India: violenze contro gli indigeni che si oppongono alle multinazionali 3 giugno 2010

La polizia armata usa violenza sui manifestanti del villaggio di Chandia, nel Kalinganagar, nello stato indiano di Odisha.
La polizia armata usa violenza sui manifestanti del villaggio di Chandia, nel Kalinganagar, nello stato indiano di Odisha.

© Samadrusti

Survival ha chiesto un’indagine urgente sulla crescente ondata di violenza che si sta abbattendo sui popoli indigeni dello stato di Odisha in India. La polizia ha aperto il fuoco sulla folla dei manifestanti che stavano protestando contro il gruppo TATA, proprietario di Jaguar, Land Rover, Corus e Tetley. Survival teme che possa essere usata violenza per placare anche le proteste contro la compagnia britannica Vedanta Resources che opera nello stesso stato.

Il mese scorso la polizia ha sparato contro i popoli tribali che stavano manifestando contro un’acciaieria che TATA progetta di aprire nelle loro terre. Un uomo è stato ucciso, altri feriti. L’assalto si è verificato nell’area di Kalinganagar, nello stato di Odisha (ex Orissa).

L’uomo ucciso si chiama Laxman Jamuda e apparteneva alla tribù dei Munda. Almeno altri nove sono stati feriti quando la polizia e alcuni corpi armati privati hanno aperto il fuoco contro la folla che protestava contro il progetto industriale e la rete stradale di supporto.

“La polizia ci ha attaccato e ci ha spinto fuori dai villaggi” ha raccontato Chandramohan, nipote di Laxman Jamuda. “Hanno picchiato tutti, anche le donne anziane, i bambini e le ragazzine. Mio zio aveva in braccio mio figlio. Gli hanno sparato nella schiena. Anche mia figlia è stata ferita dalle schegge di una pallottola”.

L’amministrazione di Odisha sostiene con determinazione compagnie come TATA, Vedanta e POSCO nonostante i loro progetti non abbiano il consenso delle comunità colpite.

Jema Hanaka, una donna picchiata dalla polizia in maggio ha raccontato: “Un poliziotto muscoloso cominciò a urlare ‘distruggete tutte le vostre case’… Abbiamo risposto che lì c’era tutto quel che avevamo: casa, focolari, orti, animali, famiglie, tutto. Il poliziotto ci derideva, diceva che eravamo solo poveri mendicanti e che avrebbero tirato giù le nostre case a qualsiasi costo. … A quel punto la polizia ci ha attaccato su tutti i lati e ci ha picchiato senza pietà”.

Le tribù di Kalinganagar si oppongono con determinazione ai progetti di TATA e stanno resistendo da anni. Nel 2006, la polizia aprì il fuoco su una manifestazione uccidendo almeno dodici indigeni. Nel marzo scorso la polizia ha sparato sul villaggio indigeno di Baligotha ferendo circa venti persone. I testimoni raccontano che le loro case sono state distrutte e che nei loro pozzi dell’acqua è stato gettato cherosene.

Il processo d’industrializzazione dello stato è causa di grande preoccupazione tra la popolazione, vittima delle misure repressive della polizia. Nel distretto di Jagatsingpur, i contadini resistono da cinque anni a un progetto metallurgico della POSCO. Pochi giorni fa la polizia ha interrotto la loro lunga e pacifica manifestazione di protesta con lacrimogeni e manganelli.

Anche i Dongria Kondh di Niyamgiri stanno opponendo resistenza al progetto di apertura di una miniera di bauxite sulle loro terre da parte della compagnia Vedanta Resources, una grande società britannica quotata al London Stock Exchange di Londra. Il governo di Odisha appoggia la compagnia nonostante la ferma opposizione della tribù. La polizia arresta regolarmente le persone che protestano contro la miniera e la raffineria associata, e lo staff di Survival ha raccolto testimonianze inquietanti di persone vittima di azioni intimidatorie. Anche gli inviati di Survival sono stati seguiti e minacciati da malviventi mentre erano in missione nell’area sei mesi fa.

Se il progetto della Vedanta non verrà fermato in tempi brevi, Survival teme che la situazione possa degenerare in ancor più gravi violenze.

“La violenza deve cessare” ha commentato il direttore generale di Survival Stephen Corry. “Imporre con la forza vasti progetti industriali ai popoli tribali che non lo vogliono è ingiusto, illegale e può solo concludersi con un disastro.”

Guarda il film di Survival sulla resistenza dei Dongria. Si intitola “Mine. Storia di una montagna sacra” ed è narrato dall’attore Claudio Santamaria, testimonial dell’associazione. La versione più breve, di 9 minuti, è disponibile online all’indirizzo http://www.survival.it/film/mine

 

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