Boscimani: 8 anni senz’acqua 21 marzo 2010

Xoroxloo Duxee, morta di disidratazione dopo la chiusura del pozzo dell'acqua dei Boscimani.
Xoroxloo Duxee, morta di disidratazione dopo la chiusura del pozzo dell'acqua dei Boscimani.
© Survival

Mentre il mondo celebra la Giornata Mondiale dell’acqua, i Boscimani Gana e Gwi del Botswana compiono 8 anni senza poter accedere a una regolare fonte d’acqua nella Central Kalahari Game Reserve.

Nel tentativo di indurli ad abbandonare la riserva, loro terra ancestrale, nel 2002 il governo del Botswana aveva smantellato e cementato il pozzo da cui i Boscimani dipendevano per gli approvvigionamenti dell’acqua. Nonostante “la sentenza dell’Alta Corte del Botswana”/material/586 che nel 2006 sancì il diritto costituzionale dei Boscimani a vivere nella riserva, il governo ha continuato a negare loro il permesso di rimettere in funzione il pozzo, anche se i Boscimani si erano dichiarati disposti a procurarsi da soli il denaro necessario a coprirne i costi.

Contemporaneamente, mentre costringeva i Boscimani ad affrontare un viaggio di 480 km per andare ad attingere l’acqua fuori, il governo autorizzava l’apertura di un complesso turistico nelle loro terre, dotato di piscina, e faceva scavare pozzi per abbeverare gli animali selvatici.

Il trattamento riservato ai Boscimani dal governo è stato recentemente condannato dal Relatore Speciale delle Nazioni Unite sui popoli indigeni, che lo ha accusato di non esser riuscito a rispettare “i relativi standard internazionali sui diritti umani”. Nel dossier si costata anche che i Boscimani rientrati nella riserva dopo la sentenza “devono affrontare condizioni di vita dure e pericolose a causa dell’impossibilità di accedere all’acqua”, e si sollecita il governo a riattivare il loro pozzo come “questione della massima urgenza”.

Dopo la sentenza, molti Boscimani sono rientrati a casa, nelle terre ancestrali del Kalahari. Tuttavia, poiché non possono accedere al pozzo, sono soggetti a grave carenza d’acqua; dal giorno della chiusura del pozzo c’è stata almeno una morte accertata per disidratazione. Molti altri Boscimani continuare a languire nei campi di reinsediamento in cui sono stati scaricati dalle autorità perché hanno paura di ritornare a casa sapendo di non poter accedere a una fonte d’acqua.

2000 giorni dopo la chiusura del pozzo, i Boscimani hanno intentato una nuova causa legale contro il governo con l’obiettivo di riconquistare il diritto di utilizzare il pozzo.

“Il continuo rifiuto del governo di permettere ai Boscimani l’uso del pozzo è niente di meno che una premeditata malvagità” ha commentato Stephen Corry, direttore generale di Survival.“Tutto quello che i Boscimani chiedono è solo di poter accedere al loro pozzo, così come facevano prima di essere illegalmente sfrattati dalle loro terre. Come fa il Botswana a definirsi una ‘luce splendente’ di democrazia mentre nega ai suoi più antichi abitanti il loro fondamentale diritto all’acqua?”

 

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