Il 13 dicembre si celebra il primo anniversario della storica vittoria segnata dai Boscimani del Kalahari presso la Corte Suprema del Botswana. Ma il governo del paese non ha rispettato la sentenza dei giudici e la maggior parte dei Boscimani rimangono bloccati nei campi di reinsediamento.
Il tribunale aveva stabilito che lo sfratto dei Boscimani operato dal governo del Botswana era stato “illegale e incostituzionale” e che avevano il diritto di vivere sulla loro terra ancestrale, nella riserva del deserto del Kalahari, e di cacciare e praticare liberamente la raccolta dei frutti spontanei.
Ma, a tutt’oggi, il governo continua a rifiutare ai Boscimani il permesso di cacciare e perseguita in modo sempre più accanito tutti coloro che vengono sorpresi a farlo. Nell’anno in corso, almeno 53 Boscimani sono stati arrestati per aver cacciato e molti sono stati torturati. Il governo nega ai Boscimani anche l’accesso al loro pozzo dell’acqua, che si trova all’interno della riserva.
All’epoca delle deportazioni, i Boscimani erano stati caricati su camion insieme ai loro beni, e le loro case erano state smantellate. Nonostante il dispiego di forze messe allora in campo per sfrattarli, le autorità continuano a rifiutare ai Boscimani l’assistenza necessaria per affrontare il lungo viaggio verso casa, attraverso il deserto del Kalahari.
Dalla sentenza del tribunale, il governo ha sostenuto il programma di sfruttamento di un grande deposito di diamanti nella terra ancestrale dei Boscimani, per un valore di 2.2 miliardi di dollari.
Il direttore di Survival Stephen Corry ha dichiarato oggi: “Il governo del Botswana, in pratica, ci sta dicendo che i Boscimani hanno il diritto di mangiare e bere nei campi governativi, ma non sulla loro terra ancestrale. Questo significa condannarli a morte”.
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