Cosa succede nella valle dell'Omo?


In Etiopia è in corso un violento accaparramento di terra che sta sfrattando le tribù della bassa Valle dell’Omo dalle terre ancestrali per far spazio a piantagioni industriali di canna da zucchero, palma da olio, jatropha, cotone e mais. Migliaia di persone sono già ridotte alla fame e alla disperazione.

L'irrigazione su larga scala delle piantagioni sarà possibile grazie alla costruzione della diga Gibe III, dell’italiana Salini Impregilo. La diga porrà fine alle esondazioni naturali del fiume Omo da cui molte tribù dipendono per le loro coltivazioni e causerà un drammatico abbassamento del livello del lago Turkana, in Kenya, da cui molti altri popoli dipendono per il sostentamento.

Se gli sfratti e la politica di “villagizzazione” – operati dalle autorità etiopi senza il consenso libero, prioritario e informato delle comunità coinvolte – non saranno fermati subito, secondo gli esperti potrebbe scoppiare una grave crisi umanitaria che tra la bassa valle dell’Omo e il Lago Turkana comprometterà la sicurezza alimentare di 500.000 persone rimaste fino ad oggi largamente autosufficienti in uno degli ambienti più ostili e fragili del pianeta.

La situazione sta precipitando rapidamente minacciando anche di intensificare i conflitti nel Corno d’Africa e di distruggere in modo irreversibile due dei territori a maggiore diversità biologica e culturale della Terra, entrambi Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Nonostante le gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani praticate dal governo etiope per ridurre al silenzio il dissenso dei popoli indigeni e della società civile, il programma di villagizzazione e sviluppo prosegue, con il sostegno diretto e/o indiretto delle principali agenzie di cooperazione straniere.


Questa settimana, tra il 13 e il 17 marzo, il Presidente della Repubblica Mattarella è in visita in Etiopia. È l'occasione per richiamare la sua attenzione sulle violazioni dei diritti umani in corso nella valle dell'Omo. Mandagli subito una e-mail, basteranno pochi secondi:


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La campagna

Survival sta conducendo una campagna internazionale per scongiurare la catastrofe. L'1 e 2 ottobre 2015 ha organizzato a Milano un confronto senza precedenti per informare opinione pubblica, esperti, giornalisti e politici, e catalizzare uno sforzo comune e urgente a sostegno dei popoli indigeni colpiti.

Al confronto hanno partecipato alcuni dei massimi esperti internazionali in materia: Gordon Bennett (avvocato, esperto di diritti umani, UK); Claudia J. Carr (The University of California, Berkeley); Ikal Ang’elei (Turkana, Kenya); Will Hurd (Cool Ground, USA); Nyikaw Ochalla (rifugiato Anuak, Etiopia).

Leggi le biografie dei relatori.

Richiedi la trascrizione degli interventi di:
→ Ikal Ang’elei. → Gordon Bennett. → Will Hurd. → Nyikaw Ochalla.






“Forse moriremo. Il fiume ci tiene in vita. Dove andremo a vivere se portano via l’acqua dal letto del fiume? Se non ci saranno più pesci, cosa daremo da mangiare ai bambini?” Uomo Kwegu, 2012



Una selezione dai media:


Scala Mercalli, RAI3, Rita Rocca, ‘Salvate la mia terra’ , 12 marzo 2016
La Nuova Ecologia, Elisa Murgese, ‘Vita oltre l'argine’ , 18 gennaio 2016
Mabelè - La terra sotto i piedi, Marta Gatti, 'Una diga italiana tra Etiopia e Kenya', 20 dicembre 2015
The Guardian, John Vidal, ‘EU diplomats reveal devastating impact of Ethiopia dam project on remote tribes’, 3 settembre 2015
Nigrizia, Bruna Sironi, ‘Valle dell’Omo – l’inganno della grande diga’ , 9 settembre 2015
La Repubblica, Andrea Scutellà 'Etiopia, Survival denuncia: Il governo ha ucciso pastori Hamar nella valle dell’Omo', 12 giugno 2015
The Ecologist, Elizabeth Hunter, ‘We are ready to die for our land’, say pastoralists in Ethiopia’s Lower Omo Valley, 2 maggio 2012
Al Jazeera, Dominc Brown, Ethiopia's tribes cry for help, 13 febbraio 2012
Corriere della Sera, Stefano Rodi, Una diga lascia a secco 200mila etiopi, 23 marzo 2010


Il progresso può uccidere

La catastrofe umanitaria e ambientale che incombe sulla valle dell'Omo dimostra che imporre ai popoli indigeni modelli di 'sviluppo' e 'progresso' a cui non hanno dato il loro consenso, non contribuisce a renderli più sani o felici. Al contrario ha conseguenze devastanti. Rispettare i loro diritti territoriali è di gran lunga il modo migliore per assicurare il loro benessere.

Leggi il nuovo rapporto di Survival 'Il progresso può uccidere'.

Guarda il breve video Arrivano i nostri!, narrato da Elio.

Scritto da Oren Ginzburg, con illustrazioni brillanti e umorismo tagliente il corto animato racconta la storia dei popoli indigeni distrutti nel nome dello “sviluppo”.




"Ci hanno detto che dobbiamo andare via, a vivere in case nuove, ma noi non vogliamo… Non hanno cercato di spiegarci cosa stanno facendo, né ci hanno chiesto cosa vogliamo" Uomo Suri.