cinque donne, tutti imparentati tra loro.

Gli allevatori e gli agricoltori di canna da zucchero hanno rubato le terre ancestrali dei Guarani e hanno abbattuto la loro foresta. Oggi gli Indiani vivono ai margini di una strada.
© Paul Borhaug/Survival International

Stadio Maracanã, Rio de Janeiro

Maracanã, il nome del più famoso stadio di Rio, è una parola indigena tupi che significa pappagallo (ma può anche riferirsi al maracana – un sonaglio fatto di semi usato dai Guarani durante le cerimonie religiose). Il suo vero nome è stadio Mário Filho.

Con l’inizio dei lavori di ricostruzione dello stadio per la Coppa del Mondo 2014, circa 70 Indiani appartenenti a 17 diverse tribù furono sfrattati da un edificio del XIX secolo, vicino allo stadio. Gli Indiani che lo abitavano volevano che l’edificio venisse preservato come Centro Culturale Indigeno, ma è stato raso al suolo per fare spazio a un gigantesco parcheggio e a un museo sul calcio.

Nel 1910 quella casa coloniale aveva ospitato il primo Istituto di ricerca culturale indigena del Brasile. Subito dopo divenne l’ufficio principale per il Servizio di Protezione dell’Indio (l’odierno FUNAI). Fino al 1978 fu la sede centrale del Museo del Popolo Indiano del Brasile.

Tribù estinta: la tribù dei Goitacá, che viveva lungo la costa di Rio, fu sterminata nel corso di un conflitto armato con i coloni europei.

Stadio di Belo Horizonte, stato di Minas Gerais

A circa 100 km a nord-est della città di Belo Horizonte si trova un territorio indigeno chiamato “Fazenda Guarani”, abitato dai Krenak e dai Pataxó. Entrambe le tribù hanno subito enormi perdite nel tentativo di resistere all’espansione della frontiera coloniale.

Negli anni ’60 lo stato brasiliano istituì due prigioni segrete gestite dalla polizia militare per punire e rieducare gli indigeni che resistevano all’invasione delle loro terre. Un ex-detenuto le ha definite campi di concentramento dove gli Indiani erano costretti a lavorare: se si rifiutavano, venivano picchiati e messi in isolamento. “Sono stato prigioniero qui per dodici anni. La polizia picchiava noi Krenak così tanto che poi dovevamo bagnarci con acqua e sale”, ha raccontato Manelão Pankararu.

Tribù minacciata: i Krenak oggi sono 350.


 


 

Stadio di Manaus

Manaus, la capitale dello stato di Amazonas, sarà l’unica città amazzonica a ospitare le Olimpiadi. L’architettura dello stadio riprende lo stile di un cesto indigeno.

Tribù estinta: Manaus prende il nome dai Manáos, ora estinti. Il loro grande leader, Ajuricaba, riunì diverse tribù e guidò la resistenza contro la dominazione portoghese nell’area, ma alla fine fu sconfitto.

Verso la fine del XVIII secolo la città di Manaus crebbe notevolmente grazie ai proventi del boom della gomma. Decine di migliaia di indigeni furono ridotti in schiavitù e costretti a estrarre la gomma. Nei confronti degli Indiani furono commesse atrocità terribili: a migliaia morirono per le torture, la malnutrizione e le malattie. Alcuni riuscirono a evitare la schiavitù rifugiandosi presso le sorgenti più remote degli affluenti del Rio delle Amazzoni, dove ancora oggi vivono cercando di evitare ogni contatto con la società nazionale.

A un centinaio di chilometri da Manaus c’è il territorio dei Waimiri Atroari. La tribù oppose una valorosa resistenza ai cacciatori e ai lavoratori della gomma che invadevano il loro territorio; molti Indiani morirono negli scontri violenti. La tribù fu però contattata negli anni ’70, quando il governo spianò la loro foresta per costruire una superstrada. Centinaia di indigeni morirono per le malattie e negli scontri violenti con le unità dell’esercito inviate per sedare la resistenza. “La strada deve essere completata, anche se per farlo dovremo aprire il fuoco su questi Indiani assassini” disse il Generale Gentil Noguera Paes. “Ci hanno già sfidato troppo e stanno intralciando la costruzione.” La Commissione Nazionale brasiliana per la Verità ha indagato sulle atrocità commesse in quel periodo nei confronti dei Waimiri Atroari e scoprì che tra il 1960 e il 1980 2.650 membri della tribù erano stati uccisi sotto gli occhi della dittatura militare.

Tribù minacciata: Nel 1988 la popolazione dei Waimiri Atroari era scesa da 6000 a sole 374 persone. Oggi si sono ripresi e sono oltre 1500. Si pensa che nel loro territorio viva almeno un gruppo di Indiani incontattati.

Tribù minacciata: A soli 370 chilometri da Manaus ci sono due tribù incontattate. In Brasile vivono più tribù incontattate che in qualunque altro paese del mondo: secondo il FUNAI vi sono fino a 80 gruppi. Molti, come i Kawahiva e gli Awá, vivono in fuga continua da taglialegna armati e allevatori che stanno distruggendo la loro foresta.

Un uomo Waimiri Atroari mostra ai bambini come realizzare una freccia.
Un uomo Waimiri Atroari mostra ai bambini come realizzare una freccia.
© Fiona Watson/Survival
Gran parte del territorio degli Avá Canoeiro fu inondato dalla diga di Serra da Mesa nel 1998, a quindici anni dal primo contatto
Gran parte del territorio degli Avá Canoeiro fu inondato dalla diga di Serra da Mesa nel 1998, a quindici anni dal primo contatto
© Walter Sanches/FUNAI

Denaro

Il Brasile ha stanziato oltre 10 miliardi di dollari per finanziare i giochi olimpici. Una cifra che potrebbe coprire 73 volte il budget annuale del Dipartimento brasiliano agli Affari Indigeni (FUNAI), sempre a corto di finanziamenti.

Il FUNAI – parte del Ministero della Giustizia del Brasile – viene privato di fondi e di potere, e la sua stessa esistenza è a rischio perché i politici anti-indigeni stanno cercando di esercitare la loro influenza. In una lettera aperta diffusa di recente i suoi dipendenti hanno dichiarato: “Lo smantellamento del FUNAI ha contribuito a un aumento del numero dei leader indigeni uccisi, a un aumento dell’estrazione illegale di risorse naturali… e a un aumento della mortalità infantile e dei tassi di suicidi, decisamente superiori alla media nazionale.”

La storia ignorata degli Indiani del Brasile

Sul sito ufficiale dei giochi olimpici non si fa alcun cenno agli Indiani.

La cronistoria della città di Rio che si può leggere sul sito ufficiale delle Olimpiadi comincia nel 1500, quando gli Europei invasero la terra oggi nota come “Brasile”. Non si fa cenno alle migliaia di anni in cui gli indigeni hanno abitato la regione, né alla schiavitù, alla violenza e al genocidio cui sono stati sottoposti nei secoli seguiti all’arrivo degli Europei.

Il leader indigeno Davi Kopenawa Yanomami afferma: “I Bianchi proclamano ad alta voce: ‘Siamo stati noi a scoprire la terra del Brasile’. Ma non è altro che una bugia. Esiste dal tempo in cui Omame, il creatore, ha creato noi e questo paese. I nostri antenati conoscono questa terra da sempre. Non è stata scoperta dai Bianchi. Pensando di averla scoperta, i Bianchi continuano a mentire a se stessi! Come se prima fosse stata vuota! ‘Abbiamo scoperto questa terra. Abbiamo i libri e quindi siamo importanti!’ dicono i Bianchi. Ma sono menzogne. L’unica cosa che hanno fatto i Bianchi è stato rubare la terre ai popoli della foresta e distruggerli. Sono il figlio dei miei antenati Yanomami e vivo nella foresta in cui il mio popolo viveva quando sono nato, ma non vado in giro a dire ai Bianchi che l’ho scoperta io! Non dico che ho scoperto questa terra perché il mio sguardo si è posato su di essa e quindi ne sono il proprietario. Non dico ‘ho scoperto il cielo’. E non dico nemmeno ‘ho scoperto i pesci e gli animali!’ Sono sempre stati lì fin dall’inizio dei tempi.”

I Guarani sono alla ricerca di quella che chiamano 'la terra senza demonio’ da centinaia di anni. Oggi questo demonio si manifesta loro nel modo più tragico: nel corso dell'ultimo secolo hanno perso quasi tutta la loro terra e soffrono il tasso di suicidi più alto al mondo.
I Guarani sono alla ricerca di quella che chiamano 'la terra senza demonio’ da centinaia di anni. Oggi questo demonio si manifesta loro nel modo più tragico: nel corso dell'ultimo secolo hanno perso quasi tutta la loro terra e soffrono il tasso di suicidi più alto al mondo.
© Sarah Shenker/Survival

Gli Indiani del Brasile hanno persino una loro versione di alcuni sport Olimpici…

Gli Indiani del Brasile praticano sport da molto prima dell’invasione degli Europei. Tra i loro preferiti ci sono il tiro con l’arco, il tiro alla fune, il lancio del giavellotto, la canoa, la lotta libera e la “corrida del toro”, in cui gli atleti corrono con tronchi del peso di 120 kg sulla schiena.

Alcuni popoli indigeni del Brasile praticano anche sport simili al calcio.

I Pareci, ad esempio, giocano a xikunahity. Il gioco si svolge in un rettangolo grande all’incirca quanto un campo di calcio e vede contrapporsi due squadre di 10 uomini che devono colpire con la testa una palla ricavata dal frutto del mangaba. Di solito i villaggi pareci si sfidano l’un l’altro. I giocatori scommettono sull’esito della partita mettendo in palio oggetti come ami da pesca e lenze.

Anche gli Enawene Nawe giocano a calcio con la testa.

Un uomo Enawene Nawe gioca a calcio con la testa.
Un uomo Enawene Nawe gioca a calcio con la testa.
© Survival

Passa all’azione!

Gli Indiani del Brasile hanno bisogno del tuo aiuto. Senza il sostegno dell’opinione pubblica hanno poche speranze di sopravvivere.

Dai un futuro ai Kawahiva

© FUNAI 2011

Nell’Amazzonia brasiliana, i Kawahiva incontattati sono sull’orlo dell’estinzione. Survival preme da anni perché la loro terra sia riconosciuta, ma ora i taglialegna la stanno invadendo.

La tribù è costretta a vivere in fuga per scappare dalle violenze degli esterni. Attacchi e malattie hanno ucciso i loro parenti.

I taglialegna sono sempre più vicini.

Sono gli ultimi Kawahiva. E se la loro terra non sarà protetta, il genocidio sarà completo.

Per favore, scrivi subito al Presidente del FUNAI.

Invia subito una email!

NO al “PEC 215”!

Il futuro delle tribù del paese è in pericolo perchè il Congresso brasiliano ha in discussione un emendamento costituzionale.

Il progetto “PEC 215” darebbe ai proprietari terrieri anti-indigeni la possibilità di bloccare il riconoscimento di nuovi territori indigeni – e potrebbe addirittura consentirgli di smembrare quelli già esistenti.

Questo sarebbe disastroso per le tribù brasiliane, perché la terra è essenziale per la loro sopravvivenza.

Molte tribù, come i Guarani, temono che questo gli impedirà di recuperare la terra che gli è stata rubata.

Per favore scrivi una email a chi di dovere chiedendogli di usare la loro influenza per garantire che il PEC 215 non sia approvato.

Invia subito una email!

Per saperne di più…

Per approfondire leggi il rapporto di Survival ‘Diseredati’, che racconta la storia degli Indiani del Brasile a partire dall’invasione europea fino agli anni 2000, e visita la pagina di questo sito dedicata ai popoli indigeni brasiliani’.