Proteste alla prima edizione dei Giochi Mondiali dei Popoli Indigeni

"Gli Indiani brasiliani hanno protestato durante la prima edizione dei Giochi Mondiali dei Popoli Indigeni."
"Gli Indiani brasiliani hanno protestato durante la prima edizione dei Giochi Mondiali dei Popoli Indigeni."

© Agência Brasil

Centinaia di Indiani brasiliani hanno protestato la settimana scorsa in occasione della prima edizione dei Giochi Mondiali dei Popoli Indigeni, che si sono svolti nell’Amazzonia brasiliana.

I manifestanti chiedono la sospensione dei piani per indebolire i diritti territoriali indigeni che, denunciano, sarebbero disastrosi per le tribù di tutta la nazione.

La potente lobby brasiliana dell’agro-business sta infatti spingendo per una serie di proposte che potrebbero aprire le terre indigene a progetti industriali, e impedire il riconoscimento di nuovi territori. I popoli indigeni, però, dipendono dalla terra per la propria sopravvivenza.

Una delle proposte – nota come PEC 215 – ha avuto la settimana scorsa il via libera da una commissione parlamentare, e ora è ancora più vicina all’approvazione.

I sostenitori di Survival in tutto il mondo stanno facendo pressione perché questi progetti controversi siano abbandonati.

Questi piani sono particolarmente pericolosi per i Guarani, poiché quasi tutta la loro terra è stata rubata per far spazio ad allevamenti di bestiame e piantagioni. Gli Indiani oggi si trovano a vivere in riserve sovraffollate e accampamenti ai margini della strada, dove si registra uno dei tassi di suicidi più elevati al mondo.

“Mentre noi siamo qui ai Giochi, loro sono al Congresso a complottare per rubare le nostre terre” ha detto Narube Werreria, una donna Karaja, durante la protesta. “Presto non ci saranno più popoli indigeni, foreste o animali.”

La Presidente del Brasile Dilma Rousseff ha partecipato alla cerimonia di apertura dei Giochi ed è stata fischiata. Anche la discussa Ministra dell’Agricoltura Katia Abreu – soprannominata la “regina delle motoseghe” – è stata contestata per la sua opposizione ai diritti territoriali indigeni.

Ai Giochi hanno partecipato circa 2.000 indigeni, provenienti da 20 paesi diversi. Tra i concorrenti: una donna Sakha dalla Siberia, i Maori della Nuova Zelanda, i Kembata dall’Etiopia e diverse tribù dall’America settentrionale e meridionale.

"Il tiro alla fune è uno degli sport praticati ai Giochi."
"Il tiro alla fune è uno degli sport praticati ai Giochi."

© Agência Brasil

Carlos Terena della Commissione Inter-Tribale – tra gli organizzatori dei Giochi – ha dichiarato che l’obiettivo dell’evento è rafforzare la cultura dei popoli indigeni nel mondo.

Per molti partecipanti, i Giochi sono un’opportunità di dimostrare le loro abilità nel tiro alla fune, tiro con l’arco, lancio dell’asta, canoa, football indigeno, lotta libera e “corrida dei tori”, una gara in cui gli atleti corrono portando tronchi di 120 chili sulla schiena.

Ma le tribù brasiliane dei Kraho e Apinaje hanno boicottato i Giochi. “Non possiamo accettare di partecipare a un evento di carattere mediatico e sensazionalista che vuole usare l’immagine dei popoli indigeni per distorcere i fatti e mentire, nascondendo la realtà e la sofferenza dei popoli indigeni del Brasile” hanno spiegato.

Altri hanno invece contestato l’ingente somma di denaro spesa – circa 41 milioni di dollari. Antonio Apinaje ha commentato che questo denaro “avrebbe potuto essere investito per la salute, per la demarcazione delle terre indigene e per la protezione dei territori, molti dei quali sono invasi.”