Mongolia: caccia vietata ai pastori di renne nel nome della conservazione

"I Dukha sono cacciatori non bracconieri, ma vengono perseguitati perché cacciano nelle loro terre ancestrali. "
"I Dukha sono cacciatori non bracconieri, ma vengono perseguitati perché cacciano nelle loro terre ancestrali. "

© Selcen Kucukustel/Magma magazine

I pastori nomadi di renne della tribù Dukha della Mongolia settentrionale stentano a nutrire le loro famiglie dopo che – nel nome della ‘conservazione’ – gli è stato proibito di cacciare. La loro terra è stata dichiarata area protetta nel 2013: oggi se vengono sorpresi a cacciare devono pagare multe che non si possono permettere o subire lunghi periodi di carcere. Gli sono imposte anche restrizioni sui luoghi in cui migrare, e devono ottenere un permesso per accamparsi in aree più lontane.

I Dukha – che contano circa 500 membri — sono anche conosciuti come Tsaatan. Molti di loro si sono sedentarizzati, ma circa 200 sono cacciatori-raccoglitori nomadi. Migrano insieme alle loro renne e vivono nella taiga in tende di tela che chiamano alaci. I Dukha usano le renne per spostarsi e per il latte. Uccidono i loro animali solo quando sono vecchi, o in momenti difficili. Per nutrirsi dipendono dalla caccia di animali selvatici come cervi, alci e cinghiali, e dalla raccolta di patate selvatiche e bacche.

I Dukha cacciano in modo sostenibile da generazioni seguendo le proprie regole rigide, che stabiliscono non solo il numero di animali da uccidere ma anche dove e quando farlo. Queste regole servono a garantire che non vi siano eccessi e che venga cacciato solo quanto necessario. La caccia non è solo un mezzo per nutrirsi, ma è parte integrante della loro vita.

"I Dukha sono pastori di renne e ne utilizzano il latte. Per nutrirsi, cacciano e raccolgono."
"I Dukha sono pastori di renne e ne utilizzano il latte. Per nutrirsi, cacciano e raccolgono."

© Selcen Kucukustel/Magma magazine

Dopo aver cacciato, i Dukha praticano rituali sciamananici per mostrare la loro gratitudine e chiedere perdono alla spirito dell’animale. “Diciamo: ‘molte grazie Madre Terra, per averci dato con la tua ricchezza gli animali. Spero che tutti questi animali tornino a te anche più numerosi di oggi.’” Spiega un anziano cacciatore Dukha. “E, prima di mangiare, offriamo parte di questa carne al fuoco, alla natura e agli spiriti.”

I Dukha si chiedono perché gli esterni impongano loro queste restrizioni nel nome della conservazione, giachhè il loro popolo è di fatto già attentissimo al modo in cui caccia e protegge la propria terra. In tutto il mondo, vi sono prove che dimostrano che i popoli indigeni sanno prendersi cura del loro ambiente di chiunque altro. Sono i migliori conservazionisti e custodi del mondo naturale.

“Questa è la nostra casa. Abbiamo vissuto qui per generazioni. Facciamo sempre in modo di prenderci cura della nostra casa” ha dichiarato un anziano Dukha. “Come possono degli estranei venire a dirci di proteggerla con multe ed elenchi, quando noi lo facciamo già da secoli?”